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Cosa sono gli ETF e come funzionano? La guida

Claudia Cervi

19 Giugno 2023 - 09:41

Cosa sono gli ETF e come funzionano? Ecco come e perché investire negli exchange traded fund in una guida completa.

Cosa sono gli ETF e come funzionano? La guida

Capire cosa sono gli ETF e come funzionano è fondamentale per investire in modo diversificato con costi contenuti.

Gli Exchange Traded Fund sono fondi negoziati in borsa, simili alle azioni, che mirano a replicare gli indici azionari, obbligazionari o di materie prime. Si tratta di prodotti finanziari tra i più innovativi e di successo degli ultimi decenni, nati negli anni ’90 negli Stati Uniti e disponibili in Italia su ETFplus dal 2002.

Questa guida, in collaborazione con gli esperti di XTB, approfondisce nel dettaglio cosa sono gli ETF e come funzionano, le loro caratteristiche, i rischi, i vantaggi e i potenziali guadagni.

In parole semplici:

  • un ETF è un paniere di titoli, le cui quote sono vendute in borsa proprio come avviene per le azioni;
  • gli ETF permettono di diversificare il portafoglio in modo conveniente;
  • gli ETF hanno una gestione passiva e replicano la performance di un mercato senza cercare di batterla.

XTB è un broker di investimento one stop shop di livello mondiale, con una presenza globale in oltre 13 paesi, autorizzato regolamentato dalle principali istituzioni di regolamentazione finanziaria. La piattaforma XTB offre l’accesso a più di 5.800 strumenti finanziari - sia strumenti con proprietà, azioni ed ETF reali, sia strumenti derivati di tipo CFD.

Cosa sono gli ETF

Gli Exchange Traded Fund (ETF) sono fondi di investimento o SICAV che replicano fedelmente l’andamento di titoli, obbligazioni, materie prime, criptovalute e altre classi di attività.

Sono le stesse società di gestione del risparmio (SGR) che emettono questi strumenti a stabilire il sottostante di riferimento, indicandone le caratteristiche nel prospetto informativo.

Con gli ETF, gli investitori possono seguire l’andamento di indici di mercato specifici, il cui valore è determinato dalla somma dei titoli che li compongono. Questo offre la possibilità di seguire indici come il Ftse Mib, il DAX o l’S&P500. Un ETF sull’indice MSCI World ha lo stesso portafoglio e quindi lo stesso risultato giornaliero di questo indice.

Esistono anche ETF correlati ad indicatori come l’indice di volatilità del Cboe o alle valute virtuali.

In altre parole, investire in ETF consente di partecipare a questi mercati con piccole somme, senza dover acquistare ciascun titolo individualmente.

Come funzionano gli ETF

Gli ETF puntano a replicare gli indici e li rendono investibili. Grazie alla vasta gamma di indici disponibili, è possibile scegliere tra una varietà di ETF che corrispondono ai propri obiettivi di investimento. Si può investire a lungo o breve termine, in diverse categorie di attività, regioni, paesi, settori o strategie.

Cosa indica il nome di un ETF

L’ETF prende il nome dall’indice che replica e fornisce informazioni sul provider, la normativa, la valuta e la classe di azioni.

Ad esempio, «iShares» è il nome di uno degli emittenti di ETF. «ACC» indica che l’ETF reinveste il reddito (accumulazione), mentre «D», «Dist» o «Dis» indicano che l’ETF distribuisce il reddito. L’acronimo «UCITS» indica che l’ETF rispetta le direttive europee per la tutela degli investitori privati, monitorate dalle autorità di sorveglianza nazionali. Queste direttive garantiscono standard di sicurezza e trasparenza.

Il sottostante (benchmark) degli ETF

È possibile utilizzare gli ETF per investire su numerosissimi indici di diverso tipo e natura, tra cui:

  • Indici obbligazionari, che possono essere titoli di stato o titoli di società private dell’area euro e non;
  • Indici azionari rappresentativi di singoli mercati e di intere aree geografiche, si potrà decidere di investire sull’indice italiano o su quello inglese;
  • Indici azionari dei mercati emergenti;
  • Indici azionari settoriali: in questo ambito rientrano i vari settori che hanno società quotate in Borsa e spaziano dal settore tecnologico fino ai servizi energetici;
  • Indici di materie prime: attraverso i cosiddetti ETC (Exchange Traded Commodities) si potrà in questo modo investire anche su oro o argento, beni rifugio e adatti ai momenti di mercato laterale;
  • Indici azionari style;
  • Indici di società immobiliari e di private equity.

Le possibilità di investimento con gli ETF sono tra le più vaste e permettono di investire su qualsiasi strumento finanziario.

L’offerta mondiale di ETF è inoltre in continuo aumento grazie ai bassi costi di gestione e la minore incertezza sul rendimento rispetto ai normali fondi comuni di investimento.

ETF criptovalute: cosa sono

Oltre a quelli visti nel precedente paragrafo, il sottostante degli ETF può essere anche una criptovaluta.

Il primo ETF criptovaluta è stato ETF Bitcoin, lanciato il 26 ottobre 2021 da ProShares e quotato al NYSE, la borsa di New York, sotto il nome BITO.

Gli ETF criptovaluta sono un’alternativa all’investimento diretto in criptovalute e sono adatti agli investitori poco avvezzi all’utilizzo della tecnologia blockchain.
Attraverso un ETF che replica il valore dei token digitali sottostanti, l’investitore può partecipare al mercato crypto con uno strumento scambiato esattamente come le azioni ordinarie, anche se con maggiore volatilità.

Le caratteristiche degli ETF

Prima di investire in un ETF è importante capire quali sono le caratteristiche da prendere in considerazione:

  • la strategia di replica del sottostante, che può essere fisica o sintetica (per i meno esperti meglio scegliere la prima);
  • la liquidità del fondo;
  • la valuta di riferimento;
  • la società che gestisce il fondo;
  • il costo. Gli ETF sono meno costosi dei fondi tradizionali in termini di costi di gestione che sono in genere nell’ordine dello 0,10% annuo sul capitale investito contro un costo che spesso si avvicina all’1% nel caso dei fondi tradizionali: un elemento decisivo soprattutto in un’epoca di bassi rendimenti in cui i costi di gestione possono trasformare in perdite i già magri profitti.
  • il rendimento (con la distinzione tra ETF ad accumulazione e ETF a distribuzione).

ETF, quanto rendono?

Abbiamo visto che il rendimento di un ETF è molto simile o identico all’andamento dell’indice o del paniere sottostante (il benchmark), detratti i costi di gestione.
Prima di tutto occorre fare una distinzione tra ETF ad accumulazione e ETF a distribuzione. Nel primo caso, i dividendi incassati dal gestore del fondo vengono reinvestiti nello stesso prodotto, mentre nel secondo caso i gestori distribuiscono i proventi con la periodicità stabilita nel prospetto informativo. E’ chiaro dunque che il rendimento può variare in base alla modalità di ridistribuzione delle performance.

Per stabilire quanto rendono gli ETF occorre poi fare riferimento al NAV (acronimo di net asset value o valore patrimoniale netto). Il NAV rappresenta la differenza tra il valore delle attività e le passività del fondo (incluse le commissioni incassate dalla società di gestione), rapportata al totale delle quote in circolazione. Viene calcolato una volta sola nel corso della giornata, alla chiusura del mercato. Per tale motivo può differire dal prezzo dell’ETF.
In parole semplici, il NAV offre all’investitore una fotografia giornaliera del valore dell’investimento ed è utile per quantificare il rendimento del portafoglio nel caso di vendita o rimborso delle quote.

I vantaggi degli ETF

Gli ETF sono strumenti decisamente vantaggiosi tenendo conto che:

  • Hanno patrimonio autonomo dall’emittente.
  • Non hanno commissioni di ingresso o uscita ma solo di gestione (non legate alle performance) in genere molto basse (0,1-1,5%).
  • Tutti i profitti sugli ETF armonizzati sono tassati al 26%, a parte la componente derivante da ETF con sottostante titoli di Stato italiani ed europei per i quali è prevista l’aliquota del 12,5%
  • Possono pagare dividendi.
  • Sono estremamente liquidi e sono scambiabili in tempo reale come titoli azionari.
  • Con alcuni intermediari è possibile vendere ETF allo scoperto, cioè scommettendo sul ribasso degli stessi grazie all’utilizzo di CFD.
    È il caso di XTB, che permette ai propri clienti di esporsi al mercato sia al rialzo che al ribasso, puntando sugli ETF più adatti alla propria strategia di investimento.

Gli svantaggi di investire in ETF

Purtroppo non ci sono solo vantaggi: come per tutti gli strumenti finanziari esistono anche dei contro e, lo ricordiamo, nel mondo degli investimenti il rischio zero non esiste.
Il problema principale, infatti, risiede proprio nel rischio legato a questo strumento. Mediante la diversificazione si può provare a ridurre i rischi, ma non cancellarli del tutto. Il sottostante potrebbe non performare nel modo che avevamo preventivato e portare a perdite considerevoli.

Gli ETF si possono sottoscrivere solo tramite mercato secondario, ciò comporta l’impossibilità di creare un proprio paniere, ma il vincolo ad investire in un paniere che è già stato creato e che non è possibile cambiare.
In questi panieri possono essere incluse anche società con bilanci problematici e considerate meno valide.

Tassazione ETF

Il tema della tassazione degli ETF in Italia è piuttosto complesso nel caso in cui il calcolo si determinato con il regime dichiarativo.

La tassazione degli ETF con il regime dichiarativo varia infatti:

  • in base alla tipologia di ETF detenuto in portafoglio, con una distinzione tra ETF armonizzati ed ETF non armonizzati;
  • in base alla realizzazione di una plusvalenza ovvero di una minusvalenza.

Con riferimento al primo punto, si definiscono ETF armonizzati quelli conformi alle direttive europee (sono quindi quotati sulle Borse europee). Al contrario, gli ETF non armonizzati non sono conformi alle direttive europee e sono quotati su altri mercati.

Le plusvalenze da ETF non armonizzati rientrano tra i redditi ordinari e si sommano alla base imponibile su cui applicare l’aliquota marginale, variabile in base allo scaglione di reddito IRPEF.

Le plusvalenze da ETF armonizzati sono invece trattate come redditi da capitale (che siano dividendi o plusvalenze da cessione a un prezzo maggiore del prezzo di acquisto), tassate all’aliquota del 26%.

Le minusvalenze , che si realizzano quando vendiamo a un prezzo inferiore a quello di acquisto, sono considerate dal fisco italiano come redditi diversi: non possono essere compensate con le plusvalenze realizzate con ETF ma solo con le plusvalenze realizzate con azioni, opzioni, futures, cfd, forex, ecc.

Si tratta di un notevole svantaggio in termini di equità fiscale.

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Questo articolo fa parte delle Guide della sezione Money Academy.

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