Gli elementi fissi della retribuzione sono tutti quegli importi che spettano al dipendente in ogni periodo di paga, a prescindere dalla quantità e dalle caratteristiche dell’attività svolta.
I principali esempi in questo campo sono i minimi di paga base o minimi tabellari, l’E.D.R. (Elemento Distinto della Retribuzione) e l’indennità di contingenza, fissati dai singoli contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) e distinti di norma in base al livello di inquadramento del dipendente.
Esistono poi altri elementi fissi contemplati dai contratti collettivi territoriali o aziendali, oltre che da accordi individuali tra azienda e dipendente. Fanno parte di quest’ultimo gruppo i superminimi (assorbibili o meno), le indennità ad personam e quelle legate alla particolare funzione o mansione ricoperta dal lavoratore.
A tutto questo si aggiungono gli scatti di anzianità, la cui maturazione è legata agli anni di permanenza in azienda del dipendente. In sostanza, ogni scatto, definito in un importo lordo dal Ccnl applicato, matura decorso un certo periodo di tempo (fissato sempre dagli accordi collettivi) ad esempio coincidente con il biennio - triennio.
I contratti collettivi si preoccupano inoltre di individuare il numero massimo di scatti maturabili dal lavoratore. Così, ad esempio, il contratto collettivo Commercio e terziario - Confcommercio riconosce 10 scatti, ognuno di essi applicato decorsi tre anni di permanenza in azienda. Ciascun scatto è pari a:
- 25,46 euro per il livello quadro;
- 24,84 euro per il I livello;
- 22,83 euro per il II livello;
- 21,95 euro per il III livello;
- 20,66 euro per il IV livello;
- 20,30 euro per il V livello;
- 19,73 euro per il VI livello;
- 19,47 euro per il VII livello.
Nella gestione concreta degli scatti possono tuttavia verificarsi alcuni errori da parte del datore di lavoro o comunque di chi si occupa dell’elaborazione dei cedolini. Analizziamo in dettaglio gli elementi di attenzione e come evitare i problemi.
4 errori da evitare quando si gestiscono gli scatti di anzianità
Non procedere al ricalcolo degli scatti
Può accadere che il contratto collettivo preveda, in caso di cambio livello, il ricalcolo degli scatti di anzianità. In questi casi è necessario:
- Verificare l’importo di ogni singolo scatto in base al livello di inquadramento;
- Moltiplicare il singolo scatto per il numero di scatti maturati in base agli anni di anzianità aziendale.
Facciamo l’esempio di un dipendente inquadrato (in un ipotetico Ccnl) al livello 2° cui corrisponde uno scatto singolo di euro 25,00. Avendo maturato 3 scatti il valore totale ammonta a 25,00 * 3 = 75,00 euro.
Il dipendente in questione essendo stato promosso ad un livello superiore (il 3°) ha diritto, in base a quanto previsto dal Ccnl applicato, al ricalcolo degli scatti.
Pertanto:
- Ogni scatto di un dipendente al 3° livello vale 30,00 euro;
- Il dipendente ha maturato, in base alla propria anzianità aziendale, 3 scatti;
- Il valore totale degli scatti è pari a 30,00 * 3 = 90,00 euro.
Sarebbe quindi un errore lasciare al dipendente i 75,00 euro di scatti in quanto maturati mentre era inquadrato al 2° livello.
Non qualificare gli scatti errati come superminimo
Il datore di lavoro / professionista che si rende conto che il lavoratore ha maturato un importo errato a titolo di scatti di anzianità non può semplicemente eliminare la somma ed attribuire gli scatti corretti.
In questi casi è infatti necessario:
- Calcolare gli scatti corretti;
- Fare la differenza tra gli scatti corretti e quelli errati.
Nel caso in cui gli scatti corretti siano:
- Inferiori a quelli errati, la differenza dev’essere attribuita come superminimo non assorbibile;
- Superiori a quelli errati, è sufficiente attribuire in busta paga gli scatti corretti.
Consideriamo il caso di un lavoratore con retribuzione lorda mensile pari a 1.950,00 euro di cui:
- 1.850,00 euro a titolo di paga base;
- 100,00 euro per scatti di anzianità.
A seguito di verifica emerge che l’importo corretto degli scatti corrisponde ad euro 90,00.
In questo caso, la differenza 90,00 - 100,00 = - 10,00 euro dovrà essere attribuita come superminimo non assorbibile.
Pertanto, la retribuzione lorda dell’interessato sarà di:
- 1.850,00 euro a titolo di paga base;
- 90,00 euro per scatti di anzianità;
- 10,00 euro a titolo di superminimo non assorbibile.
Non riconoscere gli arretrati se lo scatto è sbagliato
Riprendendo l’esempio precedente, nel caso in cui lo scatto corretto sia superiore a quello applicato in busta paga, nella prima retribuzione utile il datore di lavoro o chi è incaricato dell’elaborazione cedolini dovrà:
- Applicare lo scatto di anzianità corretto;
- Calcolare gli arretrati spettanti al lavoratore.
Gli arretrati saranno determinati procedendo a ritroso a partire dal momento in cui gli scatti sono stati applicati in maniera non corretta.
In tal caso è bene distinguere, ai fini della tassazione Irpef, tra:
- Compensi arretrati relativi ad anni precedenti, soggetti a tassazione separata;
- Compensi arretrati relativi all’anno corrente, soggetti a tassazione ordinaria, al pari della retribuzione mensile.
Non applicare la tassazione separata sugli arretrati degli scatti anni precedenti
Sugli arretrati anni precedenti la ritenuta fiscale, come anticipato, non è quella ordinaria.
In determinati casi tassativamente previsti dalla legge (Testo Unico delle Imposte sui Redditi o TUIR, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica
ma si determina applicando all’ammontare percepito, al netto dei contributi previdenziali, l’aliquota corrispondente alla metà della somma globale dei redditi di lavoro dipendente corrisposti dal datore di lavoro nel biennio anteriore all’anno in cui sono percepiti.
In assenza di reddito nei due anni precedenti si applica l’aliquota minima Irpef vigente al momento del pagamento delle somme arretrate.
Ipotizziamo che il dipendente abbia diritto nel 2023 ad un arretrato pari ad euro 200,00 a titolo di scatti di anzianità ricalcolati. Una volta calcolati i contributi a carico del lavoratore (aliquota del 9,19%) otterremo l’aliquota fiscale considerando i redditi percepiti nel 2021 e nel 2022.
Ecco i passaggi necessari:
- Importo lordo euro 200,00;
- Contributi previdenziali ed assistenziali a carico del lavoratore 200,00 * 9,19% = 18,38 euro;
- Imponibile fiscale 200,00 - 18,38 = 181,62 euro;
- 26.000,00 (reddito 2021) + 24.000,00 (reddito 2022) = 50.000,00 euro;
- 50.000,00 / 2 = 25.000,00 euro;
- 5.950,00 imposta Irpef calcolata su 25.000,00 euro applicando le aliquote 2023;
- (5.950,00 * 100) / 25.000,00 = 23,80% aliquota media;
- 181,62 * 23,80% = 43,23 euro imposta dovuta.
Ne consegue che, erogando un lordo di 200,00 euro il netto al dipendente sarà di:
200,00 euro - 18,38 euro - 43,23 euro = 138,39 euro.