Elezioni Usa, la strategia di Trump negli Stati chiave

Roberto Vivaldelli

19/09/2024

Corsa serrata nei sette stati in bilico, secondo i sondaggi: la campagna di Trump prova a intercettare gli astensionisti.

Elezioni Usa, la strategia di Trump negli Stati chiave

Mancano meno di due mesi alle elezioni presidenziali di martedì 5 novembre. Un crocevia fondamentale non solo per gli Stati Uniti d’America, ma anche per il mondo intero, che avrà riflessi cruciali sulla guerra in Ucraina, sui rapporti dell’occidente con la Cina, sull’economia globale e sulle politiche «green», oltre che sulle relazioni transatlantiche. I due candidati, la vicepresidente Kamala Harris per i democratici e l’ex presidente Donald J. Trump, stanno investendo tutte le loro energie sugli stati chiave: Arizona, Georgia, Michigan, Nevada, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin, considerati cruciali per la conquista della Casa Bianca. Troppo risicato il margine tra i due candidati in questi stati per capire chi è davvero in vantaggio.

La strategia dei Repubblicani

La campagna elettorale di Trump deve fare i conti con risorse inferiori rispetto a quella di Harris. Al 31 luglio 2024, Kamala Harris ha raccolto complessivamente 501 milioni di dollari, mentre l’avversario ha accumulato 269 milioni di dollari. In particolare, nel mese di agosto, Harris ha quasi triplicato i fondi di Trump, raccogliendo 361 milioni di dollari rispetto ai 130 milioni del tycoon. Consapevole di avere meno risorse rispetto alla controparte, la campagna del candidato repubblicano sta implementando una nuova strategia per raggiungere gli elettori indecisi degli stati in bilico, persone che hanno mostrato interesse per Trump ma che solitamente non vanno a votare. I materiali della campagna di Trump, ottenuti da Axios, raccontano, nel dettaglio, la strategia che l’ex presidente sta adottando per assicurarsi i voti in Pennsylvania e in almeno altri sei stati chiave.

I materiali della campagna definiscono gli sforzi del 2020 come «inefficienti» e sottolineano l’importanza di raggiungere contatti di «qualità» in vista delle elezioni del 5 novembre. La squadra di Trump dispone di circa 27.000 volontari di alto livello a livello nazionale e «centinaia di migliaia» di altri volontari in vari ruoli negli stati in bilico. In confronto, la campagna di Harris dichiara di avere 60.000 volontari solo in Pennsylvania, oltre a centinaia di migliaia in altri stati chiave. Secondo Axios, la campagna di Trump si è focalizzata maggiormente sulla creazione di una squadra per la «integrità elettorale» composta da 175.000 scrutatori in tutto il Paese. Oltre a questo, la campagna di Trump è supportata da gruppi esterni che forniscono ulteriori attività di contatto e registrazione degli elettori. Tra questi vi sono migliaia di volontari che contattano gli elettori tramite telefonate, materiali cartacei e persino sui social media come TikTok.

Gli astensionisti

La campagna di Trump punta molto sugli astensionisti. Come spiega PewResearch, sebbene una parte significativa della popolazione voti in modo costante o non voti affatto, molti elettori votano in modo intermittente. In un paese politicamente diviso come gli Stati Uniti, sono proprio questi elettori «intermittenti» che spesso determinano il risultato delle elezioni, influenzando l’equilibrio tra i due principali partiti. Nel complesso, il 70% dei cittadini americani adulti aventi diritto al voto nelle elezioni del 2018, 2020 e 2022 ha votato almeno una volta in queste tre tornate elettorali, ma solo il 37% ha votato in tutte e tre le occasioni.

I materiali interni della campagna di Trump pongono l’accento su come intercettare gli «elettori difficili da raggiungere» e quelli con «bassa propensione» al voto, ossia persone che hanno mostrato interesse per Trump, ad esempio partecipando a un suo comizio, ma che non sono necessariamente inclini a recarsi alle urne. Ai volontari è stata data una lista di 25 elettori «irraggiungibili» o «occasionali», con l’obiettivo di visitarne almeno 10 di persona. Si fa campagna elettorale casa per casa. Nel corso della loro attività, i volontari guadagnano ricompense, tra cui magliette, cappellini «MAGA» e ingresso prioritario ai comizi di Trump. Il premio più ambito per i volontari più attivi è un invito a una festa a Mar-a-Lago o all’inaugurazione di Trump, con il titolo di «Trump Force Precinct Caption».

La campagna sta collaborando con il gruppo Early Vote Action, guidato dall’attivista conservatore Scott Presler, che si concentra sulla registrazione degli elettori in occasione dei raduni di Trump, mercati agricoli, fiere delle armi e stazioni di servizio. Altri gruppi che contribuiscono alla campagna includono Turning Point Action, particolarmente attivo in Arizona e Wisconsin, insieme all’America PAC di Elon Musk e al Turnout for America PAC dell’attivista Christopher Buskirk. Rachel Reisner, Direttore della Comunicazione degli Stati Contesi per il Comitato Nazionale Repubblicano, ha dichiarato ad Axios: «Il team Trump sta raddoppiando i propri sforzi per raggiungere gli elettori ovunque essi si trovino e condividere i piani del Presidente Trump per rendere l’America di nuovo prospera. Continuiamo a costruire l’approccio più sofisticato e moderno di sempre.»

Gli Swing States

Circa 240 milioni di persone sono idonee al voto nelle elezioni statunitensi di quest’anno, ma saranno relativamente poche quelle che decideranno chi sarà il prossimo presidente. I sondaggi relativi agli Stati in bilico - Arizona, Georgia, Michigan, Nevada, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin- mostrano una corsa presidenziale incredibilmente serrata. C’è da considerare un aspetto importante: i sondaggi finali hanno generalmente sopravvalutato i democratici sia nelle elezioni del 2016 che in quelle del 2020 in questi stati. Soprattutto in Wisconsin, dove Kamala Harris è data in leggero vantaggio. La maggior parte di questi stati (4 su 7) mostra un vantaggio medio per entrambi i candidati inferiore a mezzo punto percentuale o è in parità (North Carolina), e il vantaggio più grande, quello di Harris nel Wisconsin, è l’unico che raggiunge il traguardo dei 2 punti percentuali, e di poco. Segnale che la sfida è apertissima.