Gli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno registrato deflussi netti per 6,4 miliardi di dollari negli ultimi trenta giorni, il peggior mese dall’avvio di questi strumenti nel 2024. Lo segnala Mizuho, una delle maggiori banche d’investimento asiatiche, in una nota di giovedì. Solo nell’ultima settimana, secondo i dati di SoSoValue, gli investitori hanno ritirato altri 651 milioni.
La pressione di vendita si inserisce in un quadro già difficile, con la quotazione del Bitcoin che è scesa sotto quota 60.000 dollari, ai minimi ottobre 2024. Il ribasso si protrae ormai da otto mesi rispetto al picco storico di circa 126.000 dollari, mentre oggi viaggia a 59.670 dollari.
Le ragioni di una tale fuga sono presto dette. Gli investitori istituzionali stanno riducendo l’esposizione al rischio in risposta a un prezzo debole e a timori sui tassi di interesse della Federal Reserve, banca centrale degli Stati Uniti. E gli ETF su Bitcoin si sono rivelati essere lo strumento più rapido per alleggerire le posizioni. Sul fronte della concorrenza per il capitale speculativo, la criptovaluta si trova a fronteggiare avversari sempre più agguerriti, dall’intelligenza artificiale all’IPO di SpaceX, per non parlare dei mercati predittivi, tutti ben capaci di attirare buoni flussi che in altri momenti sarebbero finiti sul mercato crypto.
Sul piano regolatorio, il disegno di legge statuntese CLARITY Act, incentrato sulla struttura del mercato delle criptovalute, rischia di slittare all’autunno, scalzato dalle altre priorità legislative che si accumulano all’ordine del giorno del Congresso.
Giugno è cominciato con un sell-off innescato da Strategy (ex MicroStrategy), la società pioniera nell’accumulare Bitcoin, che ha ceduto una quantità piccola ma simbolicamente significativa dei suoi coin. Non è il driver principale del prezzo in questo momento, ma le mosse dell’azienda non sono mai del tutto scollegate dal sentiment degli investitori. Giovedì il titolo preferenziale STRC di Strategy è precipitato a 73,62 dollari, il 26% sotto il valore nominale di 100 dollari (un minimo storico), mentre le azioni ordinarie estendono un sell-off plurisettimanale che ha portato il titolo a perdere circa il 45% solo nel mese di giugno.
Nonostante il pessimismo diffuso, questa correzione di Bitcoin oggi appare meno brutale rispetto ai crypto winter a cui abbiamo assistito in passato. Il motivo principale, secondo Sam Callahan, direttore della strategia su Bitcoin presso la società di tesoreria OranjeBTC, è la progressiva istituzionalizzazione del mercato:
«Ciò che distingue il Bitcoin di oggi dai mercati ribassisti precedenti è che è più istituzionalizzato. Il profilo di volatilità è più basso rispetto al passato, perché la base di investitori è più ampia e il mercato è più liquido. Bitcoin non è più tanto un asset detenuto dai piccoli investitori retail: è più istituzionalizzato adesso»,
ha dichiarato a CNBC.