Dogana e importazioni, si cambia: cosa devono sapere le imprese

Violetta Silvestri

14 Giugno 2022 - 10:45

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Nuove regole per le imprese nella gestione delle importazioni: dal 6 giugno sono attive procedure doganali informatizzate, che puntano a rivoluzionare il sistema. Cosa sapere, in un focus con esperti.

Dogana e importazioni, si cambia: cosa devono sapere le imprese

Per le imprese europee stanno cambiando le regole di procedura per le operazioni di importazione.

Nella cornice di un nuovo modello di raccolta dati EUCDM (European Union Customs Data Model), stabilito a livello unionale e valido dal 9 giugno 2022, è in corso un cambiamento più profondo, secondo gli esperti del settore.

Rendere semplici, snelle, uniformi le regole doganali e consentire, in questo modo, un commercio internazionale più omogeneo e trasparente, sono tra gli obiettivi delle novità attivate.

Paolo Massari e Lucia Iannuzzi, soci fondatori delle società di consulenza doganale C-TRADE e Overy hanno spiegato a Money.it i punti salienti dei cambiamenti in atto, per aiutare le imprese a gestire le importazioni con la massima precisione.

Cosa c’è da sapere sulle nuove procedure di gestione delle importazioni

Dal 9 giugno sono entrate in vigore le nuove modalità per la compilazione delle dichiarazioni di importazioni, con l’attivazione del sistema EUCDM aggiornato.

Un cambiamento che Paolo Massari ha definito “un
rovesciamento del concetto di dichiarazione doganale come da noi sempre concepito, trasformando la formalità in sostanza, i campi del modello dichiarativo in informazioni fruibili dall’autorità doganale.”

Vediamo più nel dettaglio cosa le imprese devono assolutamente sapere per continuare a operare nella piena legalità ed efficienza e districarsi nelle nuove linee guida.

Massari e Iannuzzi hanno offerto spunti di osservazione chiari e utili per interpretare le regole aggiornate.

Innanzitutto, occorre sottolineare che il punto di partenza delle novità sono le disposizioni dell’Organizzazione mondiale delle dogane, desiderose di creare un dataset di informazioni uniforme per tutti i Paesi aderenti, “con lo scopo di migliorare lo scambio di dati e, soprattutto, l’estrazione di statistiche di commercio omogenee”.

I due esperti evidenziano, inoltre, che a cambiare non è soltanto la comunicazione, intesa come trasmissione delle informazioni all’amministrazione doganale, ma anche l’approccio culturale sia dell’operatore doganale sia delle aziende.

In sintesi, Massari e Iannuzzi hanno individuato, nei seguenti punti, le novità più importanti introdotte:

  • inglobare più informazioni in un’unica dichiarazione snellendo la burocrazia legata all’emissione di una pratica doganale;
  • possibilità di sottoporre a controllo solo la merce c.d. sensibile per l’analisi dei rischi doganali, nei casi di importazioni di merce mista, con il vantaggio immediato per l’azienda di utilizzare tutto ciò che non è sotto controllo (con il vecchio sistema era necessario attendere l’esito finale della verifica);
  • possibilità di gestire i traffici di importazione in modo progressivo per pianificare correttamente l’effort ed il costo.
  • paperless al 98%;
  • colloquio e consultazione online dei processi doganali, che diventano, realmente e per la prima volta, parte integrante del patrimonio aziendale degli importatori

Da sapere, inoltre, che non ci sarà più la dichiarazione doganale cartacea, ma le aziende avranno un mero file .xml e una copia di cortesia che riporta solo i dati fiscalmente rilevanti per la contabilizzazione delle imposte.

Operatori di settore e aziende che si approvvigionano dall’estero sono le categorie di soggetti coinvolti nelle nuove regole, che prevedono un aumento dei costi di sdoganamento.

Cosa cambia per un importatore Ue?

Prima di ogni cosa, a detta dei due esperti, “gli importatori devono prendere coscienza immediata che non possono lasciare la gestione a tanti operatori doganali, ma devono trovare il modo di ridurre drasticamente il numero dei soggetti che li rappresentano in dogana al fine di costruire una relazione che consenta di avere sempre a disposizione i dati richiesti dall’amministrazione finanziaria”.

Iannuzzi e Massari ricordano che molti customs brokers e freight forwarders hanno già dichiarato che trasmetteranno alle aziende la mera copia di cortesia della dichiarazione doganale, mentre alle società servirà il file .xml, come disposto dall’Agenzia ADM. Quindi, il consiglio immediato è che le imprese si identifichino nell’area riservata dell’Agenzia ADM con le giuste autorizzazioni, per poter almeno consultare le operazioni gestite a loro nome.

Il sistema digitale doganale resta, comunque, “in piena rivoluzione” e non tutto è attualmente pronto, tanto che sono già state diramate delle proroghe per alcune tipologie specifiche di importazioni.

C’è un’ulteriore osservazione da parte dei nostri esperti intervistati:

“Gli operatori del settore hanno dovuto far fronte a cospicui aumenti di costi e l’errore che l’amministrazione ha compiuto nel programmare la reingegnerizzazione dello sdoganamento è aver coinvolto prevalentemente le software house, lasciando un po’ da parte gli esperti della materia doganale che si trovano, ora, a dover adattare operativamente la tecnica doganale al sistema informatico, quando la logica e le best practices ci dicono che dovrebbe avvenire il contrario.”

Dogana digitalizzata per l’import: cosa significa davvero

Interessante sottolineare che la telematizzazione aiuta e snellisce l’annosa burocrazia che si annida dietro lo sdoganamento delle merci e, soprattutto, velocizza e semplifica la gestione delle pratiche doganali, ma non è la panacea di tutti i mali, hanno avvertito Iannuzzi e Massari.

Per usufruire davvero dei benefici di questi cambiamenti sarà cruciale l’approccio aziendale alla cultura doganale, come specificato dai due esperti:

“Tutti pensano che sia cambiato solo il metodo di trasmissione della dichiarazione doganale. Invece, ciò che cambia davvero (ed è questo l’interesse del legislatore unionale) è il coinvolgimento dell’azienda, che deve prendere coscienza, ad esempio, che determinati incoterms sono pericolosi e che parcellizzare la gestione della propria merce a un numero poco gestibile di operatori potrà portare a problemi seri di compliance”

La consapevolezza delle aziende su una rivoluzione digitale in corso nel settore doganale deve essere sempre più matura, visto che è la stessa Commissione Europea a insistere su una governance unionale uniforme ed efficiente.

“Sempre più il binomio logistica e dogana va di pari passo e i nuovi sistemi, se ben sfruttati, lasceranno alle imprese una maggiore libertà di azione e una forte riduzione dei costi connessi all’introduzione di merce in Europa”, hanno concluso i due esperti del settore.

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