È scattato il panico. Tonnellate d’oro sono state riversate sul mercato

Alessandro Nuzzo

9 Aprile 2026 - 22:50

Nell’ultimo mese diversi Paesi hanno venduto e immesso sul mercato tonnellate di oro che detenevano. Questo ha causato un crollo della quotazione del bene rifugio.

È scattato il panico. Tonnellate d’oro sono state riversate sul mercato

Da quando è scoppiata la guerra in Iran si sta registrando una certa vivacità sul mercato dell’oro, materia prima da sempre considerata un bene rifugio, soprattutto nei periodi di forti tensioni geopolitiche e globali. Diverse banche centrali di vari Paesi stanno immettendo sul mercato tonnellate d’oro provenienti dalle loro riserve auree, generando profitti ma soprattutto aumentando l’offerta. Questo incremento dell’offerta sta contribuendo a provocare un calo significativo delle quotazioni dell’oro sui mercati di riferimento.

La Turchia ha venduto 52 tonnellate di oro

Una delle nazioni che ha venduto più oro è la Turchia. Secondo un’analisi basata su dati ufficiali, nel periodo compreso tra il 27 febbraio e il 27 marzo la banca centrale turca ha portato le proprie riserve auree a circa 440 tonnellate, il livello più basso registrato negli ultimi due anni. In questo periodo sono stati immessi sul mercato lingotti per un totale equivalente a 52 tonnellate, generando un guadagno stimato intorno ai 20 miliardi di dollari ai prezzi attuali. Analizzando i dati si nota inoltre che il ritmo delle vendite si è accelerato verso la fine di marzo, quando sono state immesse sul mercato circa 31 tonnellate d’oro soltanto nell’ultima settimana. Secondo gli esperti questa scelta sarebbe stata motivata dall’aumento della domanda di liquidità in dollari: Ankara avrebbe quindi deciso di attingere alle proprie riserve auree per rafforzare le disponibilità in valuta americana.

La Turchia non è stata però l’unica nazione che, negli ultimi mesi e in concomitanza con lo scoppio della guerra in Iran, ha deciso di vendere parte delle proprie riserve auree. Anche la Russia, tra gennaio e febbraio, ha venduto circa 15 tonnellate di oro. In Polonia, invece, il governatore della banca centrale ha proposto di vendere una parte delle riserve auree per finanziare l’aumento delle spese per la difesa, anche se questa proposta è stata successivamente respinta dal governo. Gli esperti prevedono ulteriori vendite da parte dei Paesi importatori di petrolio colpiti dalla crisi energetica, come l’India e alcune nazioni dell’Asia centrale.

Anche la Francia ha effettuato un’operazione significativa: Parigi deteneva circa 129 tonnellate di oro, pari a circa il 5% delle proprie riserve auree, custodite a New York. Il governo francese ha deciso di vendere queste riserve e acquistare l’equivalente in nuovi lingotti da conservare nei caveau nazionali. L’operazione ha generato una plusvalenza stimata intorno ai 12,8 miliardi di euro. In questo modo, oggi l’intera riserva aurea francese risulta conservata direttamente sul territorio nazionale.

La Cina invece sta facendo il contrario

Accanto ai Paesi che stanno vendendo oro, però, ce ne sono altri che stanno facendo l’esatto contrario. È il caso della Cina che, nel mese di marzo, ha acquistato circa 160.000 once d’oro, il volume mensile più alto registrato nell’ultimo anno. Pechino è tra le nazioni che stanno progressivamente riducendo la propria esposizione in dollari, nel tentativo di proteggersi da possibili tensioni economiche o geopolitiche con gli Stati Uniti, sostituendo parte delle riserve valutarie con oro fisico.

L’immissione sul mercato di grandi quantità di oro ha determinato un aumento dell’offerta che sta contribuendo al calo delle quotazioni. Negli ultimi anni il metallo prezioso aveva beneficiato di una lunga fase rialzista, favorita prima dalla crisi del Covid, poi dalla guerra in Ucraina e infine dalle tensioni in Medio Oriente. Alla fine del 2025 il prezzo dell’oro aveva raggiunto una quotazione record di circa 5.260 dollari l’oncia, il valore più alto mai registrato.

Da quando è scoppiata la guerra in Iran, però, questa tendenza si è interrotta ed è iniziata una fase discendente. Il mese di marzo è stato il peggiore degli ultimi 18 anni in termini di calo delle quotazioni, con una perdita complessiva dell’11,5%. Il 23 marzo l’oro ha registrato una delle peggiori sedute in borsa degli ultimi decenni, perdendo oltre il 10% del proprio valore in poche ore. Oggi il metallo prezioso si aggira intorno ai 4.700 dollari l’oncia.

Questa dinamica è legata anche alla principale conseguenza economica che molti analisti prevedono dal conflitto in Medio Oriente: un possibile forte aumento del costo della vita e il ritorno dell’inflazione. In uno scenario simile, infatti, l’oro tende a risultare meno efficace come investimento, soprattutto quando l’inflazione diventa particolarmente elevata o fuori controllo.

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