Fusione AT&T-Time Warner, c’è un nuovo ostacolo

Il Dipartimento di Giustizia USA ha annunciato di aver pronto un appello contro la fusione AT&T-Time Warner, che aveva avuto il via libera a metà giugno

Fusione AT&T-Time Warner, c'è un nuovo ostacolo

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti si oppone alla fusione tra AT&T e Time Warner. A solo un mese dal via libera, sembrano quindi destinate a richiudersi, almeno temporaneamente, le porte di un accordo cruciale per il comparto mediatico.

Il dicastero con sede a Washington ha annunciato di aver pronto un appello contro il sì all’acquisizione, che era arrivato a metà giugno dopo l’approvazione del giudice federale Richard J. Leon.
Il colosso della telefonia AT&T si apprestava infatti a concludere un’operazione da 85,4 miliardi di dollari, che l’avrebbe legato alla newyorkese Time Warner, attiva nei comparti televisivo e cinematografico.

L’operazione tra le due società è rimasta in cantiere quasi 2 anni per via della citazione in giudizio nel 2016 da parte dello stesso Dipartimento di Giustizia, che aveva messo nel mirino motivi antitrust, affermando che l’accordo avrebbe danneggiato i consumatori. Il mese scorso, poi, la svolta: il giudice distrettuale Richard Leon dà il via libera alla fusione dopo un lungo processo.

Nella sua documentazione, Leon stabilisce che il legame tra le attività wireless e satellitari di AT&T con i film e i programmi televisivi di Time Warner sono legali ai sensi della legge antitrust.
Non riscontra poi nessuna prova a sostegno della tesi che l’operazione possa intaccare il mercato e influire in qualche modo sulle scelte degli utenti, o sui costi dei servizi forniti.

Perché il Dipartimento ostacola la fusione AT&T-Time Warner?

Va specificato che si tratta ormai di una questione molto sentita e quasi storica per gli Stati Uniti. Il Presidente Trump ha detto la sua in proposito, dichiarandosi contrario all’ipotesi di concentrare il potere mediatico nelle mani di pochi soggetti.

Nel 2016 il Dipartimento di Giustizia ha condizionato l’approvazione della fusione alla vendita da parte di AT&T delle reti appartenenti alla Turner Broadcasting, che includono la CNN. Successivamente, il provvedimento è stato annullato.

Nell’appello, depositato presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti a Washington, non sono rivelati i motivi per cui viene contestata l’approvazione.
Il consulente legale di AT&T, David McAtee, si è dichiarato sorpreso dal fatto che il Dipartimento di Giustizia abbia presentato ricorso:

“Siamo pronti a difendere quanto stabilito dalla corte in sede d’appello, perché crediamo che la sua decisione [di giugno] non avrebbe potuto essere più approfondita, basata sui fatti e ragionata”.

In occasione della sentenza, il giudice aveva fortemente esortato il Dipartimento di Giustizia a non cercare di appellarsi alla sentenza, perché sarebbe stato “palesemente ingiusto” e si sarebbe concluso in un nulla di fatto.

Le azioni AT&T hanno perso l’1% sulla scia della notizia.

I piani post-fusione di AT&T

AT&T ha scritto in una lettera indirizzata al Dipartimento di Giustizia che avrebbe gestito l’impero televisivo creato da Ted Turner come parte di una business unit separata. Ha anche aggiunto che non avrebbe avuto nessun ruolo a breve termine sui bilanci di Time Warner e di conseguenza sul numero di dipendenti, gli stipendi o gli obiettivi della società appena acquisita.

Ma, anche se molti elementi sembrano remare contro un successo del ricorso in appello, un precedente in questo senso c’è: nel 2001, H.J. Heinz ha annullato l’acquisizione di Beech-Nut dopo il rigetto da parte della corte d’appello, appellatasi contro l’originale decisione della corte inferiore, che aveva dato il via libera.

La Federal Trade Commission aveva sostenuto che l’accordo, garantendo la fusione tra due dei tre maggiori produttori di alimenti per bambini, avrebbe “ridotto in misura sostanziale” la concorrenza nel mercato statunitense degli alimenti per l’infanzia.

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