GIG Economy: direttiva UE e governo Meloni rischiano di penalizzare i diritti dei rider

Enrica Perucchietti

23 Giugno 2023 - 08:00

Le app di delivery potrebbero essere meno tenute a rendere conto delle decisioni prese dagli algoritmi che gestiscono il lavoro dei rider. Con un rischio di minori tutele dei lavoratori.

GIG Economy: direttiva UE e governo Meloni rischiano di penalizzare i diritti dei rider

A meno di tre anni dalle importanti proteste che hanno portato a una maggiore tutela per i rider, si prospetta un’inquietante inversione di rotta.

Una direttiva del Consiglio dei ministri dell’Unione europea e il decreto 1° maggio del governo Meloni, infatti, rischiano di minare i diritti e le tutele dei lavoratori del settore delle consegne a domicilio, prevedendo l’alleggerimento dell’obbligo di trasparenza per le aziende che usano algoritmi, tra cui appunto quelle relative alla consegna a domicilio di cibo.

La direttiva europea e l’indebolimento delle tutele

Il Consiglio dei ministri dell’Unione europea ha elaborato una direttiva che facilita le società di delivery, la cui crescita in termini di profitti si è arrestata, ma rende più difficile per i rider dimostrare di essere dipendenti delle app di delivery. Questo comporta una perdita di diritti e tutele fondamentali per i lavoratori, aprendo la strada a un possibile scivolamento verso un vuoto normativo.

La direttiva riduce i criteri per stabilire il legame di dipendenza, come le recensioni dei clienti, rendendo più complesso ottenere una tutela adeguata. Ciò pone i rider in una situazione di maggiore precarietà e incertezza lavorativa.

Il decreto 1° maggio e l’alleggerimento dell’obbligo di trasparenza

Il governo Meloni, con il decreto 1° maggio, rischia di contribuire all’aumento della precarietà nel settore delle consegne a domicilio. Tra le disposizioni del decreto vi è anche l’alleggerimento dell’obbligo di trasparenza per le aziende che utilizzano algoritmi, comprese quelle relative alle consegne di cibo.

Ciò significa che le app di delivery potrebbero essere meno tenute a rendere conto delle decisioni prese dagli algoritmi che gestiscono il lavoro dei rider. Questo comporta un rischio di maggiori abusi e discriminazioni nei confronti dei lavoratori.

Dal Decreto lavoro sono state, infatti, stralciate le norme dei decreti Trasparenza, emanato la scorsa estate dal ministro del Lavoro Andrea Orlando, e Dignità. Infatti, è stato cancellato il diritto dei rider e di chi in generale lavora per una piattaforma digitale, di conoscere le regole dell’algoritmo che regola il loro lavoro.

Un gradissimo regalo per le piattaforme, secondo i sindacati che commentano: «È una norma tremenda che ci fa tornare indietro».

Il governo precedente, con il Decreto Trasparenza, aveva stabilito il diritto di accesso all’algoritmo a favore di chi lavora per una piattaforma. Ora, la modifica passa come semplificazione, ma comporta esclusivamente un grandissimo regalo alle piattaforme. La formulazione adottata impedisce infatti ogni livello informativo: come hanno fatto notare i sindacati, un dipendente deve sapere se c’è o meno un algoritmo che regola il suo lavoro e che effetti produce questo sulla sua prestazione

L’interesse delle app di delivery e il mercato italiano

La decisione di Uber Eats di lasciare l’Italia a causa dei profitti inferiori alle aspettative alimenta il dibattito sul settore delle consegne a domicilio.

Ciò potrebbe portare l’esecutivo Meloni a continuare sulla “linea morbida” tracciata già nel decreto 1° maggio. Anche gli altri governi europei sembrano voler sostenere le app di delivery e favorirne la crescita. Tuttavia, queste politiche mettono in discussione la qualità del lavoro offerto dai rider e la loro tutela. La scelta di favorire le app potrebbe portare a un’ulteriore precarizzazione dei lavoratori e a una riduzione delle condizioni di lavoro.

Le recenti decisioni del Consiglio dei ministri dell’Unione europea e del governo italiano rischiano così di minare i diritti e le tutele dei rider nel settore delle consegne a domicilio.

L’introduzione di una direttiva europea che rende più complesso dimostrare la dipendenza dalle app di delivery, insieme all’alleggerimento dell’obbligo di trasparenza per le aziende che utilizzano algoritmi, potrebbero portare a un vuoto normativo e a una maggiore precarietà per i lavoratori.

È importante prestare attenzione a queste politiche e promuovere un dibattito pubblico che si occupi delle condizioni di lavoro dei rider, affinché vengano garantiti loro diritti e tutele adeguate.

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