Partiamo subito dicendo una cosa ovvia ma molto dimenticata, e cioè che nella vita non esistono pasti gratis. Se ad esempio la paga connessa a un lavoro è sotto la media di mercato sarà probabilmente perché l’annesso valore aggiunto e/o i rischi associati non sono elevati.
Lo stesso vale in ambito finanziario. Se una banca applica bassi tassi di interesse su un mutuo è perché si fida della capacità di rimborso del debitore. Idem quando si tratta di riconoscerli ai creditori quegli interessi, passivi per la banca e attivi per gli investitori. Maggiore è il coupon, maggiori sono i rischi ivi associati. Al riguardo, ecco 2 banche e 2 obbligazioni con cedole fisse al 7,25% e 7,50%: pro e conto dei due strumenti.
L’obbligazione con tasso fisso di banca Unicredit
La prima obbligazione retail del 2026 di un corporate bond di un emittente italiano è stata quella di banca Unicredit. È denominata in euro a tasso fisso del 7,25% lordo annuo, ma del tipo cumulative, cioè pagato tutto in un’unica soluzione. Tradotto, un maxi cedolone a scadenza o ad una delle date di eventuale call del prestito, dato che il bond è callable oltre che cumulative.
L’identificativo ISIN di riconoscimento è IT0005689861 ed è in negoziazione diretta (corso secco) sul MOT di Borsa Italiana e sul Bond-X di EuroTLX. Per altre poche ore, fino al 30/01/’26, la quotazione in offerta sarà a 100, prezzo al quale verrà ripagato a scadenza finale o data call. Il taglio minimo di ingresso sul trade è di 1 titolo dal valore nominale di 1.000 €. Da lunedì 2 febbraio i corsi saranno liberi di fluttuare in base alle dinamiche domanda/offerta, per cui occhio al rischio di mercato, oltre che di liquidità. Quest’ultimo dipende dall’esiguo flottante emesso, mentre il primo è influenzato da più fattori, esterni e interni al titolo.
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La natura callable del titolo Unicredit
Tra quelli interni pensiamo al rischio di credito, alla lunghissima durata del prestito obbligazionario e alla natura cumulative del coupon. Sono tre (tra gli altri) aspetti che da qui alla fine non mancheranno di far sentire il loro peso sulle quotazioni.
Il titolo ha data emissione mercoledì 14 del mese e scadenza al 14/01/2051, tra 25 anni. Si tratta di una durata lunghissima, vero, ma a partire dal 3° anno, da gennaio 2029 e poi allo stesso mese di ogni anno fino al 2050, la banca potrebbe richiamarlo e estinguerlo. Il notice period è di 15 giorni e determinerebbe il rientro del capitale e il possibile rischio di reinvestimento per il creditore. Il richiamo, infatti, sarebbe una naturale conseguenza del crollo degli yield che invoglierebbe il debitore a sostituirlo con uno nuovo a lei più conveniente.
Un altro elemento che inciderà sui corsi è la natura cumulative delle cedole, cioè pagate tutte in un’unica soluzione. Ogni titolo matura un tasso fisso del 7,25%, cioè 72,5 € lordi e 53,65 € netti, moltiplicati per il numero di anni trascorsi dall’emissione.
Se ad esempio la call dovesse giungere alla prima occasione utile (14/01/’29), a quella data la banca riconoscerebbe i mille di nominale più 160,95 € di interessi netti maturati. Se tra 10 o 15 anni, rispettivamente 536,5 € o 804,75 € di cedole nette. Se a naturale scadenza, infine, 1.341,25 € per singolo titolo, per un accredito finale al 2051 di 2.341,25 €, di cui mille di nominale.
Tuttavia, un conto è il ritorno lordo, un altro quello netto (di tasse e spese) e reale (il peso dell’inflazione) e altro ancora, infine, il reale. La natura cumulative dei payout comporta un rendimento man mano decrescente quanto più distante nel tempo avviene l’effettivo accredito della cedola maturata. Morale, solo nel caso di call (ma qui impossibile prima dei 3 anni) al termine del 1° anno (e di acquisto a 100) allora cedola e yield coinciderebbero.
I rischi legati al bond al 7,25% di banca Unicredit
Ovviamente sul ritorno del trade influiscono anche i propri prezzi di ingresso e/o uscita dal titolo, e il cumulo delle spese di gestione alla banca d’appoggio. Di fondo, e allo stato attuale delle cose, il ritorno atteso dal bond Unicredit Oc Jan51 Call può dirsi discreto, anche se dovesse giungere a naturale scadenza (4,22%, dati Borsa Italiana). Poi tra 7 o 14 o 21 anni le cose e le considerazioni potrebbero anche cambiare, ma al momento non è dato saperlo.
Quanto al rischio di credito, eventuali e futuri problemi dell’emittente potrebbero ripercuotersi sulle quotazioni di questo come di altri suoi prodotti finanziari.
Ecco 2 banche e 2 obbligazioni con cedole fisse al 7,25% e 7,50%: pro e conto
Da una banca all’altra, ecco l’obbligazione ISIN XS3257292105 emessa il 16/01, dieci giorni fa, da parte di Societe Generale. Si tratta anche qui di un bond callable in euro ma con cedola mensile e durata più corta, 12 anni (16/01/2038), idem per la possibilità di call fissata già al termine del 1° anno.
Al pari del bond precedente la cedola annua lorda è ricca, il 7,50% p.a. a titolo, con taglio minimo di 1.000 €. Stavolta la cedola è del tipo “Daily Accrued su Euribor 3 mesi” nel senso che matura ogni giorno in base al numero dei giorni in cui il sottostante rispetta i paletti previsti dall’emittente. Il sottostante è il tasso Euribor 3M, che dovrà “rispettare” il cap del 2,50% da non oltrepassare e al quale è legata la cedola.
Quest’ultima è incondizionata per i primi 12 mesi, e condizionata dal 13° in poi. Il payout mensile dipenderà dal rapporto “n:N” moltiplicato per il nominale sottoscritto. Cioè in base a quanti giorni del mese l’Euribor 3M sarà inferiore o pari al cap, il bond produrrà interessi proporzionali allo stock di debito posseduto.
Nei casi avversi di rialzo dei tassi oltre la soglia, il bond salta una o più cedole e non stacca il coupon mensile. Fermo restando che anche in questo caso valgono i già richiamati rischio emittente, di mercato, di liquidità e di call. Il prodotto è quotato e negoziato sull’EuroTLX di Borsa Italiana, con investimento minimo di 1 titolo del valore nominale di 1.000 €. La modalità di negoziazione è il corso tel quel, per cui i prezzi di negoziazione già incorporano il rateo cedolare pro tempore.
In definitiva, non esistono pasti gratis in finanza, ma tanti strumenti differenti con propri pro e contro da saper opportunamente sfruttare nel 1° caso ed evitare nel 2°.