Kingston Technology è una delle aziende tech più importanti e prestigiose al mondo. Ma la sua storia è ricca di incredibili colpi di scena
Uno dei principi cardine per fare successo in campo finanziario è quello di comprare a basso prezzo e rivendere a una cifra molto più alta. È il concetto di plusvalenza che investitori (e non) conoscono bene.
Nella lunga storia delle plusvalenze, però, ce n’è una che, per come è arrivata e per la sua portata, rischia di superare tutte le altre. Ovvero quella di Kingston Technology, azienda fondata da due immigrati asiatici che hanno venduto la loro creazione per 1,5 miliardi di dollari (circa 1,3 miliardi di euro), per poi ricomprarla a 450 milioni di dollari (circa 393 milioni di euro) e trasformarla in un colosso che oggi vale circa 150 miliardi di dollari, pari a 131 miliardi di euro.
La nascita di Kingston Technology e il “Lunedì nero” del 1987
John Tu e David Sun, le menti dietro a Kingston Technology, si conobbero su un campo di basket di Los Angeles negli anni ‘80, entrambi ingegneri immigrati (Tu dalla Cina e Sun da Taiwan) in cerca di fortuna in California.
Dalla passione per la pallacanestro nacque un’amicizia che li portò a fondare Camintonn, azienda specializzata nella produzione di slot di memoria per i primi personal computer. Il progetto ebbe subito successo e i due vendettero la loro creazione ad AST Research per 6 milioni di dollari (5,2 milioni di euro).
La loro fortuna, però, andò in fumo durante il famoso “Lunedì Nero” di Wall Street dell’ottobre 1987 in cui il Dow Jones perse il 22,6% in una sola sessione.
Tu e Sun non si persero d’animo e in quello stesso anno si ritrovarono in un garage di Fountain Valley per fondare la “nuova” Kingston Technology, nome ispirato al gruppo musicale The Kingston Trio.
Un’idea da 1,5 miliardi di dollari
I due amici ingegneri optarono per una soluzione particolare per l’epoca. Invece di creare dei chip di memoria, decisero di acquistarli da altri produttori per poi assemblarli su prodotti di uso comune come le slot di memoria dei PC, le SSD e le unità flash.
L’idea funzionò e in appena 9 anni di lavoro Kingston raggiunse la quotazione di 1,8 miliardi di dollari (1,57 miliardi di euro). Per comprare l’80% di quelle quote, la giapponese SoftBank fu costretta a spendere 1,5 miliardi di dollari (1,3 miliardi di euro).
Il ritorno a sorpresa e il boom definitivo
Le sorprese, però, non erano ancora finite. Nel 1999 SoftBank decise di tornare indietro suoi suoi passi. Erano gli anni della bolla delle dot-com e la multinazionale nipponica aveva bisogno di capitali da investire nel nuovo business di internet.
Per trovarli offrì a Sun e Tu di ricomprare le loro vecchie quote. Il prezzo, però, questa volta era ben diverso: circa 450 milioni di dollari (393 milioni di euro).
Il resto è storia recente. Rientrati nel 1999 in totale controllo della loro creazione, i due ingegneri (entrambi proprietari al 50%), trasformarono Kingston Technology in un colosso da circa 14,4 miliardi di dollari di fatturato annuo. Un colosso che Forbes ha inserito al 28esimo posto nella classifica delle più importanti aziende private a Stelle e Strisce, con un valore stimato in circa 150 miliardi di dollari.