Nel secondo Fed Day del 2025, che si è concluso con la decisione della banca centrale americana di lasciare i tassi di interesse di nuovo fermi al range compreso tra il 4,25% e il 4,5%, a dispetto degli appelli di Donald Trump, Jerome Powell ha proferito una parola che non è sfuggita a Wall Street e ai mercati finanziari mondiali.
Tutto concentrato a spiegare l’annuncio sui tassi della Fed, ma anche il nuovo dot plot e le nuove proiezioni economiche sul PIL e sull’inflazione USA, durante la conferenza stampa indetta per rispondere alle domande dei giornalisti il banchiere centrale ha rilasciato una dichiarazione che ha sconcertato non poco la comunità degli strategist e degli economisti.
Non era proprio il caso di dirla, quella parola, ha commentato qualcuno, mentre altri hanno perdonato la “gaffe” di Jerome Powell. Detto questo, il fatto che ci sia un precedente non aiuta. La verità, concordano tutti, è che il numero uno della Federal Reserve avrebbe dovuto fare più attenzione, in un contesto che lui stesso, a causa dei dazi imposti dall’amministrazione USA di Donald Trump contro le maggiori economie del mondo, ha descritto di maggiore incertezza.
leggi anche
Tassi Fed ancora fermi, ma Powell sforna mossa sul QT. Nuovo dot plot, quanti tagli nel 2025
Inflazione, quell’aggettivo che ha macchiato la reputazione sia della Fed che della BCE di Lagarde
Il termine che il numero uno della Fed Jerome Powell ha proferito è “transitorio”: un aggettivo che ha fatto la storia della politica monetaria americana, e in senso decisamente negativo, così come quella della BCE.
L’aggettivo venne infatti proferito più volte, non solo da Powell, ma anche dalla presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde alla fine del 2021, quasi quattro anni fa, mesi prima che l’ordine mondiale venisse stravolto dallo scoppio della guerra in Ucraina, il 24 febbraio 2022.
Erano i tempi in cui, dopo i mesi terribili del lockdown imposto da diversi governi di tutto il mondo per arginare la pandemia Covid-19, esplosa nel marzo del 2020, a uscire dal periodo doloroso di quarantena non erano solo i consumatori di tutto il mondo, ma l’intera economia globale, che riapriva i battenti, pronta a soddisfare una domanda di beni e soprattutto di servizi che era rimasta soffocata per troppo tempo.
leggi anche
Calendario riunioni Fed 2026, le date da segnare
Quando sia Powell che Lagarde dissero che l’inflazione era transitoria
Era finalmente iniziata la fase di reopening dell’economia che, inevitabilmente, si era tradotta in una crescita rapida della domanda e in una evidente difficoltà da parte dell’offerta a soddisfare le improvvise richieste in arrivo. Le catene di approviggionamento si inceppavano, i prezzi iniziavano a salire.
Nessuna paura, avevano tuttavia rassicurato sia Powell che Lagarde a chi temeva che l’inflazione, in quel contesto, avrebbe rischiato di infiammarsi. Il rialzo dei prezzi, rispondevano i due banchieri centrali, si stava manifestando, ma si sarebbe rivelato un fenomeno “transitorio”: “transitory”, in inglese.
Quell’aggettivo si era confermato alla fine del 2021 una sorta di ritornello, ripetuto meccanicamente sia da Powell che dai suoi colleghi, che si erano armati di pazienza spiegando ai mercati che, dopo la febbre fisiologica successiva al reopening dell’economia, la domanda si sarebbe indebolita. Il tasso di inflazione USA aveva appena superato il target del 2%.
Certo, a difesa di Powell e di Lagarde si può dire che nessuno avrebbe potuto prevedere il cigno nero della guerra in Ucraina che si sarebbe presentato qualche mese dopo, agli inizi del 2022, infiammando l’inflazione in tutto il mondo.
Powell si ritrovò a quel punto alle prese con una impennata dell’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo che schizzò negli Stati Uniti fino al 9%, costringendo la Fed a lanciarsi in una corsa quasi disperata per alzare i tassi, che si sarebbe rivelata la più aggressiva dall’inizio degli anni ’80. Negli anni 2022-2023, quando sia la BCE di Christine Lagarde che la Fed di Jerome Powell alzarono in modo incessante i tassi di interesse, rispettivamente dell’area euro e degli Stati Uniti, furono di conseguenza molti a rinfacciare a entrambi i presidenti delle banche centrali quell’aggettivo con cui avevano definito l’inflazione: “transitoria”.
leggi anche
BCE, Lagarde annuncia la conta dei danni dei dazi Trump. Ecco la mazzata su PIL euro e inflazione
Powell, effetto dazi Trump su inflazione “transitorio”. El-Erian: mi aspettavo più umiltà dopo il grande errore
Di conseguenza a molti, in questo secondo Fed Day del 2025 non è sfuggita la leggerezza, secondo i critici, con cui Powell è tornata a proferire questa parola, accostandola tra l’altro di nuovo all’inflazione.
Durante la conferenza stampa indetta per commentare la decisione sui tassi sui fed funds USA, nello spiegare le nuove stime elaborate dallo staff della Fed, che indicano ora una crescita del PIL USA più lenta e una inflazione rivista al rialzo, Powell ha sottolineato, di fatto, che le previsioni presentano una situazione in cui un qualsiasi balzo dei prezzi USA provocato dall’imposizione dei dazi dalla seconda amministrazione di Donald Trump sarà probabilmente di breve durata.
Dunque, gli ha chiesto qualcuno, memore del grande errore della fine del 2021 che, di fatto, ha macchiato la reputazione della Banca centrale USA così come di quella europea, la Fed è tornata di nuovo a pensare a una inflazione “transitoria”?
Powell ha così risposto: “Credo che sia questo in qualche modo lo scenario di base. Ma, così come ho detto, non lo possiamo davvero sapere. Dobbiamo vedere come si evolveranno le cose”.
Stando al nuovo outlook del FOMC, ovvero dal braccio di politica monetaria della Fed, l’inflazione USA crescerà nel corso del 2025 del 2,8% su base annua, per poi fare un veloce dietrofront e salire ai ritmi del 2,2% e del 2% negli anni successivi: il che significa che, di fatto, secondo la banca centrale americana l’accelerazione delle pressioni inflazionistiche provocata dai dazi di Trump non durerà molto.
Powell ha affermato anche che, in alcuni casi, è possibile anche non concentrarsi troppo sull’inflazione, “senza che ci sia alcun intervento da parte nostra, nel caso in cui sia transitoria. Questo può essere vero nel caso dell’inflazione provocata dai dazi ”. Sarà.
Le dichiarazioni di Jerome Powell sono state tuttavia prontamente bocciate da Mohamed El-Erian, responsabile della divisione di consulenza economica di Allianz, che ha scritto così in un post sui social: “Mi aspettavo che, soprattutto dopo quel grande errore commesso all’inizio di questo decennio, e considerate tutte le attuali incertezze, alcuni funzionari della Fed avrebbero mostrato maggiore umiltà. È semplicemente troppo presto affermare che gli effetti inflazionistici saranno transitori, soprattutto se si considera che le imprese e le famiglie si ricordano ancora bene di quell’elevata inflazione che non venne anticipata”. E non finisce qui, visto che è stato lo stesso dot plot della Federal Reserve a far venire più di un dubbio a diversi operati ed esperti di mercato. Forse, l’ipotesi che da un momento all’altro potrebbero piombare sui mercati nuovi cigni neri, non dovrebbe essere sottovalutata dalla Fed, così come neanche dalla BCE: tanto che alcuni di loro sono stati già presentati.