Dove potrebbe avere inizio la prossima crisi finanziaria globale?

Alessandro Nuzzo

23 Luglio 2025 - 20:48

Apparentemente la situazione economica mondiale è in una fase di stabilità. Ma la storia ci insegna che le cose possono cambiare rapidamente.

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A prima vista, osservando l’attuale scenario economico-finanziario globale, potremmo affermare che ci troviamo in una fase di relativa stabilità. In Europa e negli Stati Uniti, i mercati azionari sono tornati ai massimi livelli e l’economia mostra segnali di crescita. Anche la Cina sta attraversando una fase di ripresa, mentre l’inflazione globale è in calo. Questo ha indotto molte banche centrali a rallentare la stretta monetaria, con un conseguente allentamento della pressione sul costo del denaro e un’apertura graduale al rischio da parte degli investitori.

Tuttavia, la storia ci insegna che è proprio nei momenti di apparente equilibrio che si nascondono le condizioni per una nuova crisi. A partire dal 1929, le crisi finanziarie si sono susseguite per motivi diversi: il crollo della Borsa nel ’29, la crisi petrolifera del 1973, il «lunedì nero» del 1987 con un -22% in un solo giorno, la bolla delle dot-com nel 2000, il collasso del mercato dei mutui subprime nel 2008 e, più di recente, la crisi innescata dalla pandemia da Covid-19 nel 2020.

Quale potrebbe essere oggi la scintilla che accende la prossima crisi? Le ipotesi non mancano. Secondo molti analisti, proprio quando la paura è minima, la liquidità è massima e la fiducia eccessiva, il sistema economico globale risulta più vulnerabile. Ecco quindi alcuni fattori a cui prestare particolare attenzione.

Dove potrebbe avvenire la prossima crisi: i segnali da attenzionare

Il primo campanello d’allarme arriva dalla Cina, dove da tempo è in corso una crisi strutturale nel settore immobiliare. Colossi come Evergrande e Country Garden rappresentano solo la punta dell’iceberg. Intere città sono rimaste vuote, le banche risultano fortemente esposte ai mutui e le amministrazioni locali sono soffocate dai debiti. Un eventuale collasso interno potrebbe generare una fuga di capitali, ridurre la liquidità globale e innescare forti turbolenze sui mercati internazionali.

Un altro potenziale fattore destabilizzante è il Giappone. Le istituzioni finanziarie giapponesi detengono enormi quantità di obbligazioni estere. Se la Banca del Giappone decidesse di alzare i tassi d’interesse per combattere l’inflazione interna, potrebbe verificarsi un repentino rientro dei capitali da Europa e Stati Uniti. Questo spostamento provocherebbe un rialzo dei rendimenti obbligazionari e aumenterebbe la pressione su economie fortemente indebitate come l’Italia e gli stessi Stati Uniti. Il Giappone, pur non essendo necessariamente il punto d’origine della crisi, potrebbe agire da catalizzatore.

Sul fronte geopolitico, le tensioni non mancano: Ucraina, Medio Oriente, Taiwan. Qualsiasi shock, dagli attacchi informatici a un’escalation militare, potrebbe scatenare reazioni a catena nei mercati globali. Un aumento repentino dei prezzi dell’energia rischierebbe di rilanciare l’inflazione e di porre le banche centrali davanti a un bivio pericoloso: proseguire con la stretta monetaria, rischiando di soffocare la crescita, o tornare a politiche espansive, aumentando l’instabilità del sistema.

Infine, attenzione ai fondi e agli istituti finanziari non bancari. Queste entità gestiscono miliardi di dollari senza una supervisione stringente e fuori dai confini della regolamentazione tradizionale. Un crollo delle loro garanzie, che si tratti di criptovalute, immobili o azioni, potrebbe provocare una reazione a valanga, innescando nuovi squilibri globali.