Epstein, la resa dei conti: le mail che scuotono l’élite globale

Roberto Vivaldelli

13/11/2025

La Casa Bianca è in allarme per la petizione che forzerebbe la desecretazione totale dei documenti: ma lo scandalo riguarda tutta l’élite globale.

Epstein, la resa dei conti: le mail che scuotono l’élite globale

Una tempesta politica senza precedenti si sta abbattendo su Washington, minacciando di travolgere non solo l’amministrazione Trump ma di scoperchiare un vaso di Pandora che potrebbe imbrattare l’intero establishment. Al centro del ciclone ci sono i file su Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per traffico sessuale morto in cella nel 2019 per un apparente suicidio.

L’ultima trincea della Casa Bianca

Il presidente Donald Trump e i suoi più stretti collaboratori sono impegnati in una disperata corsa contro il tempo per fermare una “petizione di scarico” (discharge petition) alla Camera che costringerebbe i deputati a votare sulla desecretazione di tutti i documenti governativi su Epstein. Come riportato da. The Hill, Trump ha personalmente chiamato la deputata repubblicana Nancy Mace, mentre alti funzionari del Dipartimento di Giustizia, incluso l’Avvocato Generale Pam Bondi, hanno incontrato Lauren Boebert, un’altra repubblicana firmataria della petizione.

La mossa è estremamente pericolosa per Trump: costringere i parlamentari a un voto pubblico li metterebbe di fronte a una scelta impossibile tra proteggere il Presidente o rispondere alla base elettorale, che da anni chiede a gran voce la verità sulla rete di Epstein.

Le e-mail esplosive: “Trump sapeva”

Mentre la Casa Bianca cerca di arginare la fuga di notizie, i Democratici della Commissione Controlli della Camera hanno diffuso una serie di email tratte da migliaia di documenti ottenuti con un mandato di comparsa verso l’eredità di Epstein.

I messaggi sono di una gravità sconcertante. In uno, Epstein scrive alla sua complice Ghislaine Maxwell nel 2011: «Voglio che tu capisca che quel cane che non ha abbaiato è Trump... [VITTIMA] ha passato ore a casa mia con lui, non è mai stato menzionato». L’allusione è chiara: Trump, frequentatore assiduo di Epstein, avrebbe potuto essere a conoscenza delle attività criminali ma non ne avrebbe mai parlato.

In un’altra email del 2019 all’autore Michael Wolff, Epstein è ancora più esplicito: «Certo che sapeva delle ragazze, visto che ha chiesto a Ghislaine di smettere». Queste rivelazioni minano alla base la narrazione di Trump, che ha sempre dipinto Epstein come una semplice conoscenza, definendo la faccenda una «bufala», nonostante in campagna elettorale avesse promesso di rendere pubblici tutti i dossier. Smentisce anche la ricostruzione del tycoon secondo cui la sua frequentazione con Epstein fosse del tutto superficiale.

La strategia repubblicana

Nel tentativo di controllare la narrazione (ormai fuori controllo), i repubblicani della Camera hanno a loro volta pubblicato 23.000 pagine di documenti sull’affare Epstein. Una mossa che i Democratici definiscono un tentativo di «soffocare» le rivelazioni più imbarazzanti con il peso di un’enorme mole di carta.

Le email, tuttavia, dipingono un quadro imbarazzante per il Presidente, mostrando come Epstein e i suoi associati – incluso l’autore Michael Wolff – discutessero di come manipolare Trump e usare le sue conoscenze come «leva» politica. In un scambio, Wolff suggerisce a Epstein che diventare una «voce anti-Trump» gli avrebbe dato una «copertura politica» di cui aveva disperatamente bisogno.

Un sistema sotto accusa

La resa dei conti su Epstein rischia di essere più di uno scandalo per un solo uomo. È diventato il simbolo di un sistema di potere opaco, dove élite politiche, finanziarie e intellettuali sembrano intrecciate in una rete di silenzi e omertà.

I nomi che affiorano dai documenti, alcuni dei quali già noti in questa vicenda ma con messaggi e dettagli inediti – da Bill Clinton a Prince Andrea, da Lawrence Summers a Bill Gates – mostrano come la sfera di Epstein toccasse i vertici del potere globale. Ora, con una petizione bipartisan che potrebbe forzare la mano al Congresso, il muro del silenzio mostra crepe pericolose. Qualunque sia l’esito del voto, una cosa è chiara: la battaglia per i file Epstein non è più solo una questione giudiziaria, ma uno scontro politico che scuote l’élite mondiale.