Flat tax, per il 2023 sarà solo limitata e sperimentale: cosa cambierà per i lavoratori dipendenti

Stefano Rizzuti

12 Novembre 2022 - 15:25

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Nel 2023 dovrebbe essere introdotta la flat tax incrementale, che riguarderà anche i lavoratori dipendenti. Ma sarà una misura limitata e sperimentale: cosa vuol dire?

Flat tax, per il 2023 sarà solo limitata e sperimentale: cosa cambierà per i lavoratori dipendenti

La flat tax sarà sicuramente materia di intervento del governo Meloni con la legge di Bilancio. Ancora non è chiarissimo in che modo l’esecutivo interverrà, ma sicuramente si punterà a estendere la platea delle partite Iva che possono usufruire dell’aliquota agevolata al 15%, passando dai 65mila agli 85mila euro di reddito.

Ma non solo, perché ci saranno importanti novità anche per i lavoratori al di fuori delle partite Iva. In realtà, almeno per i dipendenti, si tratterà di novità introdotte solamente in maniera limitata e sperimentale, come spiega Il Sole 24 Ore. Parliamo, in questo caso, della flat tax incrementale, ovvero l’applicazione della tassa piatta al 15% solamente per gli aumenti di reddito registrati rispetto agli anni precedenti.

La flat tax, quindi, cambierà con due diversi interventi in legge di Bilancio: uno sulle partite Iva, probabilmente più incisivo, e un altro - limitato - sui lavoratori dipendenti e sugli autonomi nel caso di incremento dei redditi. Inoltre, per tutti i casi, il governo è pronto a introdurre una serie di vincoli. Vediamo cosa potrebbe cambiare nel 2023 per la tassa piatta.

La flat tax incrementale nel 2023

La manovra dovrebbe introdurre la flat tax incrementale, ma solo per il 2023: non sarà, almeno per il momento, una misura strutturale. Probabilmente si tratterà di una sperimentazione di un solo anno, basata sui redditi del 2022, quindi certificati dalla dichiarazione dei reddito dell’anno prossimo.

La speranza del governo è che in questo modo gli autonomi siano incentivati a fare la dichiarazione nel caso in cui oggi paghino un’Irpef ordinaria superando il tetto dei 65mila euro. Difficile pensare, però, che la flat tax incrementale abbia un impatto concreto sulla produttività in termini di reddito, considerando che il 2022 è quasi finito e la tassa piatta ancora non è stata introdotta e arriverà, eventualmente, solo a fine anno. I lavoratori non hanno quindi un incentivo a produrre più reddito in cambio di una tassazione minore, non avendone ancora la certezza.

Il vantaggio, invece, è che non sapendo per quale periodo varrà il reddito per accedere alla flat tax i lavoratori non potranno dichiarare meno sull’anno attuale per poi ottenere lo sconto fiscale nell’anno successivo attraverso la tassa piatta incrementale.

La flat tax sui redditi passati: quale sarà il criterio

L’incremento di reddito per cui scatterà l’aliquota al 15% non avverrà con un confronto rispetto all’anno precedente ma, probabilmente, il riferimento sarà il picco annuale registrato nel triennio precedente. Per il 2022, quindi, sarà il periodo dal 2019 al 2021: si prenderà l’anno, tra i tre, con un reddito più elevato dichiarato.

La tassazione al 15% verrà applicata per la parte di differenza tra le due cifre. Cioè se, per esempio, nel triennio il reddito più alto è stato di 35mila euro e nel 2022 si passa a 40mila, allora l’aliquota del 15% varrà per i 5mila euro aggiuntivi.

Ovviamente questo vuol dire che i risparmi saranno tanto più alti quanto più aumenterà il reddito, anche perché chi guadagna di più paga un’Irpef più alta che invece si ridurrebbe di molto passando alla tassazione al 15%.

La flat tax per le partite Iva

Prima della flat tax incrementale ci sarà, comunque, l’estensione dell’aliquota al 15% per gli autonomi. D’altronde anche quella incrementale riguarderà più le partite Iva che i dipendenti, avendo i primi, solitamente, una maggiore oscillazione di reddito.

Per le partite Iva la flat tax avrà una nuova soglia: non si applicherà più fino a 65mila euro di reddito, ma questo limite dovrebbe salire a quota 85mila. Difficile che si arrivi ai 100mila euro auspicati da Matteo Salvini già nel 2023, più probabile che l’incremento sia graduale e arrivi nel 2025. Per il 2023 e il 2024, quindi, è probabile che la soglia resti fissata a quota 85mila euro.

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