Ma lo sai quanti soldi dovresti risparmiare ogni mese? Ecco le regole per gestire correttamente le proprie finanze tra suggerimenti pratici e un piano di risparmio vero e proprio
C’è una domanda che torna puntuale come il bollo auto o la rata del mutuo: quanti soldi dovrei mettere da parte ogni mese? La tentazione è cercare una cifra «giusta» valida per tutti, ma non esiste una risposta universale. Sono tanti gli elementi da prendere in considerazione, a partire dai tuoi obiettivi personali e dalla tua situazione economica di partenza.
I numeri dicono che gli italiani, a mettere qualcosa da parte, ci provano: nel primo trimestre del 2026 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’8%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Lo ha rilevato l’Istat nel Conto trimestrale dei settori istituzionali diffuso il 1° luglio 2026, che ha certificato anche una crescita del reddito disponibile (+1,6%) e del potere d’acquisto (+0,8%). Dietro quell’8% si nasconde però un’abitudine diffusa quanto poco lungimirante: si mette da parte quello che avanza a fine mese. E, spesso, non avanza nulla.
Il punto di partenza, allora, è ribaltare la prospettiva: un buon piano di risparmio mensile non nasce da «quello che resta», ma da una scelta fatta a monte. Decidi prima quanto accantonare e costruisci intorno un sistema sostenibile.
Quanto risparmiare ogni mese: la regola del 50/30/20
Molti esperti di finanza personale suggeriscono una regola di base: risparmiare circa il 20% del proprio stipendio ogni mese. È il numero che discende dal celebre metodo del 50/30/20, reso popolare dalla giurista e senatrice statunitense Elizabeth Warren, che suddivide le entrate mensili nette in tre categorie:
- 50% per le spese necessarie, come bollette, mutuo, affitto, spesa alimentare e trasporti;
- 30% per i desideri, come uscite, viaggi, hobby e altre attività ricreative;
- 20% per il risparmio e la riduzione dei debiti, destinato a obiettivi finanziari futuri.
Le necessità comprendono tutte quelle spese obbligatorie e non negoziabili, mentre i desideri coprono le spese discrezionali dedicate al tempo libero. Il risparmio, invece, include la creazione di un fondo di emergenza, gli investimenti o anche semplici riserve di liquidità per il futuro.
Resta uno schema orientativo, da tarare sul proprio reddito. In molte città - Milano, Roma, Firenze, Bologna - la sola voce casa può divorare ben oltre il 50% delle entrate, rendendo il modello difficile da rispettare alla lettera. In quel caso conviene adattare la formula anziché abbandonarla: partire da una percentuale di risparmio più bassa e alzarla nel tempo è molto più efficace che rinunciare del tutto. Ogni individuo ha esigenze diverse ed è cruciale adattare la propria strategia finanziaria alla situazione personale. Questo approccio, del resto, non è l’unico modo per mettere da parte soldi.
Il metodo «Pagati per primo»: il risparmio come prima spesa fissa
Se c’è una tecnica che rovescia davvero l’abitudine di risparmiare «gli avanzi», è quella del «Pagati per primo» (in inglese pay yourself first). L’idea è semplice: trattare il risparmio come la prima spesa fissa del mese. Appena arriva lo stipendio si mette da parte una quota stabilita e solo dopo si affrontano affitto, bollette, spesa e tempo libero con ciò che rimane.
La formula ha una storia antica. La rese celebre l’americano George S. Clason nel 1926 con The Richest Man in Babylon («L’uomo più ricco di Babilonia»), una raccolta di parabole ambientate nella Babilonia dei mercanti e dei costruttori di mura. Il protagonista Arkad, l’uomo più ricco della città, riassume il suo primo segreto in una massima diventata proverbiale: una parte di tutto ciò che guadagni è tua e devi tenerla per te. La regola era mettere da parte un decimo di ogni entrata - oggi il 10% dello stipendio o del fatturato netto - prima di destinare il resto alle spese. Il «decimo di Babilonia» è, in questo senso, l’antenato più antico del metodo.
Oggi per applicarlo bastano le automazioni e quattro passaggi:
- apri un conto separato o un salvadanaio digitale distinto dal conto corrente su cui arriva lo stipendio;
- fissa la percentuale del reddito da accantonare, partendo anche dal 5% se il bilancio è stretto;
- imposta un bonifico automatico ricorrente con la data dell’accredito dello stipendio o degli incassi, così la somma esce prima di poter essere spesa;
- destina il primo accumulo a un fondo di emergenza in grado di coprire tra i 3 e i 6 mesi di spese, prima di pensare a qualsiasi investimento.
Facciamo un esempio. Su uno stipendio netto di 1.500 euro al mese, accantonare il 10% significa spostare 150 euro su un conto dedicato: in un anno fanno 1.800 euro messi da parte senza dover compiere alcuna azione. Chi ha entrate variabili - lavoro autonomo o stagionale - può legare la quota a una percentuale invece che a una cifra fissa, così da adattarla ai mesi più magri.
Quanti soldi mettere da parte in base allo stipendio
Ma, nel dettaglio, quanti soldi mettere da parte ogni mese? Alla luce delle indicazioni viste sopra, riportiamo una tabella con l’importo effettivo che è consigliabile risparmiare mensilmente, calcolato su diversi stipendi ed entrate da considerarsi al netto di imposte e contributi. Gli importi sono calcolati sia sul 10% (il «decimo» di Clason, ideale per partire) sia sul 20% (l’obiettivo «solido» della regola 50/30/20).
| Stipendio/entrate al mese | Risparmio al 10% | Risparmio al 20% | Risparmio annuo al 20% |
|---|---|---|---|
| €800 | €80 | €160 | €1.920 |
| €1.000 | €100 | €200 | €2.400 |
| €1.300 | €130 | €260 | €3.120 |
| €1.500 | €150 | €300 | €3.600 |
| €1.800 | €180 | €360 | €4.320 |
| €2.000 | €200 | €400 | €4.800 |
| €2.500 | €250 | €500 | €6.000 |
| €3.000 | €300 | €600 | €7.200 |
| €4.000 | €400 | €800 | €9.600 |
Il consiglio di risparmiare il 20% del proprio stipendio ogni mese è una buona regola generale, ma non è adatta a tutti. Alcune persone riescono a risparmiare molto di più, mentre altre faticano ad arrivare a fine mese coprendo anche solo le spese necessarie. Occorre quindi esaminare la situazione di ognuno per capire quanti soldi sia ragionevole mettere da parte.
Il primo passo da compiere è mettere nero su bianco, nel dettaglio, ogni spesa e ogni entrata mensile, così da realizzare un bilancio familiare utile a comprendere su quali aspetti è possibile migliorare. È lo stesso invito che la Banca d’Italia rilancia nei suoi materiali di educazione finanziaria: tenere traccia di entrate e uscite, anche delle piccole, aiuta a capire dove finisce il denaro e quanta parte si può destinare agli obiettivi senza andare in apnea a fine mese. Tradotto in pratica, il risparmio deve essere una voce di budget, non un residuo.
Se oggi risparmi meno del 20% delle tue entrate - o se non stai risparmiando affatto - non preoccuparti. Analizza le voci di spesa e individua quelle di cui puoi fare a meno: l’abbonamento a un servizio di streaming, qualche cena fuori, l’abbonamento in palestra che non usi più. Presi singolarmente sono innocui; sommati, diventano una tassa invisibile.
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Come iniziare a risparmiare
Se risparmiare circa il 20% del tuo stipendio mensile non è un obiettivo a portata di mano, non scoraggiarti. Ogni soldo risparmiato è risparmiato, anche poche decine di euro. La regola d’oro, del resto, è una sola: meglio poco ma automatico che ambizioso e intermittente.
Inizia con un obiettivo piccolo e facilmente raggiungibile: risparmiare 20 euro a settimana. Alla fine dell’anno ti ritroverai con circa 1.040 euro messi da parte. Un trucco che funziona più di qualsiasi frase motivazionale è «dare un nome ai soldi»: chiamali «fondo emergenze», «casa», «vacanze», «pensione». Il cervello smette di vederli come denaro disponibile e la tentazione di spenderli cala. Allo stesso modo, quando arriva un aumento, prova a mettere da parte almeno metà dell’incremento prima di alzare lo stile di vita.
Una volta creato l’automatismo, puoi valutare dove conservare i tuoi risparmi. Un conto deposito ti garantisce un rendimento sulla liquidità vincolata, oppure puoi scegliere di investire per il futuro e far crescere i tuoi risparmi nel tempo. Attenzione però a non confondere i due piani: il risparmio serve a proteggere e a gestire gli imprevisti, l’investimento prova a far crescere il capitale accettando un certo livello di rischio. Come ricorda spesso la Consob nei suoi percorsi di educazione finanziaria, rischio e rendimento sono collegati e l’orizzonte temporale è parte centrale di qualunque scelta.
Stabilire le priorità: prima il fondo di emergenza
È poi importante stabilire delle priorità. Per iniziare, concentrati sulla creazione di un fondo di emergenza, utile per far fronte agli imprevisti come una macchina da riparare o una lavastoviglie che si rompe. L’obiettivo pratico è accantonare l’equivalente di 3 mesi di spese essenziali come base, da portare a 6 mesi (o più) se hai un reddito variabile, figli a carico, un mutuo importante o un solo reddito in famiglia.
Un esempio concreto: se le spese essenziali ammontano a 1.200 euro al mese, un fondo minimo da 3 mesi vale 3.600 euro. Accantonando 200 euro al mese ci arrivi in 18 mesi; con 300 euro al mese in circa un anno. Dove tenerlo? Su strumenti facilmente accessibili e a rischio contenuto. Vale la pena ricordare che, in base ai sistemi di garanzia dei depositi previsti dalla Direttiva 2014/49/UE, in Italia i depositi bancari sono tutelati fino a 100.000 euro per depositante e per banca.
Fondo pensione e investimenti: i passi successivi
Costruito il cuscinetto di sicurezza, puoi valutare di dedicare i tuoi risparmi a un fondo pensione, pensato per garantirsi una rendita aggiuntiva alla pensione pubblica una volta finito di lavorare. Questo strumento è anche conveniente a livello fiscale: con la Legge di Bilancio 2026 il limite di deducibilità dei contributi versati alla previdenza complementare è stato innalzato dallo storico tetto di 5.164,57 euro a 5.300 euro annui, deducibili in fase di dichiarazione dei redditi. Sempre dal 2026, inoltre, è entrata in vigore l’adesione automatica: dal 1° luglio i neoassunti privi di una posizione previdenziale attiva vengono iscritti automaticamente al fondo pensione negoziale previsto dal proprio contratto collettivo.
Preferibilmente con l’aiuto di un consulente finanziario, potresti poi considerare gli investimenti a basso rischio come obbligazioni o fondi obbligazionari, così come fondi comuni di investimento, ETF o azioni qualora tu sia più propenso al rischio. La regola resta quella di sempre: costi, orizzonte temporale, diversificazione e coerenza con il proprio profilo prima di ogni scelta.
I limiti del metodo e l’inflazione che erode i risparmi
Il metodo «Pagati per primo» funziona a una condizione: che sul reddito resti un margine. Per chi ha entrate interamente assorbite da spese fisse e obbligatorie, spostare una quota all’inizio del mese non fa che rimandare il problema, o addirittura crea un debito più caro del risparmio accantonato. In questi casi, prima di automatizzare l’accantonamento, occorre ottimizzare le spese o capire come alzare il reddito, valutando lavori extra oppure il mercato dell’usato per rivendere vestiti, libri, elettrodomestici e oggetti che non si usano più.
C’è poi un secondo limite da tenere a mente: il risparmio non è un investimento. Una somma parcheggiata su un conto non remunerato non cresce e, con l’inflazione, perde potere d’acquisto. A giugno 2026 i prezzi al consumo sono saliti del 3% su base annua (Istat, indice NIC), in lieve rallentamento rispetto al +3,2% di maggio. Tradotto in cifre, 1.800 euro fermi su un conto senza interessi valgono, in termini reali, circa 54 euro in meno dopo dodici mesi.
Il «Pagati per primo» costruisce la disciplina e il capitale di partenza; decidere dove allocarlo - conto deposito, titoli di Stato, fondi - è un passo successivo, da tarare sul profilo di rischio e sulla fiscalità associata. Il punto, in fondo, non è trovare la percentuale perfetta: è costruire un sistema che ti faccia spendere con meno ansia e risparmiare con più regolarità. Questa è la vera pianificazione finanziaria.