C’era una volta l’era dei voli low cost. Quello vero, che consentiva di pagare anche dieci euro per un posto in aereo con cui raggiungere mete lontane, allo stesso prezzo di un biglietto di un treno regionale.
L’epoca d’oro è ormai alle spalle da tempo: la fine l’aveva annunciata qualche anno fa l’amministratore delegato di Ryanair Michael O’Leary, legandola all’aumento dei prezzi del petrolio dovuti alla guerra in Ucraina. Da allora si è aggiunta la crisi in Medio Oriente, con le tensioni nello Stretto di Hormuz, che ha ulteriormente complicato il quadro, portando il prezzo del carburante sempre più in alto. Il traffico aereo però continua a crescere, superando crisi e annunci.
Il 2025 ha fatto segnare il record di passeggeri transitati negli aeroporti italiani, nonostante le tensioni geopolitiche e i rincari avvertiti già nel 2022. Se il low cost non è più quello di un tempo, c’è da dire che i voli continuano comunque a essere convenienti, con un ampio divario in termini di tempo e prezzi per le tratte nazionali nel confronto con l’alta velocità.
Ma tra le impennate del petrolio, la crescita dei passeggeri e la forte vocazione turistica, l’Italia sta scontando un’inflazione sul trasporto aereo particolarmente elevata.
I voli nazionali
Partiamo dai voli nazionali. Dieci anni fa i prezzi del trasporto aereo per le tratte interne aumentavano al ritmo del 2%-3% all’anno. Basato su dati Eurostat, il primo grafico mostra gli incrementi medi annui: la linea si è mantenuta piatta tra il 2015 e il 2016 in Italia e fino al 2019 in Francia e in Germania. Questa era ancora la fase di crescita del low cost «puro», dell’ingresso di nuove compagnie e del consolidamento di quelle più note. Secondo dati Assaeroporti, nel 2015 gli aeroporti italiani raggiungevano 157 milioni di passeggeri all’anno, cresciuti costantemente fino al 2019, arrivando a 193 milioni.
Poi è arrivata la pandemia, che ha colpito drasticamente il settore dei viaggi con un crollo dei passeggeri (appena 53 milioni nel 2020) e in parte anche dei prezzi: per due anni consecutivi, il 2020 e il 2021, viaggiare aereo in Italia è stato più conveniente rispetto all’anno precedente. Un volo costato cento euro nel 2019, considerando il calo medio dei prezzi, nell’anno successivo sarebbe stato pagato 94,4 euro: una piccola differenza, ma rilevante considerando che fino a quel momento i prezzi erano sempre cresciuti.
In tutta Europa nel 2022 c’è stata la ripresa del turismo e dei viaggi. In Italia il numero dei passeggeri è tornato a salire, avvicinandosi ai livelli che aveva raggiunto in precedenza (165 milioni nel 2022 e 197 milioni nel 2023) ed è arrivato il boom dei prezzi: per le tratte italiane i biglietti hanno subito rincari del 20% nel 2022 e di quasi il 38% nel 2023. Per i corrispondenti voli in Francia e Germania, cioè per le rotte domestiche francesi e tedesche, i rincari negli stessi anni sono stati invece del 17% e 16% nel primo caso e di poco più dell’8% e del 7% nel secondo.
La crescita dei prezzi sulle rotte italiane
Incrementi medi nel confronto con l'anno precedente
I voli internazionali
Veniamo quindi ai voli internazionali. Anche in questo caso, sempre prendendo a riferimento gli incrementi medi dei prezzi nel confronto con l’anno precedente, risulta evidente un prima o un dopo. Tra il 2015 e il 2019 i prezzi del trasporto aereo internazionale risultavano in calo o subivano lievi rialzi.
Poi nel 2020 è arrivato il crollo, prima delle risalita dei prezzi che nel caso dell’Italia è stata ancora più accentuata rispetto a quanto osservato per i voli nazionali: nel 2022 per i voli internazionali gli italiani hanno speso in media l’86% in più rispetto al 2021, contro il 25% di rincaro per i francesi e il 12% per i tedeschi. Anche se dal 2023 in avanti gli incrementi annui sono stati molto più contenuti, bisogna ricordare che sono calcolati sempre ciascuno sull’anno precedente, e che quindi risentono ancora di quella fiammata dei prezzi del 2022, la più alta sperimentata in Europa.
La crescita dei prezzi sulle rotte estere
Incrementi medi nel confronto con l'anno precedente
Cosa succede ora
Dopo settimane di rialzi, il prezzo del jet fuel, il carburante per aerei, ha cominciato a scendere. Se la crisi dei mesi scorsi aveva innescato una carenza di carburante, con conseguenti difficoltà delle compagnie aeree e lo spettro di riduzioni di voli e collegamenti, con la tregua tra Usa e Iran e la parziale riapertura dello Stretto il petrolio è sceso sotto i livelli di guardia. Il jet fuel continua a costare circa il 30% in più rispetto allo scorso anno, ma un ridimensionamento c’è stato, al confronto con i mesi più duri.
La distensione però non si è tradotta in un calo dei prezzi dei biglietti, complice anche l’arrivo dell’estate che accresce la domanda e spinge i prezzi verso l’alto, soprattutto per le destinazioni mediterranee. I dati Istat confermano che nel 2026 c’è stata una nuova ondata di aumenti sui voli nazionali, nonostante gran parte del carburante utilizzato nel primo semestre di quest’anno fosse stato acquistato a prezzi calmierati, ben prima dell’inizio dei bombardamenti nel Golfo. I rincari sono stati avvertiti soprattutto per le rotte nazionali.
A giugno i prezzi sono saliti in media del 18% rispetto alla media dell’intero 2025 e del 38% nel confronto con maggio: l’inflazione sui voli però deve probabilmente ancora arrivare con il picco di agosto.
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