Divorzio e separazione: a chi va la casa coniugale?

Isabella Policarpio

4 Marzo 2020 - 13:51

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La casa coniugale dopo il divorzio o la separazione viene assegnata dal giudice. Questa spetta al genitore affidatario dei figli minori e non economicamente indipendenti. Ecco cosa dice la legge.

Divorzio e separazione: a chi va la casa coniugale?

A chi viene assegnata la casa coniugale quando il matrimonio finisce? Difficile dare una risposta secca, poiché bisogna prendere in considerazione diversi elementi: la presenza dei figli, la loro età, se i coniugi erano in comunione o separazione dei beni e l’eventuale accordo delle parti.

Dopo la separazione e il divorzio, quindi, solo uno dei coniugi ha diritto a restare nella casa familiare, mentre l’altro dovrà andare via. Questo non significa però che vi è un passaggio di proprietà sull’immobile, ma solo un diritto di abitazione temporaneo.

Inoltre il coniuge assegnatario della casa perde tale diritto se cessa di abitarvi stabilmente. In questo articolo vedremo cosa dice la legge in materia di assegnazione della casa coniugale e quali sono gli elementi da considerare.

Divorzio e separazione con figli, a chi va la casa coniugale

Il giudice che decide a chi assegnare la casa coniugale deve prendere in considerazione come prima cosa la presenza dei figli, la loro età e il loro stato di bisogno. Ogni decisione, infatti, deve essere presa per garantire ai minori le condizioni di vita migliori. Questo vale sia per i figli di età inferiore ai 18 anni sia per i figli maggiorenni ma non ancora economicamente indipendenti.

È Il giudice, sentite le parti e la volontà dei figli, a stabilire chi debba essere il genitore affidatario. A quest’ultimo andrà assegnata la casa familiare, anche se l’altro è il proprietario. Si tratta di una misura provvisoria che cessa quando i figli lasciano definitivamente la casa familiare.

A chi va la casa coniugale senza figli

La situazione cambia se la coppia durante matrimonio non ha avuto figli. Se la casa appartiene al marito, la moglie dovrà andare via, e viceversa. Se tra i due vigeva la comunione dei beni e la comproprietà dell’immobile, gli ex coniugi possono decidere chi dei due sia l’assegnatario oppure se procedere alla vendita e poi spartirsi il ricavo a metà. Se i due non riescono proprio a trovare un accordo in via bonaria deve necessariamente intervenire il giudice.

Se la casa familiare è stata acquistata da uno dei due prima del matrimonio questa è esclusa dalla comunione dei beni e quindi l’altro non può vantare alcun diritto di abitazione su di essa.

Casa coniugale, a chi spetta se la coppia non è sposata

La legge tutela anche l’ipotesi in cui la coppia non è sposata ma convivente. Anche in questo caso, in presenza di figli, quando la convivenza finisce, il giudice assegna la casa familiare al genitore che viene individuato come collocatario della prole. Il diritto di abitazione nella casa dell’ex cessa quando i figli diventano economicamente autosufficienti e quindi possono andare a vivere da soli.

Se non ci sono figli, alla fine della relazione sentimentale chi non è proprietario dell’immobile deva lasciare la casa di abitazione; il proprietario però deve concedere un termine congruo per trovare una nuova soluzione abitativa.

La casa coniugale è cointestata, a chi spetta?

Che succede se la casa coniugale è di proprietà di entrambi e quindi cointestata? Anche in questo caso l’assegnazione dell’immobile dipende dall’individuazione del genitore affidatario dei figli. Se è la moglie, sarà lei ad ottenere la casa familiare altrimenti toccherà al marito.

Quando finisce la convivenza con i figli, quindi una volta diventati grandi ed economicamente autosufficienti, gli ex coniugi in accordo tra loro oppure il giudice, se in disaccordo, dovranno stabilire a chi spetta l’immobile o decidere se venderlo e dividere la somma ottenuta.

Separazione con addebito: a chi spetta la casa coniugale?

Con il termine separazione con addebito si intende quando la colpa della fine del matrimonio è da attribuire ad un solo coniuge, colpevole di una grave violazione dei doveri derivanti dal matrimonio (quali ad esempio quello di coabitazione o l’obbligo di fedeltà).

Qualora uno dei coniugi chieda la separazione con addebito ai danni dell’altro, e il giudice ne rilevi i presupposti, per il coniuge al quale è stata addebitata la separazione verranno meno alcuni diritti: ad esempio, questo non parteciperà all’eventuale spartizione dell’eredità dell’altro, o anche non avrà diritto all’assegno di mantenimento.

La separazione con addebito, però, non ha alcuna ripercussione sull’assegnazione della casa coniugale poiché, come abbiamo visto in precedenza, il giudice agisce esclusivamente per tutelare i figli e non il coniuge (anche se debole). Quindi, l’assegnazione della casa coniugale sarà ancora in favore del coniuge affidatario dei figli, anche se questo subisce l’addebito e non è proprietario dell’immobile.

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