Criptovalute: ecco a cosa stare attenti nel 2023

Walter Ferri

16/01/2023

Blockchain, criptovalute e NFT hanno dovuto resistere a un’annata logorante, ma il 2023 potrebbe rappresentare l’occasione per risolvere alcune criticità.

Criptovalute: ecco a cosa stare attenti nel 2023

Se il 2021 si era concluso con molto ottimismo nei confronti del Mercato blockchain, il 2022 ha registrato una tendenza diametralmente opposta, con la sfera del grande pubblico che guarda ormai alle criptovalute con un certo un sospetto, un atteggiamento caustico che non mancherà di marcare l’evoluzione del settore in questo 2023 in cui ci apprestiamo a entrare. Impossibile prevedere il destino che attende la sfera crypto, tuttavia gli episodi degli ultimi mesi delineano un panorama futuro che è in grandi linee già percepibile.

Un lento inizio con rivoluzioni in arrivo

A partire da maggio, il settore delle monete digitali ha subito una serie di scossoni sempre più prepotenti e dolorosi, una tendenza che è culminata a fine novembre con la pesante bancarotta di FTX. «Il fallimento del progetto TERRA-Luna prima, e FTX poi, ha portato a quello che gli inglesi definirebbero ‘reality check’: una doccia ghiacciata obbligata per tutti i fanatici, improvvisati e tal volta impreparati, delle criptovalute», sostiene Leonardo De Rossi, docente di Blockchain e cryptoasset all’università Bocconi. Una «medicina amara» che secondo De Rossi corrisponde all’inizio di un nuovo ciclo caratterizzato da «pragmatismo e competenze» che finirà con lo scremare fanatismi e improvvisazioni.

Trattandosi di eventi recenti, tutto dà a intendere che il primo trimestre del 2023 si aprirà però nei fatti con una situazione in tutto e per tutto omologa a quella attuale, ovvero a un lento calo del mercato in cui i token più quotati saranno, seppur relativamente stabili, soggetti a oscillazioni ripetute. La calma iniziale sarà dunque seguita da possibili evoluzioni, forse da qualche burrasca. Le crisi concatenate hanno infatti acceso fin troppo bene l’attenzione dei Governi sulle problematiche insite in un settore dotato di una regolamentazione che è ancora oggi discretamente lasca. Washington in particolare sta cercando di trovare un sistema che sia ufficialmente pensato per tutelare gli investitori dal cybercrimine e dalle truffe.

Alcuni malignano che l’Amministrazione Biden stia semplicemente cogliendo la palla al balzo, che stia approfittando del momento drammatico per cercare di soffocare un neonato Mercato libertario; poco importa che le intenzioni dei legislatori siano sincere o opportunistiche, resta il fatto che gli Stati Uniti hanno temporeggiato a lungo sul definire quali siano i loro punti di vista sulla faccenda blockchain e il collasso di FTX rappresenta il carburante che infiammerà il discorso politico. Il tema delle criptovalute d’altronde coinvolge ormai da mesi la Casa Bianca, la Federal Reserve, la Security and Exchange Commission e persino l’IRS, ovvero gli esattori delle tasse a stelle e strisce. Dall’altro lato dell’Oceano, il Groupe d’action financière (GAFI) e l’Unione Europea sono a loro volta pronte a rafforzare i controlli sul settore dei crypto-exchange. Giuseppe Denaro, divulgatore crypto noto con il nom de guerre di Zaragast, si aspetta per esempio “una maggiore sensibilità da parte dei regolamentatori per un inquadramento tale da regolamentare un mercato completamente in preda alla follia in modo tale da controllare i grandi player del mercato”.

Le forme di questa evoluzione normativa sono motivo di ampi dibattiti. Sussiste il timore che l’essenza vitale del blockchain verrà profondamente snaturata, tuttavia una maggior attenzione burocratica metterebbe in campo notevoli garanzie dedicate a quegli investitori che fino a oggi sono stati poco tutelati. Una regolamentazione efficiente andrebbe dunque a smussare la volatilità high-risk-high-reward propria della categoria in favore di una maggiore stabilità e sarebbe potenzialmente in grado di arginare le attività fraudolente. Trovare un giusto equilibrio che faccia contenti tutti pare sia una chimera, eppure i fattori in ballo offrono una panoramica tanto frastagliata e incerta che ogni opzione resta ancora sul tavolo. Sussiste inoltre il rischio che, come fa notare Alberto De Luigi, co-fondatore di Sequentia AG, le Amministrazioni si arenino su di una «donchisciottesca battaglia per la dichiarazione dei redditi da crypto-attività», che scelgano un percorso normativo castrante al posto di fecondare il crescente settore delle criptovalute. «Ben venga quindi alle giurisdizioni che sanno innovare, come è stato fatto in Liechtenstein, nel cuore dell’Europa con la blockchain act (TVTG) entrato in vigore nel gennaio 2020».

La corte decentralizzata

De Rossi descrive il 2022 come un «Giano Bifronte che guarda al passato e ci vede il futuro», una figura retorica che evidenzia come i troppi intoppi degli exchange centralizzati stiano rendendo impellente il bisogno di tornare ai tempi in cui «chi investiva lo faceva perché davvero aveva compreso e metabolizzato le specificità tecniche e monetarie di bitcoin stesso». Se da un lato la crisi FTX ha convinto i poteri forti ad afferrare le redini legislative del ramo blockchain, il cataclisma ha sollecitato anche il frangente diametralmente opposto, quello della finanza decentralizzata (DeFi). Un’alternativa al ritorno alla matrice passata si potrebbe quindi ricercare nel forte potenziale orizzontale dei sistemi blockchain: invece che appoggiarsi su pochi individui che detengono il controllo integrale della “cassa”, si farebbe affidamento su un’infrastruttura dove nessuna figura è veramente dominante. Gli utenti che fanno uso di wallet non custodian hanno d’altronde registrato una marcata crescita e il volume del trading P2P europeo è salito solamente nell’ultimo mese del 28%. Il mondo del DeFi è pregno di difetti potenzialmente deleteri, tuttavia orbita ancora in uno stadio relativamente infantile del suo percorso e le potenzialità di crescita sono virtualmente infinite. Il mondo decentralizzato difficilmente sarà raggiunto da legislatori e politici nell’immediato futuro, il che rende la sua natura un paradiso – ma anche un inferno – per tutti coloro che si sentono più avventurosi e che vogliono cavalcare sin da subito un Mercato che potrebbe in futuro assumere dimensioni importanti, ma che nel presente rischia di rivelarsi un Far West.

Gli investimenti nel 2023

Gli italiani sono un popolo di risparmiatori, tendono a nascondere i soldi sotto al materasso, un’opzione che, seppur possibile, non è materialmente facile da eseguire nel settore delle valute digitali. Allo stesso tempo, è opportuno mantenere una certa cautela. Bitcoin ed Ethereum promettono di essere abbastanza influenti da poter contare su di una crescita che mostrerà la sua portata nel lungo periodo, ma le monete omologhe vivono una condizione più claudicante. “Negli ultimi 12 anni, abbiamo assistito a una quindicina di eventi catastrofici, da cui bitcoin si è sempre ripreso”, sostiene Andrea Medri, CFO e Co-Founder di The Rock Trading. ”Il fallimento di colossi, inoltre, apre la strada a una serie di benefici: la selezione di un modello di business vincente e maggior protezione per chi investe. È la vittoria delle piattaforme che scelgono di operare in regimi regolamentati”. Muovendosi fuori dalla sfera d’influenza delle grandi criptovalute, la situazione è immersa in una profonda volatilità, il consenso spesso citato nell’ambiente suggerisce quindi di far affidamento sulla differenziazione degli investimenti senza puntare più del 5% del proprio portfolio nel campo blockchain. Tenendo conto di come si è concluso il 2022, per un po’ potrebbe comunque dominare un bear market marcato da un profondo atteggiamento di cautela, ma questa deriva non è che la naturale conseguenza di un’annata decisamente turbolenta. Complessivamente, tutti gli esperti che abbiamo contattato per redigere questo articolo concordano nondimeno sull’adottare toni ottimisti per quanto riguarda le evoluzioni tecnologiche del futuro, suggerendo in maniera esplicita che le Big Tech e gli operatori finanziari tradizionali si interesseranno sempre più al mondo blockchain.

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