Come comporre un portafoglio per gestire al meglio costi, semplicità, rischio, durata e rendimento? Diciamo subito due cose a scanso di equivoci. La prima è che la risposta non ci compete dato che non è di nostra pertinenza. La seconda è che, a prescindere, non c’è risposta secca e univoca per tutti i casi.
Fatte le premesse vediamo comunque un ricco titolo di Stato in euro a 5,5 anni per aggiungere extra rendimento.
Rischio o rendimento sugli investimenti del reddito fisso?
Molti portafogli sono dominati dal risk off, cioè dal rischio contenuto o quasi nullo. Un obiettivo raggiunto in gran parte con strumenti monetari e del reddito fisso, cioè convertibili in liquidità in tempi celeri ed elevate certezze sul nominale. Usando un’espressione a metà tra il parallelismo e la metafora, un po’ come il “giocare facile” in cui i payout nominali finali sono a favore di chi investe e noti a priori.
Il discorso tuttavia può mutare assai fino a ribaltarsi completamente se si considera l’effettivo reale a scadenza. Sarebbe il caso di chi investe sul reddito fisso a tassi esigui e durate molto lunghe. Qui basta una robusta fase inflazionistica per rendere l’operazione molto profittevole per il debitore ai danni dell’investitore. Dopo X anni il primo restituirebbe al secondo un capitale che in termini di potere d’acquisto vale meno di quello che ha ricevuto in partenza.
La faccenda è sempre la stessa: puntare e prediligere la certezza a discapito dei ritorni o correre più rischi a vantaggio del payout finale?
L’obbligazione con cedola al 6,375% annuo lordo
Consideriamo il bond emesso dalla Repubblica d’Egitto l’11 aprile 2019 e in scadenza allo stesso giorno del 2031. In pratica la durata residua è di altri 5 anni, 6 mesi e 10 giorni circa. La matricola ISIN identificativa sul sistema multilaterale di negoziazione EuroTLX è XS1980255936, mentre la valuta di denominazione è l’euro. Per l’emittente è un prestito sovrano in valuta estera, mentre è privo di rischio di cambio per l’investitore nazionale.
La cedola è robusta è fissata al 6,375% del valore nominale del prestito sottoscritto, pagata su base annuale con ritenuta sugli interessi al 12,50% come per i BTP.
Non solo, ma l’effettivo annuo lordo a scadenza è ancora più ricco al 7,3% dato che il titolo prezza 95,8 (dati: Borsa Italiana). A marzo scorso lo si acquistava addirittura a 82,74, per cui chi lo ha comprato una decina di centesimi in meno potrebbe già ritenersi soddisfatto. Tra apprezzamento dei corsi nel semestre e la quota di rateo pro tempore, si tratta di 17-18% di gain in metà anno circa.
Rischio notevole e taglio minimo di 100mila euro
Se i pro del bond sono evidenti, non sono affatto secondari i contro, anzi. Uno rimanda al taglio minimo di sottoscrizione di 100mila euro, che nei fatti lo rende inaccessibile a moltissimi portafogli retail. Se poi ci aggiungiamo gli associati rischi emittente e di mercato il perimetro di cui prima si restringe ulteriormente.
Le agenzie di rating ricomprendono queste obbligazioni tra i “junk bond”, cioè non investment grade. Esse soffrono di un rischio Paese elevato considerata la politica interna e la cronica debolezza economica egiziana a fronte di un tasso di inflazione a doppia cifra. Al netto dell’industria turistica il Paese ha poche fonti di valuta estera utili per ripagare i debiti non denominati nella sterlina egiziana.
Infine c’è che gli scambi giornalieri sul mercato secondario si contano sulle dita di una mano (complice l’importo di ingresso), per cui lo strumento è poco liquido.
Ecco un ricco titolo di Stato in euro a 5,5 anni per aggiungere extra rendimento
Morale, per la stragrande maggioranza dei piccoli portafogli il titolo presenta quasi solo contro malgrado il notevole pro del ritorno effettivo a scadenza.
Il bond, tuttavia, potrebbe fare al caso dei grossi patrimoni misurati in almeno 6 zeri. Qui anche un solo titolo avrebbe la forza di innalzare il rendimento medio di un portafoglio “tranquillo” a medio termine, specie in caso di acquisto a prezzi molto sotto la parità.
In questi casi l’Egypt Fx 6.375% Apr31 farebbe a pugni con il resto degli altri prodotti presenti in portafoglio e scelti per la loro natura “tranquilla”. Tuttavia, quest’ultimi probabilmente renderebbero poco, per cui per innalzare il payout una fiche di rischio occorre inserirla in portafoglio. E di pericoli il bond egiziano ne offre non pochi e pure di una certa consistenza, ma si riscatta tanto nei potenziali ritorni. Un discorso che vale tanto se tenuto fino a naturale scadenza quanto se tradato in corso d’opera come visto prima. Certo, in questo caso il prezzo di ingresso e di uscita deve essere scelto con cura maniacale e chirurgica perché il rischio del trade sale ancora ulteriormente.