Il Fisco per riconoscere le detrazioni fiscali nella dichiarazione dei redditi ha reso obbligatori i pagamenti tracciabili, ma non tutti i pagamenti digitali lo sono.
La regola generale per avere diritto alle detrazioni fiscali è che le spese siano pagate con mezzi di pagamento tracciabili. Si tratta di un obbligo che, ormai, è in vigore dal 2020, ma quali sono le forme di pagamento che il Fisco accetta per consentire il beneficio? Negli ultimi anni la lotta all’evasione fiscale ha portato a un graduale contrasto all’utilizzo dei contanti, anche per il riconoscimento delle detrazioni fiscali viene richiesto il pagamento che sia tracciabile.
Esiste una grande eccezione alla tracciabilità: medicinali, dispositivi medici e prestazioni sanitarie presso strutture pubbliche o accreditate SSN possono essere pagati in contanti senza perdere la detrazione. Per il dentista privato o la visita specialistica in studio privato, invece, l’obbligo di tracciabilità resta.
Attualmente sono diverse le modalità di pagamento che hanno sostituito il denaro cash, ma quali sono accettate per il riconoscimento dello sconto fiscale?
Detrazioni fiscali con pagamento tracciabile
Dal 2020, se si vuole ottenere la detrazione fiscale sugli oneri detraibili è necessario pagare spese sportive, scolastiche e funebri con strumenti tracciabili, ovvero che permettano all’amministrazione tributaria di capire subito chi ha sostenuto l’onere e chi ha incassato il pagamento. Questo è il principio alla base della tracciabilità.
Non basta, però, che un pagamento sia digitale per essere considerato tracciabile. Quali sono i pagamenti riconosciuti come tracciabili dall’Agenzia delle Entrate? Si tratta delle seguenti modalità:
- Mav;
- PagoPA;
- bonifico bancario;
- bonifico postale;
- carte di debito;
- carte di credito;
- carte prepagate;
- bancomat;
- assegno.
Se sulla fattura rilasciata dal commerciante il fornitore indica la dicitura “pagamento tracciato” ai fini fiscali basta questo, senza bisogno di allegare ricevute bancarie o estratti conto, ma la dicitura deve essere stampata e non scritta a mano. Se il commerciante inserisce la dicitura, è fondamentale spillare lo scontrino del POS direttamente alla fattura. Senza quello, in caso di controllo, la detrazione è a rischio.
Pagamenti digitali, non sempre vanno bene
Con l’ampliamento delle tecnologie sono aumentati anche gli strumenti che permettono di pagare digitalmente come app, portafogli digitali, piattaforme fintech e sistemi di pagamento che sfruttano la moneta elettronica.
Queste forme di pagamento non sono escluse a priori dal dare accesso alle detrazioni fiscali, ma l’Agenzia delle Entrate sottolinea che è necessario che siano rispettati determinati criteri quali:
- il servizio di pagamento deve essere collegato a un conto corrente bancario di cui il contribuente sia intestatario;
- l’operatore che effettua il pagamento deve essere soggetto a vigilanza da parte dell’autorità (iscrizione all’albo della Banca d’Italia, per esempio).
Per poter fruire delle detrazioni, inoltre, è necessario conservare copia della transazione che permetta di collegare l’operazione alla fattura e nello specifico:
- copia della transazione;
- ricevuta dell’app;
- conferma via mail da parte della piattaforma usata;
- estratto conto che indichi l’identità di chi ha ricevuto il pagamento.
Per app digitali (come Satispay o PayPal, per esempio) la ricevuta digitale salvata nello smartphone ha lo stesso valore legale del pezzetto di carta del bancomat, purché riporti i dati dell’operatore.
No ai pagamenti con criptovalute
L’Agenzia delle Entrate non riconosce i pagamenti effettuati con le criptovalute ai fini delle detrazioni fiscali. Le transazioni sulle blockchain, pur essendo registrate permanentemente, non permettono di associare il pagamento al nome, cognome e codice fiscale di chi le riceve poiché l’identificativo è rappresentato da un codice.
Un’eccezione potrebbe essere rappresentata dalle criptoattività che sono gestite con intermediari italiani che sono obbligati dalla normativa a rilasciare la certificazione per ogni operazione. Si parla al condizionale in questo caso, perché sul punto l’Agenzia delle Entrate non ha mai fornito chiarimenti ufficiali
L’amministrazione tributaria pone un “no” temporaneo anche ai pagamenti effettuati con valute complementari (ad esempio i crediti dei circuiti locali) perché non permettono di avere la necessaria trasparenza.
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