Fotovoltaico addio per sempre? L’Europa ha commesso un grosso errore

Simone Micocci

8 Luglio 2024 - 17:50

Troppi impianti fotovoltaici in Europa? Infrastruttura inadeguata, brusco calo dei prezzi dell’energia. Ecco cosa può succedere adesso.

Fotovoltaico addio per sempre? L’Europa ha commesso un grosso errore

Parlare di “addio” al fotovoltaico è un po’ forte, ma si tratta di una provocazione voluta in quanto serve a mettere in luce quanto sta succedendo in Europa (e non solo), con l’Italia che per il momento non sembra essere particolarmente coinvolta in quello che è un vero e proprio paradosso.

Il problema è che oggi sembra si sia spinto troppo nell’incentivare l’installazione di impianti fotovoltaici: la produzione di elettricità “green” è talmente abbondante da ridurre sensibilmente i prezzi dell’energia tanto che in alcuni casi sono scesi persino sotto allo zero.

Per quanto possa sembrare una buona notizia, non è così: la sovrapproduzione di energia è un problema che in alcuni casi può portare a soluzioni drastiche, tanto da rendere l’impianto fotovoltaico molto meno conveniente di quanto si creda.

Perché se oggi lo Stato ha convenienza a pagare le famiglie che immettono energia nel sistema, in un futuro non molto remoto potrebbe non essere più così. Anzi, il rischio è che a pagare possa essere il proprietario dell’impianto.

Il problema della sovrapproduzione

Più aumentano gli impianti fotovoltaici sul territorio e più cresce il rischio di andare incontro a una sovrapproduzione di energia. Il problema è che a causa dei diversi incentivi riconosciuti in questi anni, le energie rinnovabili sono cresciute a una velocità tale che le infrastrutture non sono riuscite ad adeguarsi.

Ecco perché sono in aumento i casi di sovrapproduzione di energia, ossia quei momenti in cui la produzione supera la domanda e non è neppure possibile alimentare le zone limitrofe vista appunto l’incapacità della rete elettrica nel farlo.

Un fenomeno che ovviamente si verifica nei momenti di massima produzione, ossia nelle ore centrali della giornata, quando appunto l’energia supera il fabbisogno.

Il che è un problema, con il prezzo che a questo punto diventa negativo: un vero e proprio “incentivo”, in quanto è così che si invitano i consumatori a utilizzare maggiore elettricità. Una soluzione che può sembrare paradossale ma che di fatto costa meno rispetto all’arresto dell’impianto.

L’errore commesso dall’Europa

Molti Paesi in Europa hanno commesso questo errore. I casi in cui vengono rilevati prezzi negativi dell’energia, infatti, sono in aumento specialmente in Danimarca, Spagna e Germania, con anche l’Italia che presto potrebbe ritrovarsi in questa situazione come dimostrato da alcuni recenti avvenimenti.

Ad esempio, il 7 aprile scorso è stata raggiunta la soglia dei 10 centesimi al megawattora in alcune fasce orarie, prezzo più basso degli ultimi 4 anni.

La disponibilità di energia elettrica, quindi, si fa sempre più abbondante, il che è un vantaggio per i consumatori ma ovviamente non per i gestori delle reti elettriche.

Allorché è lecito chiedersi: per quanto andrà avanti ancora questa situazione? Fino a quando si accetterà di avere periodi con prezzi negativi? Per quanto nel frattempo si stia cercando di ottimizzare la rete elettrica così da facilitare la distribuzione e colmare il fabbisogno anche di quelle zone dove la produzione di energia green non è sufficiente, non è detto che si riesca a fare in fretta.

O altrimenti si potrebbe spingere ancora di più sulla capacità di immagazzinare l’energia in eccesso, così da poterla riutilizzare negli orari di scarsa, o nulla, produzione. Una soluzione che tuttavia richiede un investimento importante: servirebbero batterie “giganti”, nonché altri sistemi innovativi per l’accumulo di energia come nel caso delle “batterie” a sabbia. Ma anche in questo caso, potrebbe volerci molto tempo.

Molto probabile che nel frattempo verranno meno gli incentivi al fine di limitare le installazioni e frenare questo fenomeno.

Dopodiché si potrebbe arrivare a una situazione che avrebbe del paradossale: far pagare, anziché pagare, chi immette energia. Una soluzione che stanno già adottando in alcuni Paesi, come l’Australia.

Ecco perché oggi, prima di scegliere se installare o meno un impianto fotovoltaico bisogna riflettere bene. Intanto è bene tener conto che incentivi come lo scambio sul posto, che quasi invitano a immettere energia piuttosto che a immagazzinarla, dovrebbero salutarci a breve, ragion per cui conviene prendere in considerazione l’idea di dotarsi anche di un sistema di accumulo.

Dopodiché conviene anche incrementare i consumi, ad esempio dotandosi di una serie di apparecchi in sostituzione di quelli che ad esempio funzionano con altre fonti di energia. Si pensi ad esempio al gas: la caldaia potrebbe essere sostituita da pompe di calore, con l’aggiunta di un piano induzione in cucina. In questo modo si potrebbe diventare pienamente autonomi, limitando il più possibile l’immissione di energia nel sistema.

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