E se il vero vincitore di questa guerra fosse il Bitcoin?

Tommaso Scarpellini

25 Marzo 2026 - 19:49

Tra inflazione, petrolio e mercati distorti emerge un segnale inatteso: mentre i rifugi vacillano, qualcosa resiste. Forse troppo per essere ignorato.

E se il vero vincitore di questa guerra fosse il Bitcoin?

E se il mercato stesse raccontando una storia completamente diversa da quella che crediamo di vedere? E se gli asset che dovrebbero proteggerci stessero invece tradendo il loro ruolo proprio nel momento più critico? E se la chiave per interpretare tutto fosse già davanti ai nostri occhi, ma pochi la stanno davvero osservando?

Nel linguaggio dei mercati finanziari, la distinzione tra risk on e risk off rappresenta uno dei pilastri concettuali più rilevanti per comprendere il comportamento degli investitori. Gli asset risk on sono quelli caratterizzati da maggiore volatilità e potenziale di rendimento elevato, come azioni e criptovalute, mentre gli asset risk off sono tradizionalmente considerati rifugi sicuri, come oro e obbligazioni governative, in grado di preservare capitale nei momenti di stress.

Eppure, ciò che sta accadendo nelle ultime settimane sembra contraddire questa logica consolidata. L’oro, storicamente il principale asset difensivo, sta mostrando segnali di debolezza. Parallelamente, anche le obbligazioni governative, altro pilastro del comparto difensivo, stanno subendo pressioni ribassiste. Questo fenomeno apre una frattura interpretativa importante, perché in un contesto di incertezza geopolitica e tensioni economiche, ci si aspetterebbe esattamente il contrario. Per comprendere questa dinamica è necessario entrare in un livello più tecnico di analisi.

Inflazione, petrolio e curva dei rendimenti

Il primo elemento chiave è rappresentato dall’aumento del petrolio, che agisce come un acceleratore delle aspettative inflazionistiche. Quando il prezzo dell’energia sale, il mercato inizia a scontare un aumento generalizzato dei prezzi, il che porta a rivedere al rialzo le aspettative sui tassi di interesse.

Questo processo si riflette immediatamente nella struttura della curva dei rendimenti, ovvero la relazione tra i tassi di interesse e le diverse scadenze delle obbligazioni.

Nel contesto attuale, il mercato ha reagito con uno slittamento verso l’alto della curva, ma in modo non uniforme. I rendimenti a breve termine sono aumentati in maniera più significativa rispetto a quelli a lungo termine, determinando un appiattimento della curva stessa.

Questo fenomeno, noto come flattening, è tipicamente associato a scenari di rallentamento economico o di rischio sistemico, in cui le aspettative di crescita futura vengono ridimensionate, ed è qui che emerge il vero paradosso.

In un contesto che dovrebbe teoricamente favorire gli asset difensivi, questi ultimi non stanno performando come previsto. Non stanno crescendo in maniera lineare, non stanno assorbendo il flusso di capitale in uscita dagli asset rischiosi.

Questo disallineamento suggerisce che la narrativa dominante potrebbe essere incompleta.

E se fosse uno scenario di estremo risk on?

Se gli asset risk off non stanno funzionando come tali, allora la domanda diventa inevitabile: siamo davvero in un contesto di avversione al rischio, oppure stiamo osservando una forma più sofisticata di risk on?

In questo quadro, il comportamento di Bitcoin assume una rilevanza cruciale.

Nonostante la pressione macroeconomica, nonostante il rialzo dei tassi impliciti e le tensioni geopolitiche, Bitcoin non sta crollando. Sta mantenendo livelli sopra i 60.000 dollari, dimostrando una resilienza che merita attenzione.

Questo non è un dettaglio secondario.

Storicamente, Bitcoin ha sempre anticipato i movimenti dei mercati finanziari, proprio per la sua natura altamente speculativa, volatile e meno regolamentata. Nei recenti ribassi, è stato uno dei primi asset a scendere, segnalando un deterioramento del sentiment prima che questo diventasse evidente negli altri mercati.

Se oggi Bitcoin non sta scendendo, potrebbe significare che il mercato sta già guardando oltre lo shock attuale.

Indicatori on-chain e segnali nascosti

L’analisi diventa ancora più interessante se si osservano alcuni indicatori specifici.

Il modello stock to flow, che misura la scarsità di Bitcoin in relazione alla sua produzione, suggerisce che il prezzo attuale sia ancora inferiore rispetto al valore teorico implicito. Questo indica che, dal punto di vista della scarsità, potrebbe esserci ancora spazio per una rivalutazione.

Parallelamente, il rainbow chart, uno degli strumenti più noti per valutare il ciclo emotivo del mercato crypto, posiziona
Bitcoin in una fascia storicamente associata a livelli di estrema paura, spesso sintetizzati con l’espressione “Bitcoin è morto”.

Questa divergenza tra prezzo e sentiment è particolarmente rilevante, perché nei cicli passati ha spesso anticipato fasi di recupero.

Ma il vero elemento chiave risiede nella dinamica inflazionistica.

Inflazione breve contro inflazione lunga

Il break even inflation, ovvero l’inflazione attesa implicita nei mercati obbligazionari, ha registrato un aumento significativo, ma principalmente nella componente a breve termine, in particolare su orizzonti inferiori a un anno.
Al contrario, le aspettative a lungo termine, come quelle a 5 o 10 anni, sono rimaste relativamente stabili.

Questo significa che il mercato si aspetta uno shock inflazionistico temporaneo, non strutturale. Una dinamica molto simile a quella osservata nel 2022. E sappiamo cosa è accaduto successivamente.

Nel 2023, Bitcoin ha registrato una delle sue fasi di recupero più significative, sostenuto da un contesto in cui lo shock monetario era già stato prezzato e la politica monetaria risultava già restrittiva.

Oggi ci troviamo in una situazione analoga?

La politica monetaria è già restrittiva, i tassi sono elevati e lo shock è in gran parte incorporato nei prezzi. Questo potrebbe limitare l’impatto inflazionistico nel lungo periodo, lasciando spazio a una normalizzazione graduale.
Nel frattempo, le aziende hanno la capacità di trasferire l’inflazione sui prezzi finali, sostenendo i ricavi e, nel medio periodo, anche le valutazioni di mercato.

Una narrativa da rivedere

Il mercato raramente si muove in modo lineare, e ancora più raramente segue le aspettative della maggioranza.

Quello che stiamo osservando oggi potrebbe non essere un semplice scenario di rischio, ma una fase di transizione in cui le logiche tradizionali stanno perdendo efficacia.

Bitcoin, in questo contesto, non è necessariamente il vincitore certo, ma rappresenta un segnale. Un indicatore avanzato di un possibile cambiamento di regime.

Interpretarlo correttamente significa andare oltre le narrazioni superficiali e accettare che, a volte, i mercati raccontano storie che non vogliamo ascoltare.

Comprendere queste dinamiche non garantisce rendimenti, ma può fare la differenza tra subire il mercato e anticiparlo, evitando errori che, in contesti complessi come questo, possono diventare particolarmente costosi.