Si trattava dell’ultima riserva aurea francese custodita a New York. Adesso tutte le riserve francesi sono custodite a Parigi.
La Banca di Francia la scorsa settimana ha annunciato di aver riclassificato 129 tonnellate di oro, pari a circa il 5% delle riserve auree francesi, realizzando una plusvalenza di 12,8 miliardi di euro. L’operazione ha riguardato la parte delle riserve francesi detenute a New York, che rappresentava l’ultima quota di oro francese custodita negli Stati Uniti. Con il completamento di questa transazione, tutte le riserve auree della Francia sono ora conservate nei caveau della Banca di Francia sul territorio nazionale, segnando la fine di una lunga fase di gestione delle riserve all’estero.
Dal 2005 la banca centrale francese ha avviato un processo graduale di sostituzione delle vecchie barre d’oro non più conformi agli standard moderni con lingotti che rispettano le normative internazionali attualmente in vigore sui mercati finanziari. In realtà, una parte consistente delle riserve era già stata riportata in Francia negli anni Sessanta, quando gran parte dell’oro custodito presso la Federal Reserve statunitense e la Banca d’Inghilterra fu trasferita nel Paese transalpino per rafforzare la sicurezza e l’autonomia delle riserve nazionali.
Per quanto riguarda l’ultima quota rimasta negli Stati Uniti, la banca centrale ha scelto di non trasportare fisicamente l’oro, ma di venderlo sul mercato e acquistare successivamente nuovi lingotti conformi agli standard internazionali. In totale sono state effettuate 26 transazioni, attraverso le quali la Banca di Francia ha venduto parte delle proprie riserve e acquistato nuovi lingotti. L’operazione ha generato un profitto significativo, favorito anche dai prezzi record raggiunti dall’oro negli ultimi anni, che hanno reso particolarmente conveniente la vendita delle vecchie riserve.
La Francia è il quarto Paese al mondo per riserve di oro detenute
Le riserve auree complessive della Francia ammontano a 2.437 tonnellate, il che rende il Paese il quarto detentore di oro al mondo tra le banche centrali. Tra queste riserve restano ancora 134 tonnellate sotto forma di lingotti e monete più datate, che la banca centrale intende adeguare ai nuovi standard entro il 2028, completando così il processo di modernizzazione delle proprie riserve.
La scelta francese di riportare in patria tutte le proprie riserve d’oro detenute negli Stati Uniti non è un caso isolato. Anche in altri Paesi europei si discute della possibilità di rimpatriare parte delle riserve custodite all’estero. È il caso della Germania, che possiede la seconda riserva aurea più grande al mondo. Alcuni economisti tedeschi hanno infatti invitato il governo a valutare il ritiro dell’oro depositato negli Stati Uniti per trasferirlo nuovamente in Germania, citando anche le incertezze legate alle politiche imprevedibili del presidente Donald Trump.
Attualmente la Bundesbank custodisce negli Stati Uniti circa 1.236 tonnellate di oro, pari a circa il 37% delle riserve complessive tedesche. Secondo alcuni analisti, proprio l’incertezza geopolitica e il clima internazionale sempre più instabile potrebbero rappresentare un motivo valido per riportare queste riserve nel territorio nazionale.
Per la Francia, tuttavia, il governatore della banca centrale ha chiarito che la decisione non è stata motivata da ragioni politiche. Il trasferimento dell’oro francese dagli Stati Uniti alla Francia è stato invece giustificato da motivazioni tecniche e operative: sui mercati europei viene infatti scambiato oro di qualità più elevata e acquistare nuovi lingotti conformi agli standard internazionali è risultato più semplice rispetto al processo di raffinazione e trasporto delle vecchie riserve.
La vendita di parte dell’oro ha inoltre migliorato i conti della banca centrale francese. Nel 2025 l’istituto ha registrato un utile di 8,1 miliardi di euro, dopo la perdita di 7,7 miliardi registrata nell’anno precedente, dimostrando come la riorganizzazione delle riserve auree abbia avuto anche un impatto positivo sul piano finanziario e sulla gestione complessiva del bilancio dell’istituto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA