Il Fidelity Emerging Markets Equity Research Enhanced UCITS ETF, ticker FEMR, è un fondo attivo che mira alla crescita del capitale nel lungo periodo, investendo in azioni di società domiciliate o operanti nei mercati emergenti. È un ETF particolare perché, pur confrontandosi con il MSCI Emerging Markets Index (Net), non si limita a copiarlo: il gestore ha la libertà di selezionare i titoli che ritiene più promettenti, anche se non presenti nell’indice. In altre parole, non replica passivamente il mercato, ma cerca di batterlo.
L’obiettivo dichiarato è quello di generare, su un orizzonte di almeno cinque anni, un rendimento lordo annualizzato superiore dell’1% rispetto al benchmark.
La strategia
Si tratta di una strategia a gestione attiva, ma con una disciplina quantitativa: il team di ricerca di Fidelity utilizza un modello basato su dati e algoritmi per individuare i titoli a più “alta convinzione”, cioè quelli su cui gli analisti interni hanno la massima fiducia. Questo approccio unisce quindi il rigore dei numeri alla competenza umana, cercando di sfruttare le inefficienze dei mercati emergenti.
Il costo complessivo annuo è molto contenuto per una strategia attiva: la commissione di gestione è dello 0,30%, cui si aggiunge un costo di transazione stimato di un ulteriore 0,30%. In totale, quindi, il costo medio annuo è circa lo 0,6%.
Non sono previste commissioni di ingresso né di uscita, e i dividendi vengono reinvestiti (classe ad accumulazione).
Qualche considerazione in più
Dal punto di vista settoriale, FEMR è molto diversificato. Le maggiori esposizioni riguardano informatica (25%), finanziari (23%) e beni di consumo ciclici (circa 16%). Seguono comunicazioni (12%), sanità (5%) e materie prime (4-5%).
L’area tecnologica, in particolare, continua a essere il motore principale dei mercati emergenti grazie al ruolo di colossi come Taiwan Semiconductor, Samsung e Tencent.
Guardando alle singole partecipazioni, tra le prime dieci figurano nomi che sono ormai vere multinazionali globali:
Taiwan Semiconductor (9,8%), Tencent (6,5%), Alibaba (4,8%), Samsung Electronics (4%), SK Hynix e HDFC Bank (2%), oltre a China Construction Bank e Reliance Industries.
È interessante notare che, pur avendo una composizione simile all’indice, FEMR si distingue per leggere differenze di peso su alcuni titoli. Ad esempio, è leggermente più esposto alla Cina (+1,1%) e all’India (+2%), mentre è meno presente in Brasile e Arabia Saudita.
Questa flessibilità è proprio il cuore della gestione attiva: il gestore può sovrappesare i Paesi o i settori dove intravede valore o sottovalutazione, e ridurre quelli considerati troppo rischiosi o già sopravvalutati.
Dal punto di vista geografico, la Cina rappresenta circa un terzo del portafoglio, seguita da Taiwan (18%), India (17%) e Corea del Sud (11%). Seguono Sudafrica e Brasile, ma con quote molto più basse.
La performance a un anno (al 30 settembre 2025) è stata di +15,8% contro il +17,3% del benchmark. L’anno precedente aveva guadagnato il 23,2%, mostrando una forte ripresa dopo il difficile 2022 (-21,7%).
Esempi pratici
Per capire la logica di questo ETF, basta pensare a come funziona il concetto di “research enhanced”. In un fondo tradizionale, il gestore può limitarsi a replicare un indice. Qui invece entra in gioco la ricerca fondamentale: ogni titolo viene analizzato non solo in base a metriche di bilancio, ma anche considerando fattori qualitativi come la governance, la trasparenza e la sostenibilità del modello di business.
Un esempio pratico: se due aziende hanno utili e crescita simili, ma una delle due ha una gestione più responsabile, minore debito e una catena di fornitura più sostenibile, l’algoritmo e gli analisti di Fidelity tenderanno a preferire quella società. Nel tempo, questo tipo di selezione tende a ridurre il rischio di “incidenti” aziendali (come scandali ambientali o contabili) e a migliorare la qualità media del portafoglio.
Rischi principali
Essendo un ETF azionario concentrato sui mercati emergenti, FEMR è naturalmente esposto a una serie di rischi specifici.
Il principale è la volatilità: questi mercati possono subire oscillazioni forti per effetto di shock geopolitici, instabilità politica o movimenti sui cambi.
Inoltre, il fondo è denominato in dollari statunitensi: un investitore europeo subisce quindi anche il rischio di cambio. Se l’euro si rafforza rispetto al dollaro, il rendimento effettivo in euro può ridursi.
In caso di aumento dei tassi d’interesse globali, i mercati emergenti tendono spesso a soffrire, poiché il capitale internazionale si sposta verso i Paesi più sicuri e con rendimenti obbligazionari più alti. Al contrario, in fasi di tassi stabili o in calo, i flussi di capitale possono tornare verso le economie emergenti, sostenendo le quotazioni azionarie.
Va ricordato che, pur essendo attivo, il fondo mantiene una correlazione molto alta con il suo indice di riferimento (R² = 0,99 e Beta = 0,99). Questo significa che i risultati non si discosteranno mai troppo dal mercato generale, ma potranno beneficiarne nei periodi in cui la selezione dei titoli sarà particolarmente efficace.
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