Etna, perché la cenere vulcanica blocca gli aerei. Cosa può succedere in volo

Emanuela Ceccarelli

14 Agosto 2026 - 10:42

Perché l’eruzione dell’Etna e la cenere vulcanica bloccano i voli? Ecco cosa succede ai motori a reazione in alta quota.

Etna, perché la cenere vulcanica blocca gli aerei. Cosa può succedere in volo

Centinaia di voli cancellati e migliaia di turisti bloccati negli scali siciliani: l’ennesima eruzione dell’Etna sta causando notevoli disagi al traffico aereo. Le autorità hanno dovuto sospendere le operazioni all’aeroporto di Catania dove, tra l’8 e l’11 agosto 2026, tra voli cancellati, mancati arrivi e partenze, sono saltati circa 700 collegamenti, con ben 400 cancellazioni solo in partenza.

Una situazione a dir poco atipica per i passeggeri, considerando che siamo abituati a pensare agli aerei come mezzi capaci di attraversare piogge battenti, turbolenze e persino forti temporali. Tuttavia, per comprendere il motivo della chiusura dello spazio aereo, occorre analizzare le caratteristiche fisiche della cenere eruttata dall’Etna e il modo con cui questa interagisce con la meccanica dei propulsori a reazione.

Perché la cenere vulcanica crea problemi ai motori a reazione

A differenza della comune polvere o delle gocce d’acqua che compongono le normali nubi meteorologiche, la cenere che fuoriesce da un vulcano durante una fase eruttiva è composta da microscopici frammenti di roccia, minerali e vetro vulcanico. Queste particelle, generate dalla violenta frammentazione del magma, sono estremamente abrasive e dure.

Quando un aereo attraversa un’area contaminata, i suoi turbofan aspirano enormi quantitativi d’aria per generare la spinta. Insieme al flusso d’aria, però, entrano nel propulsore miliardi di queste microparticelle. L’impatto ad alta velocità contro le pale del compressore e della turbina provoca un grave effetto abrasivo, erodendo le componenti metalliche e alterando i flussi d’aria interni necessari al funzionamento del motore.

Il rischio più alto si concentra nella parte più calda del propulsore. All’interno della camera di combustione le temperature raggiungono valori elevatissimi, tali da superare il punto di fusione dei materiali rocciosi che compongono la cenere. In queste condizioni, la componente minerale si scioglie all’istante, trasformandosi in una massa fluida che va a depositarsi sulle palette della turbina e sugli ugelli. Raffreddandosi rapidamente man mano che scorre verso l’esterno, questo materiale si vetrifica, bloccando i condotti interni e causando la perdita di spinta o, nei casi peggiori, lo spegnimento improvviso del motore.

I rischi nascosti per la cabina e i sensori di bordo

I danni causati dalla cenere vulcanica non si limitano all’apparato propulsivo. L’azione abrasiva delle particelle in sospensione può graffiare la superficie esterna del parabrezza della cabina di pilotaggio, riducendo drasticamente la trasparenza e ostacolando la visibilità dei piloti durante le manovre di atterraggio.

Inoltre, il pulviscolo roccioso rischia di ostruire i sensori esterni dell’aeromobile, inclusi i tubi di Pitot (fondamentali per misurare la velocità dell’aria) e di contaminare i circuiti dei sistemi elettrici, idraulici e pneumatici. Alla luce di queste criticità, appare evidente che la presenza di cenere ad alta quota imponga l’adozione di rotte alternative o il fermo precauzionale delle operazioni di volo, come sta accadendo a Catania.

Aeroporti in tilt: il ruolo dei venti e la cenere sulle piste

Il caso catanese è peculiare anche per la posizione geografica della città, situata proprio alle pendici dell’Etna. L’aeroporto è infatti soggetto al rischio costante legato alle fasi eruttive del vulcano. Tuttavia, non ogni evento eruttivo determina la chiusura automatica dello spazio aereo. Le valutazioni effettuate dall’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) e dalle autorità aeronautiche dipendono infatti da una serie di variabili:

-* Il volume del materiale emesso;

  • La quota raggiunta dalla colonna eruttiva;
  • La concentrazione delle particelle;
  • Le condizioni meteorologiche;
  • La direzione e l’intensità dei venti.

Un ulteriore elemento preso in esame è la ricaduta della cenere al suolo. Quando i granuli minerali si depositano sulla pista di decollo e atterraggio, la superficie perde l’aderenza necessaria per garantire le manovre a terra in sicurezza. Per ripristinare l’operatività dello scalo occorrono quindi complesse procedure di pulizia e bonifica dell’asfalto, con inevitabili ripercussioni sulla programmazione dei voli.

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