easyJet lancia un profit warning e crolla, con un calo di quasi il 9% in apertura.
Per il primo semestre fiscale 2026 (chiuso il 31 marzo) la compagnia low cost prevede una perdita pre-tasse compresa tra 540 e 560 milioni di sterline, ben oltre i 394 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. Ma il peggio potrebbe ancora arrivare.
Solo a marzo, l’aumento dei costi del carburante è costato 25 milioni. Un primo effetto diretto del conflitto in Iran.
Se la guerra dovesse continuare, il rischio non è solo quello di prezzi più alti. Nel settore iniziano a emergere timori concreti anche sull’approvvigionamento di jet fuel in Europa, proprio mentre si apre la stagione estiva.
In questo contesto, molti viaggiatori preferiscono rimandare la prenotazione, rallentando il flusso di cassa delle compagnie aeree proprio alla vigilia della stagione più redditizia dell’anno.
A quel punto il rischio non riguarda più solo easyJet, ma l’intero equilibrio del settore aereo europeo nei mesi più importanti dell’anno.
easyJet, in questo senso, potrebbe essere solo la prima a lanciare l’allarme.
easyJet sotto pressione: pioggia di sell e target rivisti al ribasso
Il profit warning non ha lasciato indifferenti gli analisti, che nelle ultime ore hanno rivisto al ribasso le valutazioni su easyJet, con una vera e propria raffica di giudizi negativi.
Con il titolo in area 372 pence, il consenso si sta spostando rapidamente verso scenari più cauti, con raccomandazioni sempre più difensive.
Bernstein ha abbassato il giudizio a market perform (da outperform), tagliando il prezzo obiettivo a 425 pence dai precedenti 510. Anche Barclays ha rivisto al ribasso il target a 550 pence (da 600), pur mantenendo una raccomandazione overweight. Più netta la posizione di Deutsche Bank, che invita a vendere con un target a 340 pence, mentre JP Morgan conferma il rating sell con prezzo obiettivo a 350 pence.
Solo RBC mantiene una “raccomandazione buy”, con target a 440 pence, segnalando un potenziale di recupero nel medio periodo.
Ma anche le case più ottimiste devono fare i conti con la stessa incognita: il carburante. Lo stesso amministratore delegato di easyJet ha avvertito che, se i prezzi resteranno elevati a lungo, l’impatto si trasferirà inevitabilmente sui prezzi dei biglietti e su tutto il settore.
easyJet può rimbalzare? Cosa può far salire (o scendere ancora) il titolo
Dopo il crollo, il titolo può rimbalzare? Il mercato ha già mostrato quanto il titolo possa essere reattivo agli sviluppi geopolitici: l’8 aprile, alla notizia di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, easyJet aveva registrato un forte rimbalzo, arrivando a guadagnare oltre il 10% in una sola seduta, in linea con l’intero settore aereo europeo.
Se il conflitto dovesse attenuarsi o se i prezzi del jet fuel dovessero stabilizzarsi, l’impatto sui conti potrebbe ridursi rapidamente e il prezzo delle azioni reagirebbe subito.
Non a caso, anche dopo il sell-off, diversi target price restano sopra le quotazioni attuali, tra i 425 e i 550 pence. Con un titolo che viaggia intorno ai 372 pence, significa un upside potenziale di quasi il 48%.
Questo significa che il mercato sta già incorporando uno scenario prudente. E proprio per questo, eventuali segnali di miglioramento sul fronte energetico o sulle prenotazioni estive potrebbero innescare rimbalzi anche significativi nel breve periodo.
Attenzione però anche allo scenario opposto (che attualmente è anche il più probabile). Un’escalation prolungata potrebbe avere un effetto a catena sull’intero settore, aumentando ulteriormente i costi operativi e comprimendo i margini. In questo caso, la pressione sul titolo rischierebbe di intensificarsi.
Dal punto di vista grafico, un ritorno sotto 350 pence aprirebbe spazio a ulteriori ribassi, con possibili estensioni verso i minimi del 2022 in area 280 pence.
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