Confindustria attacca il governo Meloni, “il Dl Fisco penalizza le imprese”

Redazione Imprese

30 Marzo 2026 - 11:30

Il decreto fiscale approvato il 27 marzo taglia del 65% il bonus Transizione 5.0 per le aziende che avevano prenotato il credito d’imposta a novembre 2025. Scontro tra Confindustria e governo.

Confindustria attacca il governo Meloni, “il Dl Fisco penalizza le imprese”

Il decreto fiscale 2026 approvato dal Consiglio dei ministri venerdì 27 marzo è diventato in poche ore il terreno di uno scontro accesso: da un lato il governo Meloni, dall’altro Confindustria, che con toni duri ha accusato l’esecutivo di aver tradito gli impegni presi con il sistema produttivo.

Al centro della disputa c’è il taglio retroattivo al credito d’imposta Transizione 5.0, una misura che penalizza le imprese che avevano già prenotato l’agevolazione tra il 7 e il 27 novembre 2025, confidando nelle rassicurazioni ricevute dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sulla copertura dei fondi.

Taglio del 65% al bonus Transizione 5.0

Con il decreto, le aziende rimaste in attesa delle agevolazioni già confermate si vedranno riconoscere soltanto il 35% delle risorse attese, con un taglio netto del 65% rispetto a quanto preventivato. Un colpo durissimo per chi ha già completato investimenti rilevanti nel corso del 2025 e si trova ora con seri problemi di liquidità.

A complicare ulteriormente il quadro, il provvedimento esclude dalla platea dei beneficiari anche gli impianti fotovoltaici ad alta efficienza registrati all’Enea, proprio quelli in cui molte imprese erano state incentivate a investire. Il vicepresidente di Confindustria per le politiche industriali, Marco Nocivelli, non ha usato mezze misure: “Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia”. Un messaggio diretto, che fotografa la rottura del patto di fiducia tra governo e industria.

Giorgetti giustifica: “shock esterni hanno cambiato le priorità”

Dalla platea del Forum Teha di Cernobbio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha tentato di arginare le polemiche richiamando il contesto internazionale come fattore determinante nella revisione delle scelte di politica economica. “Avevamo una traiettoria, dei programmi di un certo tipo. Poi è successo un fatto al di fuori delle nostre possibilità, uno shock esterno paragonabile in termini prospettici a quello della crisi in Ucraina”, ha spiegato il ministro, riferendosi alle ripercussioni della tensione nello Stretto di Hormuz.

Giorgetti ha poi delineato la logica delle scelte governative in termini di priorità: “Dobbiamo decidere se le disponibilità devono andare a costoro o a favore delle imprese energivore piuttosto che delle aziende di trasporto o per i tagli alle accise”. Una risposta che, pur aprendo al dialogo, non ha placato gli industriali.

Anche il presidente di Confindustria Emanuele Orsini è intervenuto chiedendo l’apertura immediata di un tavolo con Giorgetti, Urso e Foti, definendo “cruciale” la questione.

Il Governo apre al confronto, ma la tensione resta

Per provare a ricucire lo strappo, il Mimit ha convocato per il 1° aprile un tavolo di confronto con le associazioni nazionali di categoria, annunciando la disponibilità a valutare risorse aggiuntive in sede di conversione parlamentare del decreto. Tuttavia Confindustria ha già chiarito la propria posizione: prima di parlare di nuove misure, come l’iperammortamento esteso, va onorato il debito con le imprese esodate del 5.0.

Sul fronte parlamentare, le opposizioni hanno colto l’occasione per attaccare l’esecutivo: dal Pd al M5S, i partiti di centrosinistra hanno parlato di errore grave e strategico che indebolisce proprio quelle PMI che più avrebbero bisogno di certezze per investire in innovazione e transizione energetica.

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