Lo sapete che la Cina è sulla buona, anzi, buonissima strada per diventare il primo «elettrostato» al mondo?
Significa che la seconda potenza mondiale è sempre più guidata da tecnologie pulite che le consentiranno di ottenere una quota via via crescente della propria energia dall’elettricità. Il merito di una simile rivoluzione risiede nelle misure adottate da Xi Jinping che, appena salito al potere nel 2012, decise di avviare importanti riforme per blindare la sicurezza energetica nazionale.
Il motivo era evidente agli occhi dell’allora neo leader cinese: Pechino, all’epoca, dipendeva fortemente dalle nazioni straniere per il suo sostentamento energetico. La dipendenza cinese dall’import di petrolio e carbone estero aveva raggiunto livelli preoccupanti, esponendo l’intero Paese a potenziali interruzioni dell’approvvigionamento.
Oggi non è più così e la Cina sta procedendo verso l’autosufficienza energetica derivante da fonti interne sicure, ed esercita anche un enorme potere sui mercati delle risorse e dei materiali alla base dei settori hi-tech del futuro. Nessuno – tanto meno l’Occidente - aveva mai affrontato una questione del genere prima che lo facesse la Cina.
La grande rivoluzione elettrica della Cina
Il think tank statunitense Rmi è stato chiarissimo: se è vero che le precedenti rivoluzioni industriali erano state guidate da Regno Unito e Stati Uniti, l’ultima, riguardante l’elettrificazione e le energie rinnovabili, è appannaggio della Cina. “Proprio come il petrolio e il gas trainano l’economia di uno stato petrolifero, le tecnologie per l’energia pulita stanno dando un contributo significativo alla crescita cinese”, ha spiegato il Financial Times in un lungo approfondimento dedicato al tema.
Nel 2024 i settori dell’energia pulita hanno rappresentato una quota record del 10% del pil nazionale della Cina e trainato un quarto della sua crescita economica. Ma a che serve tutto questo? Oltre che a blindare la sicurezza energetica, l’elettrificazione, e cioè il processo di sostituzione di processi e tecnologie basati sui combustibili fossili con alternative alimentate elettricamente, svolgerà un ruolo fondamentale negli sforzi per contrastare il cambiamento climatico.
Certo, la Cina rimane il maggiore produttore mondiale di gas serra - le emissioni del suo settore energetico hanno raggiunto un nuovo massimo lo scorso anno, trainate dall’aumento del consumo di carbone - ma i progressi nell’elettrificazione indicano che Pechino potrebbe compiere progressi significativi se iniziasse a eliminare gradualmente il carbone (ancora la fonte energetica dominante nel suo mix elettrico).
Bisogna inoltre sottolineare che Pechino ha investito centinaia di miliardi di dollari nel settore delle tecnologie pulite, quasi cinque volte più degli Stati Uniti e 15 volte del Giappone, dando il via a una nuova fase di rapida crescita delle aziende produttrici di turbine eoliche, pannelli solari e batterie che hanno potenziato l’elettrificazione di auto, camion, treni, navi e fabbriche.
Le auto elettriche? Solo la punta dell’iceberg
Certo, la punta dell’iceberg dell’elettrificazione cinese coincide con il boom dei veicoli elettrici. Per la cronaca, nel 2025 le vendite nazionali di Ev, comprese le auto a batteria pura e le ibride plug-in, raggiungeranno circa 12,5 milioni, più del doppio rispetto al 2022.
Accanto alle vetture troviamo però tanto altro, come la rapida espansione della moderna rete ferroviaria. Nel 2024 le ferrovie cinesi hanno gestito il record di oltre 4 miliardi di viaggi passeggeri, un record. La rete ferroviaria ad alta velocità si estende per 45.000 chilometri - cinque volte più grande di quella dell’Ue - e raggiungerà i 60.000 chilometri entro il 2030.
Aggiungiamo poi il pilatro centrale della rivoluzione elettrica del Dragone: il suo piano decennale di ammodernamento ed espansione della rete elettrica . La Cina spenderà fino a 800 miliardi di dollari entro il 2030 per aggiornare l’hardware e il software del sistema. Decisive le linee ad altissima tensione. Il Paese ne possiede più di 40, il che significa che l’elettricità solare ed eolica generata nei deserti occidentali dello Xinjiang e del Gansu può essere distribuita ai centri industriali della Cina meridionale e orientale, e dunque dove è necessaria.