Gas, il rischio sistemico per l’Europa si chiama Germania

Sergio Giraldo

24 Agosto 2026 - 10:57

Germania ed Europa arriveranno all’inverno con stoccaggi sotto la media. Recuperare il ritardo entro l’autunno appare ormai difficile.

Gas, il rischio sistemico per l’Europa si chiama Germania

L’Europa si avvicina all’inverno con gli stoccaggi di gas molto più vuoti del normale e con possibilità sempre più ridotte di recuperare il ritardo accumulato nei mesi estivi. Il caso più critico è quello della Germania, primo consumatore di gas dell’Unione e Paese che dispone di oltre un quinto della capacità europea di stoccaggio. A metà agosto i depositi tedeschi erano pieni soltanto per circa il 50%, il livello più basso mai registrato in questo periodo dell’anno. Berlino considera ormai sufficiente arrivare all’inverno con scorte comprese tra il 60 e il 70%, confidando nella continuità delle importazioni.

Il ritardo tedesco pesa sull’intero mercato europeo. Le riserve dell’Unione sono intorno al 61%, molto al di sotto della media recente. Al primo aprile gli stoccaggi europei erano scesi al 28%, il minimo degli ultimi quattro anni, e la campagna di iniezione non è stata abbastanza rapida per colmare il divario. Tra l’inizio e la metà di agosto le scorte sono aumentate in media di appena lo 0,27% al giorno. Proseguendo con questo ritmo, a inizio ottobre l’Europa arriverebbe attorno al 73%.

Il problema è aggravato dalla scarsità di GNL. Per raggiungere anche solo l’80% entro l’inizio di novembre servirebbero oltre 140 carichi al mese tra agosto e ottobre. Tra maggio e luglio ne sono arrivati in media circa 105 al mese, con un deficit cumulato stimato in 72 carichi. Recuperarlo appare difficile perché il mercato asiatico assorbe una quota crescente delle esportazioni statunitensi e offre margini più elevati ai venditori. Per attirare abbastanza GNL verso l’Europa potrebbero essere necessari prezzi superiori a 60 €/MWh.
A rendere più difficile il riempimento è anche la struttura dei prezzi. Il gas estivo è diventato molto caro per effetto della crisi mediorientale e delle difficoltà ai transiti attraverso Hormuz, mentre i contratti invernali non incorporano un premio sufficiente.

Viene quindi meno il normale incentivo economico a comprare gas in estate, sostenerne il costo di stoccaggio e rivenderlo in inverno. Da questo elemento emerge la peculiarità tedesca. Berlino non ha imposto acquisti alle società controllate dallo Stato, come SEFE e Uniper, ritenendo che un intervento pubblico diretto spingerebbe ancora più in alto i prezzi. Il risultato è che la Germania sta riempiendo i propri depositi più lentamente di altri Paesi europei. Se durante l’inverno dovesse essere necessario acquistare grandi volumi sul mercato spot, la domanda tedesca eserciterebbe una forte pressione sui prezzi in tutto il continente.

Il vecchio obiettivo europeo del 90% non è più una soglia rigida da raggiungere necessariamente il primo novembre. La riforma entrata in vigore nel 2025 consente di raggiungerlo tra il primo ottobre e il primo dicembre e prevede deroghe fino a dieci punti percentuali, estendibili di altri cinque. La Commissione considera quindi tecnicamente sufficiente anche un livello dell’80% in condizioni difficili. Ma anche questo traguardo richiede un’accelerazione degli acquisti che, con gli attuali flussi di GNL e i differenziali di prezzo sfavorevoli, non è garantita.

Lo scenario più probabile è dunque che l’Europa entri nella stagione fredda senza essere riuscita a ricostituire pienamente gli stoccaggi e con livelli sensibilmente inferiori a quelli degli ultimi anni. La Germania rappresenta il principale punto di debolezza. Questo non significa automaticamente carenza fisica di gas, ma implica un cuscinetto di sicurezza molto più sottile. Un inverno rigido, nuove interruzioni dei flussi di GNL o una ripresa della domanda asiatica potrebbero trasformarsi rapidamente in tensioni sui prezzi del gas e, di riflesso, dell’elettricità.