È una delle migliori aziende europee dove lavorare, per clima positivo, benefit, flessibilità e attenzione ai dipendenti. Così apprezzata da meritarsi il 5° posto nella classifica delle migliori 1.000 imprese europee stilata dal Financial Times. Ma in Borsa la storia è diversa: oggi è odiata dagli investitori e sta vivendo il suo momento più buio.
Dalla pandemia in poi, quando sembrava inarrestabile, qualcosa si è inceppato. Oggi è il peggior titolo del Ftse Mib, in netta controtendenza rispetto al benchmark.
Cosa sta succedendo a questo colosso italiano conosciuto in tutto il mondo? E perché vendite e marginalità stanno colando a picco?
Abbiamo analizzato numeri, trend e le parole del management per capire se si tratta solo di una sbandata temporanea o di un business con difficoltà più radicate.
Perché Campari piace ai dipendenti (ma non agli investitori)
Campari svetta nella classifica delle “Top 1000 Employers in Europe”, pubblicata nei giorni scorsi dal Financial Times: l’azienda milanese si piazza al 5° posto assoluto. Prima di giganti del tech e big della finanza.
Il ranking, basato su un sondaggio anonimo che ha coinvolto oltre 4 milioni di valutazioni da parte di dipendenti di aziende con più di 500 lavoratori, prende in esame due aspetti cruciali: la disponibilità a consigliare la propria azienda ad amici e familiari e la percezione delle imprese concorrenti nel settore. Tra flessibilità degli orari, benefit su misura e clima interno, Campari ha conquistato un posto d’onore nel cuore (e nella testa) dei suoi collaboratori.
Mentre l’employer reputation vola, le azioni Campari hanno perso oltre il 40% in un anno e il 58% dal picco del 2021. Il gruppo è infatti il fanalino di coda del Ftse Mib, complice un 2025 partito col freno a mano tirato. Dopo un inizio d’anno sottotono, aggravato dal passaggio di consegne del Ceo (con Simon Hunt subentrato a gennaio al dimissionario Matteo Fantacchiotti), il primo trimestre si è chiuso con numeri che non hanno convinto il mercato.
Campari peggior titolo del Ftse Mib
Grafico settimanale azioni Campari
Fonte Tradingview
I numeri di Campari non perdonano: i ricavi a 666 milioni di euro sono aumentati di appena lo 0,3% rispetto all’anno precedente (grazie per lo più all’acquisizione di Courvoisier). Le vendite organiche sono diminuite del 4,2%, zavorrate da una domanda americana in flessione a doppia cifra e da una Pasqua finita fuori bilancio, cadendo troppo tardi nel calendario.
Più critica la redditività: margine operativo lordo in flessione del 4,1%, utile ante imposte rettificato giù del 22,5% e indebitamento in aumento a 2,46 miliardi di euro. Il tutto in un contesto zavorrato da dazi statunitensi e da un dollaro debole, due variabili che rischiano di costare a Campari fino a 25 milioni di euro in EBIT entro fine anno, salvo efficaci misure di contenimento.
Nonostante una “ridotta visibilità” del contesto macro nel breve termine, il management punta, per il medio-lungo periodo, a una crescita organica tra il 4% e il 9%, con un rafforzamento delle quote di mercato e una sovra-performance rispetto al settore beverage. Il tutto senza ulteriori acquisizioni, ma puntando sulla semplificazione del portafoglio e disciplina nella gestione dei costi.
Questa incertezza è visibile anche sul piano tecnico. Il titolo ha nuovamente messo sotto pressione i primi supporti in area 5,45. Sotto questo limite resterebbe solo il supporto a 5,05 euro a impedire un ulteriore deterioramento verso 4,70 euro. Al contrario, nel caso di break-out della resistenza a 6,10 euro, gli analisti vedono spazio per un rimbalzo verso quota 6,50 euro.
Ma per parlare di ripartenza, servono la rottura di questo ostacolo, numeri più solidi, una visione strategica coerente e, soprattutto, la riconquista della fiducia da parte degli investitori.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |