Famosa catena di lusso, con 132 anni di storia, chiude altri negozi in tutto il mondo

Ilena D’Errico

25 Maggio 2026 - 23:05

È un momento difficile anche per le catene di lusso, compreso il colosso francese con 132 anni di storia alle spalle, alle prese con chiusure in tutto il mondo.

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Il settore del lusso è indubbiamente quello che regge meglio gli shock economici, soprattutto quando si tratta di prodotti fortemente di nicchia e marchi storici, quasi completamente slegati dalle normali logiche di mercato. Questi ultimi anni turbolenti, però, ci hanno insegnato che neanche i brand di lusso sono immuni alla crisi, soprattutto quando si tratta di catene che non operano una vera segmentazione dell’offerta e dei loro rivenditori, più esposti ai cambiamenti nella vita dei consumatori.

Tuttavia, anche questa distinzione diventa meno rilevante oggi che persino Ferrari affronta qualche intoppo, interrompendo la crescita continua con il primo calo delle vendite negli ultimi 10 anni. Si può solo immaginare quale sia quindi la situazione per i rivenditori di brand di lusso che si rivolgono a una clientela più ampia e se non si riesce bastano i fatti. I grandi magazzini di lusso che stanno chiudendo punti vendita in tutto il mondo sono sempre di più, in ultimo la catena francese Galeries Lafayette, nel pieno di una profonda riorganizzazione. Non è certo prossima al fallimento, anzi si dice fiduciosa di poter esplorare nuove opportunità, ma è comunque stata costretta ad abbassare le saracinesche su numerose sedi in tutto il mondo.

Famosa catena di lusso, con 132 anni di storia, chiude altri negozi in tutto il mondo

Galeries Lafayette non è certo una nuova arrivata nella rivendita di lusso e anche per questo le sue difficoltà fanno tremare le prospettive future per l’intero settore. La catena parigina ha ben 132 anni di storia alle spalle e gestisce all’incirca 310 negozi in tutto il mondo, anche se non è facile tenere il conto con le chiusure dell’ultimo periodo. Galeries Lafayette ha annunciato proprio in questi giorni la chiusura della sede di Pechino il 27 maggio 2026, scomparendo dalla capitale cinese per la prima volta in 13 anni di presenza assidua.

Resteranno invece attivi, almeno per il momento, gli altri negozi presenti nel Paese, soprattutto perché si tratta di punti vendita più piccoli, adatti alla nuova strategia della catena. Galeries Lafayette sta infatti rivolgendo lo sguardo a formati più snelli, più efficienti da gestire e meno dispendiosi. Al contempo, ha deciso di rinunciare a parte dei punti vendita principali, nell’ambito di una più ampia riduzione della presenza fisica della catena a livello globale.

Qualche mese fa, per esempio, ha chiuso l’altro flagship cinese, quello di Macao, preceduto da quello di Chongqing, mentre nel corso del 2025 i clienti francesi hanno salutato i negozi di Marsiglia e Rosny-sous-Bois. Il numero di chiusure nel Paese sembra presagire anche un allontanamento dal mercato cinese, ma i vertici dell’azienda hanno rassicurato la clientela sul punto. Il Ceo Arthur Lemoine e il suo vice Alexandre Liot hanno rilasciato un comunicato congiunto confermando che l’azienda continuerà a gestire i negozi di Shanghai e Shenzen.

Un problema più ampio

La rassicurazione è comunque parziale, visto che altre catene di lusso stanno patendo la stessa sorte, ognuna in misura diversa. Saks Global, per esempio, ha attivato la procedura fallimentare di ristrutturazione ai sensi del Chapter 11 e chiuso numerosi negozi. Nordstrom, invece, ha chiuso i grandi magazzini per affidarsi principalmente al retail, mentre Macy’s si appresta alla chiusura di ben 150 sedi. Insomma, Galeries Lafayette gode ancora di una posizione abbastanza stabile grazie alla sua longevità e può impegnarsi per la ripresa, ma è evidente che l’instabilità è elevata.

Soltanto i marchi del cosiddetto “ultra-lusso” come Ferrari possono davvero dirsi al sicuro, per quanto non immuni alle sfide. Lo confermano gli analisti di Gam, che vedono un rallentamento nel mercato di lusso, per lo più legato alla crisi in Medio Oriente, portato avanti soprattutto dalla stabile domanda statunitense e dalla ripresa cinese. Europa e Giappone sono in coda, ma lo scenario è ancora altamente instabile. Il 2026 “continua a oscillare tra quello che potrebbe essere il miglior anno dal 2023 o il peggiore dal 2020”.