Disoccupazione Italia, la terza più alta d’Europa. Chi sta peggio (e meglio) di noi?

La disoccupazione italiana è la terza più alta d’Europa. L’impietosa classifica sul mercato del lavoro nel Vecchio Continente.

Disoccupazione Italia, la terza più alta d'Europa. Chi sta peggio (e meglio) di noi?

La disoccupazione italiana è la terza più alta d’Europa e negli ultimi 12 anni non ha fatto che aumentare, peggiorando così le condizioni del mercato del lavoro nostrano.

Un dato impietoso ma non sorprendente, evidenziato questa volta dall’ultima analisi del Centro studi ImpresaLavoro, che ha stilato una vera e propria classifica dei tassi di disoccupazione dell’intera Europa e della loro crescita nel corso degli ultimi 12 anni.

“Quel che preoccupa maggiormente è la notevole distanza che separa ancora questi dati da quelli, ben più virtuosi, registrati nel periodo pre-crisi”,

ha affermato Massimo Blasoni, presidente del Centro Studi che ha aggiunto:

“Scarso legame tra salari e produttività, assenza di una cultura del merito, complessità delle relazioni sindacali, lentezza esasperante del contenzioso e alto cuneo fiscale sono solo alcuni degli elementi che fanno sì che - anche per il World Economic Forum - il nostro mercato del lavoro rimanga il meno efficiente d’Europa. Abbattere questi ostacoli è l’unica strada per ridurre in modo stabile e significativo il tasso di disoccupazione.”

Disoccupazione in Europa: chi fa peggio dell’Italia?

Come accennato, nella classifica dei tassi di disoccupazione europei (riferita al 2017) l’Italia si è guadagnata a pieno titolo un indesiderato terzo posto; il Belpaese, infatti, nonostante un mercato del lavoro dalle infinite problematiche, non è risultato il peggiore ed ha lasciato spazio ad altre due complesse realtà. Nel 2006 era soltanto al 14° posto, mentre oggi si trova sul podio delle peggiori quanto a disoccupazione.

La medaglia d’argento è spettata alla Spagna, che lo scorso anno ha vantato un tasso di disoccupazione del 17,3%, in netta crescita rispetto all’8,5% del 2006. La peggiore in classifica, però, è stata ancora la Grecia, con un tasso del 21,7% in salita rispetto al 9,1% di 12 anni fa.

La crescita della disoccupazione in Europa

L’analisi citata ha preso in considerazione un arco di tempo compreso tra il 2006 e il 2017. Sul fronte nostrano, la disoccupazione delle persone di 15-64 anni è salita del 4,5%, la crescita peggiore d’Europa dopo quella di Spagna (+8,8%) e Grecia (+9,1%). In Francia, invece, il tasso è balzato dall’8,5% al 9,2%.

I dati italiani hanno decisamente sottoperformato anche la media dei Paesi OCSE che nel solo 2017 hanno registrato un tasso di disoccupazione del 5,9%, in calo dello 0,4% rispetto al 2006.

Chi sono le migliori

Se l’Italia, la Grecia e la Spagna hanno vantato i risultati peggiori, la Polonia è stata invece la più virtuosa. Nel 2006 era addirittura prima per tasso di disoccupazione (14%) mentre oggi si colloca tra i sei con le migliori performance: il tasso di disoccupazione è sceso del 9% e nel 2017 si è attestato al 5%.

Buone anche le performance della Germania, con un dato in flessione di 6,6 punti percentuali dal 10,4% al 3,8%, e quelle della Slovacchia, che ha visto scendere la sua disoccupazione dal 13,3% all’8,2%. Il tasso è poi diminuito, anche se in misura inferiore, nel Regno Unito (dal 5,4% al 4,5%), in Belgio e in numerose altre economie.

La classifica in sisntesi

Quali sono stati i Paesi migliori e peggiori dal punto di vista della disoccupazione negli ultimi anni? Di seguito una classifica riassuntiva delle variazioni percentuali (positive e negative) osservate dal 2006 al 2017.

  • Grecia: +12,6%
  • Spagna: +8,8%
  • Italia: +4,5%
  • Irlanda: +2,0%
  • Danimarca: +1,9%
  • Lettonia: +1,7%
  • Finlandia: +1,1%
  • Portogallo: +1,1%
  • Lussemburgo: +0,8%
  • Francia: +0,7%
  • Slovenia: +0,6%
  • Olanda: +0,6%
  • Austria: +0,3%
  • Estonia: -0,2%
  • Svezia: -0,3%
  • Media OCSE: -0,4%
  • Regno Unito: -1,0%
  • Belgio: -1,2%
  • Ungheria: -3,3%
  • Repubblica Ceca: -4,3%
  • Slovacchia: -5,1%
  • Germania: -6,6%
  • Polonia: -9,0%

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