DEI, ecco le aziende dove tramontano le politiche di diversità e inclusione

Redazione Money Premium

13 Marzo 2025 - 06:42

Dopo anni di impegno per promuovere diversità, equità e inclusione, molte aziende USA ed europee stanno rivedendo le loro politiche DEI sotto la pressione politica e legale.

DEI, ecco le aziende dove tramontano le politiche di diversità e inclusione

Negli ultimi anni, le politiche di Diversità, Equità e Inclusione (DEI) sono diventate una priorità per molte aziende statunitensi ed europee, soprattutto dopo le proteste esplose in seguito all’omicidio di George Floyd nel 2020.

In quel periodo, due terzi delle società presenti nell’indice S&P 500 hanno emesso dichiarazioni a sostegno della causa, e circa la metà ha collegato la remunerazione dei dirigenti al raggiungimento di obiettivi DEI, secondo i dati della società di consulenza Mercer.

Tuttavia, questo slancio sembra ora rallentare. La crescente pressione politica, in particolare sotto l’amministrazione di Donald Trump, sta spingendo molte aziende a rivedere le loro politiche. Citigroup, ad esempio, ha annunciato che non richiederà più la presenza di candidati diversificati nei colloqui di lavoro. Anche Meta Platforms, proprietaria di Facebook, ha abbandonato obiettivi di rappresentanza specifici. McDonald’s ha eliminato non solo gli obiettivi di diversità, ma anche il termine stesso, preferendo parlare di «inclusione». Goldman Sachs ha smesso di imporre la presenza di donne o minoranze nei consigli di amministrazione delle aziende assistite nelle IPO.

Questo cambiamento può sembrare ipocrita, soprattutto se si considera l’esempio di Disney. Sotto la guida di Bob Iger, l’azienda aveva sfidato apertamente il governatore della Florida Ron DeSantis in merito a leggi che vietavano discussioni su genere e sessualità nelle scuole. Tuttavia, ora la compagnia ha cambiato strategia: invece di premiare i dirigenti per il raggiungimento di obiettivi legati alla diversità, li incentiva attraverso una più generica «strategia di talento».

Le aziende che hanno eliminato o modificato le policy DEI tra il 2024 e il 2025 sono:

Citigroup: Ha eliminato l’obbligo di includere candidati diversificati nei colloqui di lavoro.
Meta Platforms: Ha interrotto le iniziative di rappresentanza e ha rimosso gli obiettivi specifici.
McDonald’s: Ha abbandonato gli obiettivi di diversità e sostituito il termine con «inclusione».
Goldman Sachs: Ha eliminato il requisito di includere donne e minoranze nei consigli di amministrazione per le IPO.
Disney: Ha modificato i criteri di valutazione dei dirigenti, spostandosi da obiettivi legati a diversità e inclusione a una più generica «strategia di talento».
Starbucks: Attualmente coinvolta in una causa legale riguardante le sue politiche DEI.
Target: Affronta una causa legale da parte di investitori per le pratiche DEI implementate.
HSBC: Ha ridotto gli obiettivi di diversità a livello dirigenziale, rivedendo le strategie di inclusione.
BP: Ha ridimensionato le iniziative di rappresentanza interna legate alla diversità.
Unilever: Ha sospeso alcuni programmi di formazione interna specificamente dedicati alla DEI.
Eni: Ha ridotto gli investimenti in programmi di inclusione interna, privilegiando altre priorità aziendali.
Intesa Sanpaolo: Ha riformulato le iniziative DEI, focalizzandosi su un approccio più generico al talento.
Vodafone: Ha diminuito l’enfasi su obiettivi specifici legati alla diversità nelle assunzioni.

La situazione si complica ulteriormente con la decisione della Corte Suprema del 2023, che ha posto fine alle pratiche di ammissione universitaria basate sulla preferenza per determinate origini demografiche. Questa decisione potrebbe, in teoria, avere ripercussioni anche sulle politiche di assunzione aziendale. Alcune cause legali, come quella intentata dal procuratore generale del Missouri contro Starbucks, stanno già esplorando questa possibilità. Allo stesso modo, un gruppo di investitori ha citato in giudizio Target per le sue pratiche DEI.

L’esecutivo di Trump ha inoltre emesso ordini per limitare i mandati di diversità all’interno del governo e delle aziende che intrattengono rapporti con esso. Ancora più preoccupante è l’intervento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che ha dichiarato a febbraio l’intenzione di indagare e penalizzare le preferenze DEI ritenute illegali.

Il clima di incertezza legale spinge molte aziende ad adottare un approccio più prudente, temendo indagini federali. I settori più esposti all’ostilità del Partito Repubblicano, come i media, devono essere particolarmente vigili, mentre settori meno scrutinati, come l’energia, sembrano muoversi con maggiore libertà.