E se fosse l’immobile l’investimento migliore dei prossimi anni?

Tommaso Scarpellini

13 Marzo 2026 - 20:07

Quando le borse salgono troppo e gli affitti corrono più degli utili aziendali, un asset tradizionale torna improvvisamente interessante. Il mercato immobiliare potrebbe sorprendere.

E se fosse l’immobile l’investimento migliore dei prossimi anni?

È possibile che uno degli asset più tradizionali della storia stia tornando improvvisamente al centro delle dinamiche di investimento globali? In un periodo in cui i mercati finanziari sembrano sempre più costosi e dominati da aspettative speculative, una domanda inizia a emergere con crescente frequenza: e se fosse proprio il mercato immobiliare il grande protagonista dei prossimi anni?

Non si tratta soltanto di una suggestione romantica legata al “mattone”, ma di un fenomeno che inizia a trovare riscontro anche nei dati macroeconomici e nelle dinamiche finanziarie. Il punto non è semplicemente che gli immobili salgono di prezzo, ma che stanno emergendo condizioni strutturali che potrebbero rafforzarne l’attrattività relativa rispetto ad altri asset finanziari. Per comprendere se questa ipotesi abbia fondamento occorre partire dai dati più recenti disponibili sul mercato italiano.

I dati sul mercato immobiliare italiano

Secondo le rilevazioni congiunte di Banca d’Italia, Tecnoborsa e Agenzia delle Entrate, nel IV trimestre 2025 il mercato immobiliare italiano ha mostrato una dinamica sorprendentemente solida.
L’indagine è stata condotta su un campione di circa 1500 agenzie immobiliari distribuite sul territorio nazionale e offre una fotografia piuttosto chiara delle tendenze in atto. I risultati evidenziano alcuni elementi chiave.
I prezzi delle abitazioni risultano in crescita rispetto ai trimestri precedenti.

Le compravendite stanno aumentando. La domanda di immobili mostra segnali di ripresa. L’offerta di immobili disponibili sul mercato sta progressivamente diminuendo.
A questi fattori si aggiunge un elemento particolarmente interessante: i canoni di locazione stanno registrando un aumento significativo, accompagnato da una diffusione sempre più ampia degli affitti brevi legati al turismo e alle piattaforme digitali.

Questa combinazione di fattori suggerisce una dinamica tipica dei mercati caratterizzati da squilibri tra domanda e offerta. Quando la domanda aumenta mentre l’offerta si riduce, la pressione sui prezzi tende inevitabilmente a intensificarsi.
Ma cosa sta alimentando questa dinamica?

Il ruolo del costo dei mutui dopo il 2022

Una delle variabili determinanti riguarda l’evoluzione del costo del mutuo negli ultimi anni.
Dopo il forte aumento dei tassi di interesse registrato tra il 2022 e il 2023, legato alla stretta monetaria delle principali banche centrali per contrastare l’inflazione, il mercato del credito immobiliare ha iniziato progressivamente a stabilizzarsi.

La riduzione delle aspettative sui tassi e la graduale normalizzazione delle condizioni finanziarie stanno riportando i mutui su livelli più sostenibili per le famiglie.
Questo fenomeno ha un impatto molto importante sul mercato immobiliare.
Il prezzo di una casa non dipende soltanto dal valore dell’immobile in sé, ma soprattutto dalla capacità delle famiglie di finanziarne l’acquisto attraverso il credito. Quando il costo del mutuo scende, la rata mensile diminuisce. E quando la rata diminuisce, aumenta il numero di potenziali acquirenti che possono permettersi di acquistare un immobile.

In termini macroeconomici questo si traduce in un aumento della domanda immobiliare. Ma c’è un secondo fattore che rende l’immobile particolarmente interessante in questa fase storica.

Il vantaggio degli asset reali in un contesto inflazionistico

Gli immobili appartengono alla categoria degli asset reali.
Questo significa che il loro valore è legato a beni tangibili e fisici e non soltanto a promesse finanziarie o flussi di cassa futuri.

In contesti in cui le aspettative inflazionistiche rimangono positive, gli asset reali tendono storicamente a preservare meglio il potere d’acquisto rispetto ad altri strumenti finanziari.
L’inflazione infatti agisce in due modi. Da un lato riduce il valore reale della moneta. Dall’altro tende ad aumentare il valore dei beni reali, inclusi gli immobili e i canoni di affitto.

Se il livello generale dei prezzi cresce nel tempo, anche il valore degli affitti e delle abitazioni tende ad adeguarsi.
Questo crea una dinamica favorevole per chi possiede immobili, soprattutto se finanziati tramite debito a tasso fisso.

In questo caso il proprietario beneficia di un fenomeno molto interessante: il debito rimane costante mentre il valore dell’asset e dei flussi di reddito può aumentare nel tempo.
Ma il vero elemento che sta emergendo oggi riguarda il confronto con le alternative finanziarie.

Il confronto con il mercato azionario

Per capire se un investimento è conveniente bisogna sempre confrontarlo con le alternative disponibili.
Nel caso del mercato azionario uno degli indicatori più utilizzati per valutare il livello dei prezzi è il P/E ratio, ovvero il rapporto tra prezzo e utili.
Questo indicatore misura quanti anni di utili sono necessari per recuperare il prezzo pagato per acquistare un’azione.

Se un indice azionario ha un P/E pari a 12, significa che teoricamente servono 12 anni di utili per recuperare l’investimento iniziale, assumendo utili costanti.
Attualmente il FTSEMIB presenta un P/E vicino a 12x.
Storicamente questo livello viene considerato relativamente elevato per il mercato italiano.
Ed è qui che emerge un possibile parallelo interessante con il mercato immobiliare.
Quando si investe in un immobile destinato alla locazione, il rendimento può essere valutato attraverso il rapporto tra prezzo dell’immobile e canone annuo di affitto.

In sostanza si tratta di un concetto molto simile al P/E utilizzato nei mercati azionari.
Se un immobile genera un affitto annuo pari all’8 percento del valore di acquisto, significa che l’investimento potrebbe teoricamente essere recuperato in circa 12 anni e mezzo.
Questo tipo di confronto non è perfetto, perché gli immobili sono asset meno liquidi e caratterizzati da costi di transazione più elevati rispetto alle azioni.
Tuttavia offre una chiave di lettura interessante.
Se i multipli azionari aumentano mentre i rendimenti da affitto restano relativamente stabili, la convenienza relativa del mercato immobiliare potrebbe migliorare.

Questo fenomeno potrebbe portare a una graduale riallocazione del capitale.

Una possibile rotazione tra asset

Nei mercati finanziari esiste un fenomeno noto come rotazione settoriale.
Gli investitori tendono a spostare il capitale verso gli asset che offrono il miglior rapporto tra rischio e rendimento in un determinato momento del ciclo economico.
Se le valutazioni azionarie diventano troppo elevate, parte del capitale può spostarsi verso asset alternativi come obbligazioni, materie prime o immobili.
Nel contesto attuale alcuni elementi sembrano favorire proprio questo tipo di dinamica.
Valutazioni azionarie più elevate rispetto allo storico.
Rendimenti immobiliari sostenuti dagli affitti.
Costo del credito in progressiva stabilizzazione.
Se questa combinazione dovesse persistere nel tempo, la domanda immobiliare potrebbe continuare a rafforzarsi.
Questo non significherebbe soltanto un aumento degli affitti, ma anche un possibile incremento dei prezzi delle compravendite.