Se anche JP Morgan elogia l’ex presidente Donald Trump

Roberto Vivaldelli

22/01/2024

Il Ceo di JpMorgan salta sul carro di Trump: «In un certo senso ha ragione sulla Nato e sull’immigrazione. Ha fatto crescere l’economia abbastanza bene»

Se anche JP Morgan elogia l’ex presidente Donald Trump

Nella sua corsa verso la Casa Bianca, l’ex presidente Donald Trump ha ricevuto due endorsement importanti, nelle ultime ore. Il primo, ufficiale, è quello del governatore della Florida, Ron DeSantis, che ha sospeso la sua campagna presidenziale appoggiando la corsa del tycoon in un video pubblicato domenica pomeriggio su Twitter, due giorni prima delle primarie del New Hampshire.

“Per me è chiaro che la maggioranza degli elettori repubblicani delle primarie vuole dare a Donald Trump un’altra possibilità”, ha detto DeSantis. “Hanno visto la sua presidenza ostacolata da una resistenza implacabile e vedono i democratici usare la legge per attaccarlo”. Un ritiro per certi versi annunciato dopo una performance non certo brillante durante queste primarie repubblicane ma anche una presa d’atto necessaria dello strapotere sulla base Gop del tycoon.

L’ala America First del Gop compatta con l’ex presidente: ora Haley è sola

Con il passo indietro di DeSantis, e prima quello dell’imprenditore Vivek Ramaswamy, l’ex presidente Donald Trump consolida ulteriormente la sua leadership e riunisce attorno alla sua carismatica figura l’ala America First del partito contro l’ex ambasciatrice Nikki Haley, che incarna il vecchio establishment “neocon” repubblicano, nostalgico del periodo marcatamente guerrafondaio e interventista di Bush/Cheney. “Il governatore DeSantis ha un futuro estremamente brillante nel movimento conservatore” ha scritto il presidente della Heritage Foundation Kevin Roberts a The American Conservative . “Mentre ci stringiamo tutti intorno al leader del nostro movimento, il presidente Trump, sappiamo anche che il futuro delle politiche conservatrici dipenderà dall’efficacia con cui implementeremo il conservatorismo trumpiano”. Ora Haley giocherà tutte le sue carte contro The Donald, compresa quella di esorcizzare lo spauracchio di Putin e della Russia. Interpellata dai giornalisti, Haley ha infatti risposto in modo affermativo a chi le chiedeva, durante un comizio a Derry, nel New Hampshire, se il presidente russo punti su un ritorno del magnate alla Casa Bianca. Un’accusa che risale alle elezioni del 2016 e ai tempi dell’inchiesta-bufala del Russiagate e che verrà ripetuta ossessivamente da qui a novembre.

E ora anche un uomo di Davos strizza l’occhio a The Donald

Anche se non è un vero e proprio “endorsement” per Trump, rappresenta un’apertura di credito autorevole e per certi versi inaspettata da parte di uno dei più importanti personaggi dell’élite finanziaria globale. È quella di Jamie Dimon, Ceo di JPMorgan Chase, intervistato dalla Cbnc per discutere della conferenza annuale del World Economic Forum di Davos. Come nota the American Conservative, Dimon ha lanciato un duro monito contro i democratici sull’immigrazione illegale e ha usato parole inaspettatamente gentili per l’ex presidente repubblicano, non certo amato e apprezzato dalle parti di Davos.

“Se non controllate i confini, distruggerete il nostro Paese. Quindi, penso che le persone che credono che in qualche modo vada bene, che stanno mandando i migranti a New York o cose del genere, tutti i miei amici super liberali, ora si rendono conto di quale sia il problema” ha detto. “Vogliamo avere un grande cuore per il mondo, ma dobbiamo controllare i confini”. E su Trump: "“In un certo senso ha ragione sulla Nato. Ha ragione sull’immigrazione. Ha fatto crescere l’economia abbastanza bene”. “Non mi piace il modo in cui Trump ha detto le cose sul Messico”, ha continuato Dimon, “ma non aveva torto su alcune di queste questioni cruciali. Ecco perché votano per lui. Le persone dovrebbero essere più rispettose dei nostri concittadini”. È in atto così un riposizionamento di una parte delle élite e dell’establishment nei confronti dell’ex presidente? Oppure la stessa élite - o almeno, una parte - deve prendere atto che su alcuni temi il magnate ha ragione? O, viceversa, si tratta di semplice opportunismo tattico verso il probabile vincitore delle prossime elezioni presidenziali americane? Sta di fatto che nemmeno le élite di Davos sembrano giustificare l’isterismo dei dem e del mainstream mediatico su un possibile ritorno alla Casa Bianca di Trump. Anzi: è una narrazione che può solo fortificare l’immagine del tycoon agli occhi dell’elettorato, stufo dell’isterismo del mainstream e dei dem.