Fa smart working il 12% dei lavoratori italiani

Alberto De Pasquale

25/06/2024

Ma la Germania ha il doppio degli occupati da remoto e ne aveva di più già nel 2019. Livelli di lavoro da casa più alti anche in Francia e Spagna.

Fa smart working il 12% dei lavoratori italiani

Qualche anno fa era una sperimentazione riservata a pochi. Poi nel 2020 è diventato all’improvviso la regola per quasi un lavoratore su cinque, mentre oggi il lavoro a distanza, o smart working, se si preferisce usare lo pseudo anglicismo con cui è conosciuto in Italia, è cresciuto pur risultando ancora poco praticato. Soprattutto quando si fa un confronto con gli altri principali paesi europei.

Nel 2023 il 12% degli occupati italiani ha lavorato almeno parzialmente da casa, riuscendo a conciliare più agilmente i tempi della giornata, ottenendo più flessibilità e risparmiando tempo e denaro grazie agli spostamenti casa-lavoro evitati. Il dato emerge dal Rapporto Bes 2023 dell’Istat, secondo cui si tratta di «un valore molto più alto di quelli pre-pandemici» e che suggerisce come lo smart working possa «aver assunto carattere strutturale». Senz’altro qualcosa si è mosso, considerando il contesto italiano di partenza.

Fino al 2019 il lavoro da casa ha riguardato una fetta molto limitata di lavoratori italiani, di poco superiore al 5%. Nel marzo 2020 le restrizioni previste con la gestione della pandemia hanno portato a un repentino passaggio al lavoro da casa: nel secondo trimestre 2020 la quota di lavoratori che hanno lavorato da casa almeno un giorno a settimana è salita al 19,3%. Da pratica ristretta a pochi, il cosiddetto smart working è esploso all’improvviso per motivi di necessità, comportando anche qualche disagio tecnico e organizzativo, soprattutto per chi non ha avuto a disposizione spazi e mezzi adatti per ricavare in casa una postazione dove lavorare.

Il 19,3% di lavoratori italiani “in smart” nel picco dell’emergenza e il dato sul 12% attuale, in condizioni per così dire stabilizzate, sono da tenere ben in mente nel momento in cui si decide di fare un confronto con il resto d’Europa. Perché sono valori molto simili a quelli di Francia e Germania, anche se in momenti diversi: rispettivamente oggi e prima della pandemia.

Secondo Destatis, l’ufficio federale di statistica tedesco, in Germania già nel 2019 lavorava da casa il 12,9% degli occupati, mentre nel 2020 il dato è naturalmente salito, al 21%. Tuttavia, mentre in Italia, rientrata l’emergenza, il ricorso al lavoro da casa è sceso di parecchio, pur mantenendosi su livelli più alti rispetto al pre-pandemia, in Germania lo smart working si è affermato ed è cresciuto. Sempre secondo Destatis, nel 2022 il 24,2% dei tedeschi ha in qualche misura lavorato da casa. Il dato è stato confermato, anche per il 2023, dall’Ifo Institute di Monaco di Baviera.

Anche secondo l’Insee, l’istituto nazionale di statistica francese, il lavoro da casa è ormai diventata un’abitudine, iniziata con la pandemia, e ora «consolidata fra i dipendenti», che nel 2023 ha riguardato il 18,8% dei lavoratori in Francia. Un valore che in Italia è stato toccato solamente quando non c’erano alternative al lavoro da casa. Pure in Spagna il “teletrabajo" risulta più diffuso rispetto allo smart working italiano. Secondo l’Istituto nazionale di statistica spagnolo Ine, il 13,8% della popolazione occupata tra i 16 e i 74 anni ha lavorato da casa nel 2023, con punte del 24% nella Comunidad de Madrid. Dal report Istat risulta che in Italia la regione leader per il lavoro agile è il Lazio, dove è diffuso tra il 20,9% dei lavoratori, seguita da Lombardia al 15,6% e Liguria al 14,9%. Fanalino di coda la Puglia (5,4%).