Forex: cos’è e quali sono le sue caratteristiche? (Parte 2)

David Pascucci

28 Giugno 2022 - 08:57

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Il Forex, mercato in auge da circa un decennio, è sulla bocca di tutti. Ma cos’è e come funziona il Forex?

Forex: cos'è e quali sono le sue caratteristiche? (Parte 2)

Il Forex, è il mercato finanziario più grande al mondo dopo quello dei tassi di interesse. La sua fama come mercato di approccio al trading ha concorso alla formulazione di alcune considerazioni bizzarre e assurde se dimostrate dati alla mano.

Forex, dopo le majors ci sono le exotics

Abbiamo già visto come si legge un cambio valutario, la differenza tra base currency e quote currency, concludendo le basi parlando appunto delle majors. Ritornando sulle differenze tra i vari cambi, le loro classificazioni, possiamo dire che esistono i cambi majors e i cambi exotics. In sostanza, le majors del Forex sono quelle coppie valutarie che includono USD (Dollaro Americano), sia come base currency che quote currency, insieme a una valuta rappresentante di un’economia con una significativa importanza a livello globale. Proprio l’importanza della valuta a livello globale, principalmente data dalla quantità degli scambi che essa fa rilevare nel mercato che fa la differenza tra majors e exotics.

I cambi detti exotics sono cambi che presentano sempre Usd come valuta base o di quotazione ma che allo stesso tempo rappresentano economie “minori” che hanno degli scambi più sottili sul mercato e che hanno un peso relativamente minore su scala globale. Ad esempio le valute scandinave, ossia le corone norvegesi (NOK), quelle svedesi (SEK) e quelle danesi (DKK) sono valute da definirsi exotics.

Altre valute exotics relativamente famose sono le lire turche (TRY), il rand sudafricano (ZAR), il rublo russo (RUB). Tra queste exotics troviamo anche il real brasiliano (BRL), il dollaro di Singapore (SGD) e il dollaro di Hong Kong (HKD). Questi sono tutti cambi valutari che sono “quotati” o hanno come base il dollaro, ma che rappresentano economie meno importanti in termini di scambi e volumi sul mercato valutario. Ho specificato prima questa differenza, tra majors ed exotics, perchè molti scambiano le Exotics per le Minors che come vedremo ora sono tutt’altra cosa.

Le minors, o meglio i cross valutari

Quindi cosa sono queste coppie che vengono definite minors? Perché sono minori? Il termine utilizzato potrebbe creare molta confusione, in realtà è meglio definirli come cross valutari. Il cross valutario consiste solitamente in un cambio dove il dollaro americano non è presente come valuta base o come valuta di quotazione. In breve un cambio come EurGbp, ossia euro contro sterlina, è un cross valutario. In questo caso abbiamo “mischiato” due majors, ossia EurUsd e GbpUsd.

Possiamo anche comporre un cross valutario mettendo insieme una major e una exotic, ad esempio EurTry, ossia euro contro la lira turca. Questi cross sono in sostanza la risultante sintetica dell’unione di due cambi valutari. Facciamo un esempio di EurGbp: comprare questo cambio equivale a prendere una posizione al rialzo su EurUsd e allo stesso tempo al ribasso su GbpUsd.

Si chiamano cross sintetici proprio perché per comporli si ha bisogno di un’operazione che prevede l’acquisto di una valuta e la vendita dell’altra. Ritornando al caso di EurGbp, se compriamo questo cross andiamo sostanzialmente a comprare il differenziale di rendimento tra EurUsd e GbpUsd: se EurUsd fa un +0,20% e GbpUsd fa +0,05%, ne risulta che EurGbp sarà 0,15%, cioè lo 0,20% di EurUsd sottratto dello 0,05% di GbpUsd. In sintesi, un cambio minor o cross è un cambio dove il dollaro non è presente né come valuta base né come valuta di quotazione, in più è un mix di una major con una exotic, un mix tra due majors, oppure tra due exotics. Ne consegue che questi cambi vengono detti minors per l’assenza del dollaro all’interno del cambio stesso.

Forex, veramente è così “volatile”?

Importantissimo nel Forex è il concetto e la credenza secondo cui questo mercato sia molto volatile o che ci siano dei cambi molto pericolosi. Dati alla mano, possiamo tranquillamente smentire in modo assoluto questa credenza e far tornare con i piedi per terra coloro che affermano con fermezza questa totale assurdità. Partiamo con il fatto che il concetto di volatilità si riconduce principalmente all’ampiezza dei rendimenti e alla mole degli spostamenti di prezzo. Non ci crederete mai, ma il Forex è il mercato meno volatile in assoluto. Prima di dimostrarvelo con degli esempi, meglio dimostrarlo a livello logico. Come può un mercato enorme, molto liquido e pieno di scambi a essere molto volatile? Per definizione i mercati più «illiquidi» sono solitamente quelli più volatili.

Il Forex è il mercato di liquidità per eccellenza, pertanto la sua volatilità è mediamente molto bassa. Fate caso, quando osservate i rendimenti di mercato a fine giornata (o durante la giornata), le variazioni percentuali dei cambi e le variazioni dei mercati azionari o delle singole azioni. Solitamente se trovate un +1% è un -1% su un indice azionario lo trovate relativamente normale, ossia sono variazioni percentuali considerate quasi normali all’interno del mercato.

Sul Forex un +/-1% è da considerarsi come una variazione percentuale enorme. Perché allora si dice che il Forex è un mercato volatile, o meglio i cambi sono volatili. Il motivo risiede nel fatto che i broker, essendo il Forex un mercato molto liquido, offrono una leva finanziaria molto alta proprio per moltiplicare quei rendimenti.

Per fare un esempio, la leva 30 serve a moltiplicare per 30 volte i rendimenti sul capitale investito e questo provoca una distorsione enorme circa le oscillazioni sul Forex. Con leva 30, le oscillazioni sul Forex sembrano appunto 30 volte più grandi e al primo movimento poco più ampio ecco che il capitale subisce forti variazioni dovute proprio alla leva e non alle oscillazioni effettive del cambio. Quindi la volatilità è data principalmente dalla leva, dal capital di rischio allocato e non dalle oscillazioni del cambio valutario.

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