Saipem e Tenaris hanno già centrato i target degli analisti mentre il Ftse Mib rallenta. Il mercato ora deve decidere se la corsa può continuare o se è il momento delle prese di profitto.
Il Ftse Mib ha iniziato il 2026 spingendosi ancora una volta verso l’alto, arrivando a testare più volte area 46.500–46.900 punti nelle prime sedute di febbraio. Poi qualcosa si è inceppato. Sono scattate prese di beneficio dopo il rally del 2025 e sono tornate fasi di risk-off che hanno riportato l’indice verso 45.000–45.500 punti. Non un crollo, ma un rallentamento evidente. Il mercato ha smesso di correre e ha iniziato a prendere fiato.
Eppure, a Piazza Affari ci sono titoli che sembrano non accorgersi della pausa del mercato. Da inizio anno uno ha messo a segno un +40%, l’altro un +27%. Numeri che stonano con un Ftse Mib meno brillante e che creano un contrasto netto, quasi provocatorio, tra chi consolida e chi accelera. È proprio in queste fasi che nasce il dubbio più difficile per gli investitori: inseguire la forza oppure aspettare che il mercato scarichi il rally.
Il filo conduttore passa ancora una volta dall’energia e dagli oil services. Nelle sedute di risk-on Tenaris, Eni e Saipem hanno dato spinta al listino, sostenuti da capex oil & gas che restano elevati e da un petrolio che, tra volatilità e rimbalzi, continua a dettare il ritmo del settore. Quando l’indice rallenta ma alcuni titoli volano, il mercato inizia a chiedersi se il rialzo abbia ancora spazio oppure se stia già scontando tutto. Ed è esattamente qui che si gioca il timing. [...]
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