La crescente guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina sta avendo ripercussioni significative sul mercato globale del gas naturale liquefatto (GNL).
Le esportazioni statunitensi, che fino a poco tempo fa vedevano nella Cina un mercato in forte espansione, potrebbero subire un duro colpo a seguito delle nuove tariffe imposte da Pechino.
Nel frattempo, l’Europa emerge come un mercato di sbocco alternativo, ma la sostenibilità di questa soluzione nel lungo periodo resta incerta.
Dopo l’annuncio da parte degli Stati Uniti di un dazio del 10% su tutte le importazioni cinesi, Pechino ha risposto imponendo una tariffa del 15% sul GNL proveniente dagli USA. Sebbene le importazioni di GNL statunitense rappresentino solo il 5,5% del totale cinese (circa 4,3 milioni di tonnellate metriche), l’impatto sulle esportazioni americane potrebbe essere ben più grave, specialmente se queste misure si protrarranno nel tempo.
Gli Stati Uniti stanno rapidamente espandendo la loro capacità produttiva di GNL: le esportazioni dovrebbero passare dagli attuali 100 milioni di tonnellate metriche all’anno (mtpa) a circa 200 mtpa entro il 2028, secondo dati LSEG. La Cina, che ha firmato contratti a lungo termine per quasi 20 mtpa da terminal esistenti e futuri, potrebbe ora rivedere la sua strategia di approvvigionamento, minacciando la sostenibilità finanziaria di nuovi progetti americani.
Nel breve termine, gli acquirenti cinesi di GNL statunitense potrebbero semplicemente riallocare i volumi verso l’Europa, dove i prezzi del gas risultano oggi più alti rispetto all’Asia. Questo approccio sfrutta la flessibilità dei contratti di GNL statunitensi, che non impongono restrizioni sulla destinazione finale del carico, a differenza di quanto avviene per altri grandi produttori come Qatar e Australia.
Negli ultimi mesi, i prezzi del gas nel mercato europeo TTF hanno raggiunto un premio significativo rispetto a quelli asiatici, con uno spread ai massimi livelli dal 2023. Questo ha reso l’Europa un’opzione economicamente vantaggiosa, anche in vista della necessità di ricostituire le scorte dopo un inverno relativamente rigido.
Nel 2023, gli Stati Uniti hanno fornito il 45% delle importazioni europee di GNL, consolidando il loro ruolo di principale fornitore della regione, secondo i dati Kpler. Tuttavia, questa forte dipendenza potrebbe rivelarsi problematica nel lungo termine.
Sebbene la deviazione del GNL statunitense verso l’Europa possa tamponare le perdite a breve termine, il mercato europeo mostra segnali di declino strutturale nella domanda di gas. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), il consumo di gas in Europa è destinato a diminuire dai 507 miliardi di metri cubi (bcm) nel 2023 a un intervallo compreso tra 281 e 407 bcm entro il 2035, in linea con le politiche di decarbonizzazione e la transizione verso le rinnovabili.
D’altro canto, la domanda cinese di gas naturale è prevista in crescita, passando dai 398 bcm del 2023 a un intervallo tra 397 e 522 bcm entro il 2035, sempre secondo la IEA. Questo rende la Cina un mercato di fondamentale importanza per gli esportatori di GNL, aumentando il rischio che la guerra commerciale freni le prospettive di crescita degli Stati Uniti nel settore.
L’Europa sembra trarre un vantaggio immediato dalla riallocazione del GNL statunitense, ma questa tendenza comporta un rischio significativo: una crescente dipendenza energetica dagli USA. Dopo aver cercato di ridurre la sua esposizione al gas russo a seguito dell’invasione dell’Ucraina nel 2022, il Vecchio Continente potrebbe ora trovarsi in una situazione analoga, ma con un fornitore altrettanto imprevedibile.
L’amministrazione americana, sia sotto presidenze repubblicane che democratiche, ha adottato un approccio sempre più protezionista, sollevando dubbi sulla sicurezza a lungo termine degli approvvigionamenti europei. Una brusca riduzione delle esportazioni statunitensi potrebbe lasciare l’Europa esposta a nuove crisi energetiche, rafforzando la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento.
A lungo termine, gli esportatori statunitensi rischiano di perdere un mercato chiave, mentre l’Europa deve affrontare il pericolo di una nuova dipendenza energetica. Nel frattempo, la Cina potrebbe emergere come vincitrice strategica, diversificando le proprie fonti di approvvigionamento senza subire impatti significativi sulla propria sicurezza energetica.