Dichiarazione dei redditi o IVA omessa, quando e chi rischia il carcere?

Carcere per chi non presenta la dichiarazione dei redditi o la dichiarazione IVA: le novità sulle sanzioni penali tributarie sono previste dal Decreto Fiscale 2020, ma si applicherà solo a specifiche condizioni.

Dichiarazione dei redditi o IVA omessa, quando e chi rischia il carcere?

Carcere per chi non presenta la dichiarazione dei redditi: le novità previste dal Decreto Fiscale 2020, convertito definitivamente in legge, puntano a rendere la vita difficile agli evasori.

La lotta all’evasione fiscale è il focus del decreto legge n. 124/2019, e come preannunciato negli scorsi mesi, la legge di conversione conferma il carcere per i grandi evasori, ma non solo.

Si presenta particolarmente controversa la riscrittura della legge sui reati tributari, la n. 74/2000, soprattutto per quelle che sono le misure collegate alla ridefinizione delle soglie di punibilità e delle sanzioni previste.

Così è per le misure cautelari previste nel caso di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi o della dichiarazione IVA: sarà possibile la custodia cautelare in carcere qualora si verifichino determinate condizioni.

Dichiarazione dei redditi o IVA omessa, quando e chi rischia il carcere

L’articolo 39 della legge di conversione del decreto fiscale modifica la pena massima prevista nel caso di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, della dichiarazione IVA e del sostituto d’imposta, portandola ad un minimo di 2 anni e fino ad un massimo di 5 anni.

Il reato sul quale interviene il Decreto Legge n. 124/2019 è quello previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo n. 74 del 2000, che colpisce i contribuenti che, al fine di evadere e non pagare le tasse, non presentano la dichiarazione dei redditi o IVA.

Affinché si configuri tale ipotesi è necessario che l’imposta evasa sia pari almeno a 50.000 euro: è questo il primo parametro che porta al rischio di custodia cautelare in carcere per il contribuente, così come per il sostituto d’imposta.

È proprio la pena massima prevista a portare al rischio di custodia preventiva in carcere, secondo quanto previsto dall’articolo 280 del Codice di Procedura Penale.

La custodia in carcere è infatti prevista soltanto per i delitti che prevedono una pena di reclusione pari almeno a 5 anni.

La custodia preventiva in carcere non riguarderà tuttavia tutti i casi di omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, ma solo quelli in cui sarà il Gip a dare l’assenso, considerando specifiche condizioni.

Dichiarazione dei redditi omessa, quando scatta il carcere preventivo

Il carcere preventivo potrà essere disposto nel rispetto di determinate condizioni. Oltre al dolo e all’importo minimo di imposta evasa, fissato in 50.000 euro, il Gip potrà autorizzare la custodia cautelare e l’incarcerazione del contribuente qualora sussistano:

  • gravi indizi di colpevolezza;
  • rischio concreto di reiterazione del reato;
  • pericolo di fuga;
  • possibile inquinamento delle prove.

Insomma, soltanto nei casi in cui verrà valutato il rischio di contromosse da parte dell’indagato, ai fini di sfuggire alle pene previste, potrà essere disposta la carcerazione con finalità di prevenzione.

Le novità previste dal Decreto Fiscale si applicheranno anche alle stabili organizzazioni non dichiarate in Italia, ai finti trasferimenti all’estero così come alle ipotesi di esterovestizione di società.

Iscriviti alla newsletter

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

Money Stories