Elezioni Regno Unito 2019, candidati e programmi: il futuro della Brexit

Elezioni Regno Unito 2019: con le urne che si apriranno giovedì 12 dicembre ecco chi sono i principali candidati e, in merito alla Brexit e all’economia, cosa dicono i loro programmi.

Elezioni Regno Unito 2019, candidati e programmi: il futuro della Brexit

Elezioni Regno Unito 2019: tutto pronto per questo voto anticipato, con le urne che si apriranno nuovamente giovedì 12 dicembre soltanto due anni dopo la consultazione del 2017.

Decisivo è stato il disco verde da parte dei Laburisti, che hanno votato in favore delle elezioni anticipate nel momento in cui l’Unione Europea ha ufficialmente ratificato la proroga della Brexit al 31 gennaio 2020, scongiurando quindi fino a quel momento l’ipotesi del No Deal.

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Il Regno Unito con queste elezioni si trova di fronte a un nuovo bivio: con una vittoria dei Conservatori, il primo ministro Boris Johnson avrebbe così i voti per far passare a Westminster il suo accordo sulla Brexit, mentre in caso di un successo dei Laburisti di Jeremy Corbyn con ogni probabilità ci sarà un secondo referendum.

I due storici partiti britannici dovranno però fare i conti con la crescita dei Liberali e dei Verdi, mentre è un grosso punto interrogativo il Brexit Party di Nigel Farage, capace alle ultime elezioni europee di finire davanti a tutti con il 30,5% dei voti ma che ha scelto di non presentere suoi canidati in molti seggi per non sfavorire così i Conservatori.

Elezioni Regno Unito: candidati e programmi

In queste elezioni il grande convitato di pietra sarà la Brexit. Tutto infatti ruoterà intorno alle modalità con cui il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea, con il leave che al momento è stato prorogato al 31 gennaio 2020 a seguito dell’ennesimo mancato accordo a Westminster.

Dando uno sguardo ai programmi dei quattro principali partiti in corsa, appare evidente come siano soltanto i Conservatori, che avranno anche l’appoggio implicito del Brexit Party, a volere a tutti i costi proseguire nella Brexit.

Dopo aver vinto le primarie dei Conservatori la scorsa estate ed essere così diventato in automatico il nuovo primo ministro al posto della dimissionaria Theresa May, sarà sempre Boris Johnson a guidare i Tory.

L’ex sindaco di Londra spera con questo voto di ottenere una maggioranza parlamentare più ampia di quella attuale, così da poter avere i numeri necessari alla Camera dei Comuni per far approvare il proprio accordo stipulato con Bruxelles, che di recente non è passato visto il parere contrario degli alleati nordirlandesi scontenti per come è stata trattata la questione doganale.

Il leader dei Laburisti sarà ancora una volta Jeremy Corbyn, autore nel 2017 di una grande rimonta nei confronti di Theresa May e che, in caso di vittoria, potrebbe essere pronto a chiedere un secondo referendum sulla Brexit.

Nel ruolo di classico terzo incomodo c’è Jo Swinson, la giovane leader capace di riportare in auge i Liberal Democratici dopo che nel 2015 avevano toccato il proprio minimo storico eleggendo soltanto 8 deputati.

Autentico punto interrogativo è invece il Brexit Party di Nigel Farage, capace di prendere il 30% alle ultime elezioni e che come grande obiettivo ha l’uscita dall’Unione con qualsiasi mezzo, anche un No Deal.

Per facilitare il leave, il partito ha deciso di non presentare propri candidati nei seggi dove nel 2017 avevano vinto i Conservatori, facendo così un bel regalo a Johnson visto che per il meccanismo maggioritario il Brexit Party avrebbe potuto togliere voti preziosi ai Tory.

Il Partito Nazionale Scozzese sarà sempre guidato da Nicola Sturgeon, che vorrebbe indire un nuovo referendum per l’indipendenza di Edimburgo a causa della Brexit, schierato come prassi a fianco dei Laburisti.

Corbyn poi potrà contare anche sulla sponda dei Verdi, sui gallesi di Plaid Cymru e sui nordirlandesi di Sinn Féin. Con i Conservatori invece c’è il Partito Unionista Democratico, altro partito dell’Irlanda del Nord e che è stato decisivo nel bocciare l’accordo stipulato da Johnson con l’UE.

La data

Dopo il via libera della Camera dei Comuni con 438 voti a favore a fronte di 20 contrari, queste elezioni anticipate nel Regno Unito sono diventate ufficiali dopo il Royal Assent da parte della regina.

Nonostante che i Liberali e il Partito Nazionale Scozzese avessero spinto per votare nella prima data possibile, alla fine ha vinto la linea di Boris Johnson con le urne che così nel Regno Unito si apriranno giovedì 12 dicembre dalle ore 07.00 alle 22.00 ora locale (le 08.00 e le 23.00 in Italia).

La grande novità di queste elezioni nel Regno Unito poteva essere l’estensione della possibilità di votare anche ai sedicenni e ai diciassettenni, ma la proposta dei Laburisti è stata poi bocciata dai Tory.

In totale saranno circa 44 milioni i britannici chiamati ad eleggere i prossimi 650 membri della Camera dei Comuni. In teoria possono recarsi alle urne anche i membri della Famiglia Reale, ma da prassi questi non esercitano il proprio diritto visto che la cosa sarebbe vista come un gesto anticostituzionale.

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