Euro-dollaro: le previsioni per il 2025 tra effetto Trump e tassi BCE

Laura Naka Antonelli

8 Dicembre 2024 - 18:14

Euro-dollaro: tra tassi BCE e Fed e la seconda amministrazione Trump, quale sarà il trend dell’euro-dollaro nel 2025? Le previsioni.

Euro-dollaro (EUR-USD): cosa succederà al rapporto tra le due valute nel corso del 2025?

L’euro è destinato a scivolare alla parità nei confronti della valuta americana e a scendere anche, come hanno pronosticato alcuni esperti, al di sotto del rapporto 1:1? nei confronti del biglietto verde?

Di Super dollaro in questo 2024 si è parlato più volte, e ancora di più a seguito dell’esito delle Elezioni USA del 5 novembre scorso, che hanno decretato la vittoria del tycoon repubblicano Donald Trump contro la rivale democratica Kamala Harris.

Senza alcuna ombra di dubbio, il fattore Trump sarà il grande market mover del dollaro, l’anno prossimo, condizionando di conseguenza anche le prospettive per il trend della moneta unica.

Ma market mover determinante sarà anche la direzione dei tassi di interesse in Eurozona e negli Stati Uniti (innegabilmente condizionata dalle condizioni di salute delle rispettive economie e dunque dagli effetti, tra gli altri, delle stesse politiche economiche che saranno varate dall’amministrazione Trump), in un momento in cui la divergenza tra le politiche monetarie della BCE e della Fed si sta ampliando.

Euro-dollaro (EUR-USD): il verdetto di UniCredit

A presentare l’outlook sul trend dell’euro-dollaro nel corso del 2025 sono stati gli analisti di UniCredit, nel report “The Compass 2025”.

Il verdetto si riassume in poche parole:

“Prevediamo che il dollaro statunitense brillerà nel 2025”.

I motivi sono quelli che stanno inducendo altri strategist a sfornare outlook positivi sul biglietto verde.

È probabile che la presidenza Trump porti un rialzo dell’inflazione”, hanno scritto gli esperti e, di conseguenza, che la Fed diventi dunque “più cauta” nell’allentare la restrizione monetaria.

Incideranno anche “ le maggiori tensioni commerciali con Cina ed Europa e una politica estera statunitense più isolazionista, tutti fattori che preludono a una forte domanda di dollaro”. Dollaro che, vale la pena di ricordare, fa parte del club esclusivo degli asset considerati più sicuri al mondo.

I buy sulla valuta americana renderanno “difficile che le speranze di Trump di avere una valuta più debole si concretizzino”.

Altri assist pro-dollaro USA saranno i seguenti elementi:

  • Il mercato azionario.
  • I rendimenti sui Treasury più elevati rispetto alle curve di altri Paesi.
  • Il ruolo del biglietto verde come valuta rifugio in caso di aumento dell’avversione al rischio globale.

Di quanto potrà salire il dollaro? L’euro bucherà o no la parità?

Gli interrogativi, a questo punto, sono su quanto margine di rialzo abbia la moneta americana e, di conseguenza, a quale margine di ribasso faccia fronte l’euro.

La risposta data da UniCredit è la seguente: “Il livello di attuazione delle promesse elettorali di Trump e le relative tempistiche determineranno l’intensità dell’apprezzamento della divisa statunitense”.

Detto questo, gli analisti non sono neanche troppo bearish nei confronti dell’euro. A loro avviso, il calo del cambio EUR-USD “dovrebbe essere limitato al di sopra della parità, dato che le aspettative di mercato riguardo alle traiettorie di riduzione dei tassi della Fed e della BCE non si discostano molto dalle nostre”.

Le previsioni sul trend EUR-USD stilate da UniCredit Le previsioni sul trend EUR-USD stilate da UniCredit Euro verso la parità ma non al di sotto. Le previsioni sul trend delle principali valute per la fine del 2024 e l'intero 2025.

Di conseguenza, come riassume la tabella inclusa nel report di UniCredit “The Compass 2025”, nel caso specifico dell’euro-dollaro, le previsioni sono di una discesa, da un valore di $1,06 del 15 novembre 2024, a quota $1,05 nei primi tre mesi del nuovo anno.

Successivamente, si stima un EUR-USD in discesa a $1,04 nel secondo trimestre, a $1,03 nel terzo trimestre, e a $1,02 nel quarto trimestre del prossimo anno.

Niente crollo per l’euro, neanche con il fattore tassi BCE

Nessun crollo dell’euro, dunque, al di sotto della parità, segnalano gli esperti di Piazza Gae Aulenti.

Il motivo? Ricordando che l’EUR-USD ha toccato un minimo a 0,9536 a fine settembre 2022, gli analisti fanno notare che, per una flessione più marcata del rapporto di cambio, “servirebbe probabilmente uno spostamento dei differenziali dei tassi di interesse molto più a favore del dollaro”.

Per un euro invece più forte, “un ritorno molto al di sopra dei massimi del 2024, in prossimità di 1,12, richiederebbe un netto miglioramento delle prospettive economiche dI Eurozona rispetto agli Stati Uniti, scenario ancora meno probabile l’anno prossimo”. Così meno probabile che non è escluso che la BCE di Christine Lagarde, alle prese con i “crescenti rischi per le prospettive del mercato del lavoro e la rapida disinflazione, abbandoni a breve la sua politica monetaria restrittiva”.

L’outlook di UniCredit per la direzione dei tassi da parte dell’Eurotower è infatti di “tagli consecutivi di 25 punti base nelle prossime riunioni fino a marzo, quando è probabile che il tasso sui depositi raggiunga il 2,50%, un livello che la maggioranza dei membri del Consiglio Direttivo sembra considerare sostanzialmente neutrale”. Occhio, a tal proposito, alla prossima mossa attesa la prossima settimana da Francoforte.

L’Eurotower dovrebbe continuare poi a sforbiciare il costo del denaro dell’area euro, come è emerso dall’outlook presentato sempre da Piazza Gae Aulenti, relativo alla dinamica della politica monetaria.

Effetto Trump sul dollaro già in parte prezzato

Detto questo, parte dell’effetto Trump sarebbe stato già prezzato dai mercati:

“Il dollaro ha già registrato un rally poiché gli investitori hanno cavalcato parte del cosiddetto «Trump trade», come evidenziato dal tono generalmente positivo con cui i mercati hanno accolto la vittoria di Trump, nelle settimane immediatamente successive alle elezioni statunitensi”.

L’euro potrebbe inoltre beneficiare dei timori degli investitori per la traiettoria dei conti pubblici degli Stati Uniti, alle prese con la spina del deficit-PIL che, con la politica fiscale espansiva di Donald Trump, dovrebbe puntare ancora di più verso l’alto.

Proprio questo fattore, ovvero la paura per la direzione del deficit USA, limiterà probabilmente secondo UniCredit il ribasso del cambio EUR/USD, pesando “sulla valuta statunitense nei prossimi anni”.

La leadership del dollaro rimarrà intatta

In ogni caso gli esperti hanno rigettato l’ipotesi che il biglietto verde perda lo status di leadership, grazie al suo DNA di riserva valutaria più detenuta dalle banche centrali di tutto il mondo, a dispetto delle manovre del gruppo allargato BRICS+, che include Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti: tutte economie che puntano “a ridurre il ruolo del dollaro nel sistema finanziario internazionale, promuovendo al contempo un uso più esteso del CNY (yuan cinese)”.

“Nel breve termine è improbabile che lo status internazionale del dollaro sia minacciato in modo significativo. La storia dimostra che le valute delle riserve globali mostrano una certa inerzia; il loro rafforzamento è spesso in linea con l’ascesa dei loro emittenti, ma il loro declino non ne seguenecessariamente la scia. Anche se la Pax Americana verrà meno, gli Stati Uniti continueranno a essere la principale potenza globale, e la loro valuta manterrà la supremazia nel sistema monetario internazionale. Il dollaro statunitense rimane di gran lunga la valuta più utilizzata per quanto riguarda riserve valutarie, pagamenti internazionali, debito mondiale e fatture del commercio estero. L’euro costituisce il 20% circa delle riserve globali, mentre il CNY segue con un modesto 2% (i dati SWIFT mostrano che solo il 2,2% deipagamenti globali sono effettuati in renminbi)”.