Un colpo di Stato in piena regola con tanto di assalto al Bundestag e ritorno al Reich. E non quello hitleriano, direttamente quello del 1871 nato dalla guerra franco-prussiana. Estremamente credibile. Le autorità tedesche hanno arrestato una trentina di persone, a vario titolo coinvolte nell’operazione militare che avrebbe visto alla guida un principe 71enne della Turingia, militanti del movimento del Reichsbürger (circa 21mila nostalgici che non riconoscono la Repubblica federale post-bellica e che sono attivi e noti nel Paese da decenni), alcuni membri delle forze armate e, colpo di glamour, militanti no-vax. Praticamente, la sintesi fra un golpe Borghese 2.0 e il Muppet Show.
Ma sicuramente, il pericolo sarà stato reale. E imminente. Resta il fatto che il tempismo di questo rumoroso blitz delle forze dell’ordine tedesche, degno delle retate di massa contro i militanti della RAF, fa riflettere. Proprio ora. Mentre il governo si trova costretto ad ammettere che il conto per la nazionalizzazione di Uniper salirà ancora e toccherà i 55 miliardi di euro. La ragione? L’Olanda non rimborserà nulla alla utility tedesca per lo stop alla produzione di energia elettrica tramite carbone entro il 2030 deciso dal governo dell’Aja.
Mentre l’arbitraggio da 11,6 miliardi contro Gazprom appare decisamente in salita e dai tempi biblici. E mentre ad Amsterdam il gas naturale torna a vedere quota 150 euro MWh, di fatto l’unico risultato tangibile del frettoloso price cap a 60 dollari al barile fissato dall’Ue per il greggio russo. Detto fatto, Mosca ha annunciato rappresaglie. A partire da un floor che intende imporre ai propri esportatori di Urals. E il contagio energetico è subito prezzato.
Comparazione dell’indice di fair value fra petrolio russo e Brent
Fonte: Bloomberg
Ma, soprattutto, ora che il freddo e l’inverno cominciano a fare sul serio in Nord Europa. Non a caso, le valutazioni del Dutch erano cominciate a salire sopra 120 euro MWh già a inizio settimana, dopo la conferma di una fase decisamente rigida dal punto di vista delle temperature. Tradotto, terminata la tregua del tempo mite che ha permesso agevoli razionamenti per tutto l’autunno, ora la narrativa sulle scorte e sulle capacità di diversificazione dovrà affrontare la prova dei fatti. E, stranamente, il prezzo sale.
Ma non basta. Perché sempre ieri, Vladimir Putin - a freddo e dopo giorni di toni dialoganti in vista del vertice parigino del 13 dicembre - sottolineava candidamente come la minaccia di una guerra nucleare in Europa sta crescendo, poiché la Russia tutelerà i propri interessi con tutti i mezzi necessari e l’operazione speciale vada quindi intesa come di lungo termine. Con tutto il rispetto per il principe della Turingia e le sue variopinte ed eterogenee milizie, una minaccia vagamente più concreta. E, soprattutto, raggelante. Come il clima.
Distrazione di massa? Non solo. Perché la presenza di no-vax e altri gruppi anti-sistema - fra cui complottisti di QAnon, gli stessi a capo dell’assalto a Capitol Hill dopo l’elezione di Joe Biden - nell’esercito un po’ in stile Sturmtruppen che avrebbe dovuto assaltare il Bundestag lascia trasparire un messaggio in codice: chiunque disturbi il manovratore in maniera troppo chiassosa o scomoda, da ora in poi rischia di finire nella rete a strascico. Criminalizzazione preventiva del dissenso. Tipica dei periodi che precedono potenziali esplosioni di malcontento di massa, soprattutto legato a crisi economiche e occupazionali.
D’altronde, nel nostro piccolo anche noi abbiamo avuto il nostro mostro da sbattere in prima pagina: il 27enne siracusano identificato dalle forze dell’ordine per aver pubblicato deliranti tweets contenenti minacce di morte a Giorgia Meloni e alla figlia, in caso la presidente del Consiglio avesse eliminato il reddito di cittadinanza. Il tutto a poche ore dal cherry picking operato da una trasmissione Mediaset, fortunatissima nel trovare in una piazza legata a Potere al popolo un manifestante che ammetteva il proprio poco dispiacere in caso di atti violenti contro il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Reo in questo caso di essere un mercante di armi, come il diretto interessato ha confermato con tono preoccupato.
Il minimo comun denominatore? Basta dare un’occhiata a Twitter e ai profili dei politici di maggioranza: mettere nel mirino, più o meno esplicitamente, Giuseppe Conte, nemmeno troppo velatamente accusato di soffiare sul fuoco della piazza per le sue posizioni oltranziste su reddito di cittadinanza e, più in generale, politica economica del governo. Il tutto nel giorno dell’incontro fra Giorgia Meloni e i sindacati, due dei quali - Cgil e Uil - hanno subito proclamato uno stato di agitazione fra il 16 e il 20 dicembre a livello nazionale. Ma, ovviamente, l’unica notizia rimane il tweet di minacce alla premier. E il cattivo maestro, talmente eversivo da essere stato esso stesso inquilino di Palazzo Chigi.
L’aria è questa. E ci fa capire che la recessione sarà durissima in Europa. Così come il contraccolpo della crisi energetica, lungi dall’essere superata. E una conferma indiretta arriva da una delle 10 predizioni oltraggiose di Saxo Bank per il 2023, consolidata tradizione della banca d’investimento danese fra il serio e il faceto. Di fatto, un modo simpatico e non compromettente per dire ciò che circola fra trading desk e porte chiuse ma non si potrebbe dire. Il tutto, normalmente nell’ordine di 4 previsioni con basi di credibilità su 10.
Saxo Bank has a few wild ideas for 2023 that investors should pay attention to. The focus for 2023’s prediction is that “a return to the disinflationary prepandemic dynamic is impossible because we have entered into a global war economy." https://t.co/7T04kfKixF
— MarketWatch (@MarketWatch) December 6, 2022
E al netto dell’oro previsto a 3.000 dollari l’oncia e al referendum britannico per il ritorno nell’Ue che il nuovo governo laburista indirà per il 1 novembre 2023, ecco che fra le molte sparate fa capolino uno scenario interessante. Costretto a far passare la legge finanziaria per decreto e bypassando il Parlamento, arroccatosi su posizioni oltranziste delle opposizioni, sia socialista che della destra lepenista, entro la primavera del prossimo anno Emmanuel Macron seguirebbe il duplice esempio di Charles De Gaulle e si dimetterebbe, coronando poi il sogno di lanciare una start-up.
Reazione dell’OAT, stando alle previsioni di Saxo Bank? Convergenza di rendimento con il Bund. Perché il senso di crisi rispetto alla tenuta stessa della democrazia francese generato dall’atto inaspettato dell’inquilino dell’Eliseo creerebbe la condizioni per un Fronte repubblicano fortissimo e in grado di sbaragliare e marginalizzare una volta per tutte le ali populiste. Di fatto, normalizzazione da forza tranquilla. Definitiva, questa volta.
Come in Germania, dopo il rischio golpe che univa nostalgici prussiani e contestatori di Pfizer in un demenziale quadretto e che forse permetterà alla SPD di lavorare a una potenziale Grosse Koalition con la CDU-CSU, togliendosi di torno i Verdi e le loro ricette anti-economiche e anti-industriali. Come in Italia, precipitata da un giorno con l’altro in un clima da allarme rosso per il potenziale ritorno degli anni di piombo.
A seguito del tweet di un singolo mitomane, talmente pericoloso da essere stato individuato un secondo dopo la pubblicazione dei suoi deliranti proclami. In compenso, Giuseppe Conte e sindacati non allineati avranno vita molto più dura nel fare opposizione, dovendo misurare i toni con la precisione di un chirurgo. Giusto in tempo per la crisi in arrivo. Ma ora godiamoci il Ponte, 17 milioni di italiani in vacanza. Il credito al consumo esalta. La variabile che potrebbe far saltare il banco? Vladimir Putin. Sperando che - se proprio dovrà - si limiti al banco.