A quanto pare nel mirino della Cina, Electrolux ha fatto sentire la sua voce. L’appello accorato del CEO all’Unione europea.
Tornata a quanto pare nel mirino della Cina, l’azienda europea Electrolux, tra i pilastri dell’industria degli elettrodomestici, ha appena lanciato un appello accordato all’Europa. Più precisamente, all’Unione europea.
Lo ha fatto per bocca del suo CEO Yannick Fierling che, in lungo post pubblicato su LinkedIn, ha chiesto alle istituzioni UE di agire per mettere in sicurezza l’industria del bianco.
Electrolux, gli stabilimenti e i dipendenti in Italia. I recenti miglioramenti. Ma ora torna la minaccia Cina?
Con sede a Stoccolma, Electrolux ha una forte presenza industriale in Italia.
Il suo nome è tuttavia presente nella sezione “ Tavoli di crisi in monitoraggio ” del MIMIT, insieme a quelli di altre aziende su cui il governo Meloni ha acceso i fari per le ripercussioni che una loro eventuale crisi avrebbe su migliaia di lavoratori italiani che impiegano.
Fermo restando che Electrolux Italia non fa parte dei tavoli di crisi al momento attivi, il suo futuro torna a destare timori, a causa anche del recente annuncio della chiusura di un suo stabilimento in Cile.
Tanto che, a seguito dell’incontro con l’azienda a Mestre di neanche un mese fa i sindacati Fiom, Fim e Uil non hanno nascosto la loro preoccupazione.
Pur rassicurando sul fatto che “i volumi di produzione e gli occupati del gruppo Electrolux in Italia nel 2025 sono rimasti in linea con l’anno precedente”, le associazioni hanno ribadito che “il settore risente fortemente della competizione asiatica ”.
Al 31 dicembre 2025, gli occupati in Italia di Electrolux erano 4.542, di cui 2.820 operai e 1.722 impiegati.
In realtà, già alla fine del 2025 si registrava un miglioramento, vista l’eliminazione della cassa integrazione da tutti gli stabilimenti presenti nel Paese.
Ma, stando alle ultime indiscrezioni ora a quanto pare, tutto il gruppo è tornato ora di nuovo nel mirino del colosso cinese Midea.
Non sono dunque del tutto tranquilli i dipendenti dei siti della multinazionale, 5 in tutto in Italia: a Porcia (Pordenone) e Susegana (Treviso), Forlì, Cerreto d’Esi (Ancona), Solaro (Milano).
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Il CEO di Electrolux Fierling suona la sveglia all’UE: “Ora è il momento di agire”
Con la Cina che torna a essere una minaccia, il post del CEO di Electrolux non è passato inosservato. Così Yannick Fierling, rivolgendosi alle istituzioni europee:
“Come industria, dovremmo essere orgogliosi della nostra eredità e del ruolo molto significativo che ricopriamo nella solidità industriale dell’Europa. Il mio auspicio è che il nostro comparto venga riconosciuto come la vera potenza che è. Promuovere il futuro della nostra industria è un passo strategico per salvaguardare la competitività dell’Europa e la crescita economica a lungo termine. Ora è il momento per l’UE di agire”.
Fierling ha presentato all’Europa richieste precise:
1) Un quadro normativo semplificato, ricordando che oggi “ogni singola lavatrice progettata per essere venduta in tutti i Paesi dell’UE deve conformarsi a una molteplicità di leggi”, che spesso “vengono applicate in modo diverso nei vari Paesi” e che in alcuni casi sono accompagnate da “normative locali differenti, come i requisiti di etichettatura”.
La critica non è mancata: “ Immaginate la complessità, così come il tempo e i costi necessari per soddisfare tali requisiti, risorse che potrebbero essere utilizzate molto meglio per promuovere l’innovazione”.
Di conseguenza, l’appello: “ Armonizziamo le regole, così da poterci concentrare su ciò che sappiamo fare meglio”.
2) Il CEO di Electrolux ha chiesto all’Europa anche di lanciare “ un programma di incentivi alla sostituzione dei prodotti su scala UE ” con l’obiettivo di “accelerare l’adozione di soluzioni ad alta efficienza energetica”.
Tra l’altro, “il nostro settore offre all’Europa uno strumento potente nella lotta contro il cambiamento climatico ”. Basti pensare che, “nel 2020, le famiglie della sola Svezia hanno risparmiato 14,25 TWh di elettricità grazie a prodotti più efficienti”.
3) “ Strumenti di investimento mirati ”, ha indicato Fierling, avvertendo che “il contesto competitivo si sta evolvendo rapidamente, soprattutto sotto la forte pressione dei produttori asiatici, e l’accesso ai finanziamenti europei è essenziale”. Insomma, “dobbiamo rimanere un passo avanti”, anche perché, come ha fatto notare “il settore si trova ad affrontare enormi pressioni su più fronti”.
Tra questi, in tempi di guerra “ l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia ”, che “sta facendo crescere i costi di produzione lungo tutta la catena del valore”.
Tutto, a discapito di un’industria, quella degli elettrodomestici, che dà un contributo diretto e indiretto al PIL UE di €79,7 miliardi e che, con più di 100 fabbriche dislocate in Europa, dà lavoro a circa 1 milione di persone.
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