Dipendente con Covid: si può fare il tampone prima dei 7 giorni per anticipare il rientro?

Simone Micocci

8 Luglio 2022 - 14:28

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Lavoratori positivi al Covid, ecco perché non si possono definire «lavativi»: cosa prevedono le regole attuali e perché è inutile sottoporsi a un nuovo tampone prima di 7 giorni.

Dipendente con Covid: si può fare il tampone prima dei 7 giorni per anticipare il rientro?

Stanno facendo molto discutere le dichiarazioni del professore Alberto Zangrillo, il quale ha descritto come “lavativi” tutti quei lavoratori che pur essendo asintomatici restano a casa “per diverse settimane” prima di fare ritorno al lavoro.

Così si distrugge il Paese”, ha spiegato Zangrillo, il quale poi ha aggiunto che “non ha senso chiudere in casa gli asintomatici”.

Ciò che Zangrillo probabilmente dimentica, nel dare del lavativo a chi resta in isolamento per settimane perché positivo al Covid anche se senza particolari sintomi, è che tale comportamento è in linea con quanto stabilito dalla normativa vigente in materia di quarantena e isolamento e che non c’è alcun modo per aggirarla.

Un lavoratore, infatti, anche se asintomatico, non può comunque rientrare al lavoro prima che siano decorsi i termini dell’isolamento che, secondo la normativa aggiornata, ossia il decreto legge n. 24 del 24 marzo 2022, deve durare almeno 7 giorni.

Ciò significa che una volta risultati positivi al tampone, non si può ripetere il test prima di altri 7 giorni: di conseguenza, per almeno una settimana non si può fare ritorno al lavoro.

Dopo quanto si può rientrare al lavoro in caso di positività al Covid

Come anticipato, l’ultimo decreto che interviene sulle regole d’isolamento e quarantena è il n. 24 del 24 marzo 2022.

Qui, in materia d’isolamento per le persone risultate positive al test diagnostico, molecolare o antigenico, vengono confermate le indicazioni già contenute nella circolare n. 60136 del 30 dicembre 2021, dove viene stabilito che:

  • i giorni di isolamento dal primo tampone positivo devono essere almeno 10, di cui gli ultimi 3 giorni devono essere senza sintomi (esclusi la perdita di gusto e olfatto);
  • l’isolamento può essere ridotto a 7 giorni per chi ha ricevuto la dose booster e per chi ha completato il ciclo vaccinale da meno di 120 giorni;
  • in ogni caso, si può interrompere l’isolamento solamente dopo un test negativo. L’unica eccezione è rappresentata da coloro che dopo 21 giorni risultano ancora positivi, ma che da almeno 7 giorni risultano asintomatici; questi, infatti, potranno interrompere comunque l’isolamento.

Per rientrare al lavoro è dunque necessario non presentare alcun sintomo compatibile al Covid e aver terminato il periodo d’isolamento nel rispetto delle suddette tempistiche. Ciò significa che un lavoratore che risulta positivo al test, non potrà fare ritorno al lavoro prima di 7 giorni.

Ed è perché lo prevede la legge, che esperti in ambito sanitario hanno contribuito a scrivere, non perché sono dei lavativi.

Cosa deve fare il dipendente se dopo 7 giorni è ancora positivo?

Ciò che molti dipendenti non sanno è che se al termine dei 7 giorni il tampone risulta ancora positivo, e quindi non si può fare rientro al lavoro, ci si può sottoporre a un nuovo test anche nel giorno successivo. E si può ripetere tutte le volte che si vuole, così da poter terminare l’isolamento al primo test negativo.

Dopo il 7° giorno di isolamento non ci sono, quindi, più regole riguardo al quando sottoporsi a un nuovo tampone. La farmacia potrà darvi una data indicativa, ma nulla vi vieta di anticiparla così da poter eventualmente ritornare immediatamente al lavoro.

Va detto che ogni tampone effettuato per libera scelta del privato cittadino è a pagamento, a fronte di un costo di 15 euro.

È giusto che un lavoratore asintomatico si sottoponga al tampone?

Semmai ci si potrebbe chiedere perché ci sono lavoratori asintomatici che si sottopongono a tampone con il rischio di risultare positivi e di non poter lavorare per almeno una settimana. D’altronde, Zangrillo è proprio a questi che si rivolge, non ritenendo corretto che chi è senza sintomi sia comunque autorizzato a non presentarsi al lavoro.

Va detto che in determinate circostanze anche il sottoporsi al tampone da asintomatici rientra tra le raccomandazioni del ministero della Salute, ad esempio quando si ha un contatto stretto con un positivo. Dal ministero, infatti, fanno sapere di non aver rinunciato al tracciamento dei contagi e per questo motivo in determinate circostanza il tampone, pur non essendo obbligatorio, è comunque consigliato.

Ragion per cui, vista la situazione, non si può dare dei lavativi a quei dipendenti la cui colpa è stata solamente quella di seguire obblighi e raccomandazioni del ministero della Salute, i quali non possono in alcun modo aggirare l’assenza per malattia dovuta alla positività al Covid.

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