La rivolta in Francia non si è ancora spenta, tuttavia pare che la situazione si sia perlomeno placata. Normalizzata no! Per quello ci vorrà tempo e forse, anzi, molto probabilmente, non si normalizzerà mai, comunque al momento si possono fare analisi anche abbastanza approfondite.
Per rimanere ancora sulla cronaca occorre attendere la ricorrenza del 14 Luglio, festa nazionale in Francia, che, ricordiamolo tutti, è la data nella quale si celebra una rivoluzione iniziata con la presa della Bastiglia. Macron certamente non si augura ora una “presa dell’Eliseo”.
Ebbene in questi giorni non abbiamo assistito a semplici disordini, non dico si possa definire una rivolta, ma poco ci manca. Occorre chiederci, cosa sia accaduto, e perché stavolta si sia trattato di qualcosa di diverso da quel che avevamo visto in passate occasioni.
Le proteste, anche violente, che avevamo visto recentemente in Francia hanno riguardato una contestatissima legge che portava ad un aumento dell’età pensionabile.
Anche il fenomeno dei Gilet Gialli è stato un evento scaturito da proteste alla base delle quali c’erano fattori economici.
Il fenomeno della violenza nelle banlieu delle grandi città ed in particolare di Parigi invece è abbastanza ricorrente, tuttavia prima era circoscritto, ora invece il problema è esploso in tutta la sua gravità.
Quel fenomeno legato alle banlieu non solo si è cronicizzato, ma si è esteso al punto che ormai la Francia intera è diventata una polveriera.
Intere zone del territorio francese sono di fatto diventate “autonome”, l’Amministrazione pubblica, ha alzato bandiera bianca.
Macron ha messo in campo tutte le Forze dell’Ordine di cui dispone, ma non bastano. Certo al momento la situazione potrà anche placarsi, ma il problema è che non si tratta di immigrati che possono essere espulsi, questi sono immigrati di seconda e terza generazione, quindi francesi a tutti gli effetti.
Francesi, però, che non si sentono francesi, ed in effetti non c’è stata integrazione.
In questi giorni abbiamo ascoltato innumerevoli volte questo termine “integrazione”, si è detto più volte che la Francia sotto questo punto di vista ha commesso tantissimi errori.
Ma in Francia negli scorsi decenni al governo si sono alternati esecutivi di sinistra, di destra, di centro ed allora hanno sbagliato tutti?
E non solo, se vediamo quel che ormai da anni accade in Svezia, in Belgio ed in tanti altri Stati, dobbiamo dedurre che la mancata integrazione è un problema che al momento nessuno ha risolto.
Quali saranno le conseguenze?
E’ probabile, che la Francia subirà per questo conseguenze economiche destinate a durare nel tempo, e dal prossimo anno, ricordiamo, l’Unione europea ha annunciato che tornerà ad essere effettivo anche il patto di stabilità.
Insomma è probabile che la situazione anziché normalizzarsi tenderà a cronicizzarsi, d’altronde lo abbiamo sempre detto, e quanto accaduto alla Grecia nel 2011 ne è la riprova, a determinare la fine dell’Unione europea potranno essere solo i tre maggiori Stati che la compongono: Germania, Francia ed Italia.
Ed al momento la Francia è la candidata più accreditata.