Il primo decreto Carburanti 2026 è legge, ma basta davvero per frenare il caro benzina? Analisi del nuovo decreto, i rimborsi per le imprese e perché i prezzi restano ancora alti.
Il primo decreto carburanti (Dl 33 del 2026) è stato approvato dalla Camera con 147 voti favorevoli e 79 contrari e diventa legge. Si tratta della misura che, tra le altre cose, ha portato al taglio delle accise di gasolio e benzina di 24,4 centesimi al litro per il periodo che va dal 19 marzo al 7 aprile.
L’intervento sul prezzo dei carburanti, poi, è stato prorogato fino al 1° maggio e, successivamente riproposto con sconti diversi fino al 22 maggio. Il taglio accise attualmente in vigore, infatti, è maggiore per il diesel (20 centesimi) e minore per la benzina visto che a subire i rincari più alti è stato proprio il gasolio. Oltre al primo taglio delle accise che cosa prevede il decreto carburanti?
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Cosa prevede il decreto carburanti?
Il provvedimento che ha portato al primo taglio delle accise prevede anche diverse misure che sono servite a contrastare l’aumento dei prezzi a seguito della guerra in Medio Oriente e per combattere la speculazione sui prezzi che si stava generando grazie a un regime obbligatorio di trasparenza e comunicazione dei prezzi.
Inoltre prevede crediti di imposta per le imprese dell’autotrasporto e della pesca, quelle maggiormente colpite dall’aumento del costo dei carburanti.
Tra marzo e maggio è stato riconosciuto un credito di imposta commisurato alla spesa maggiore sostenuta dalle imprese dell’autotrasporto. Per il settore pesca, invece, è stato previsto un credito di imposta pari al 20% della spesa per il carburante.
Entrambe le misure, però, non sono ancora state attivate e, anche se la legge ora c’è, mancano i decreti attuativi.
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Decreto carburanti insufficiente
Il decreto che è stato convertito in legge è nato il 18 marzo per frenare la crescita dei prezzi dei carburanti grazie al taglio delle accise. Ma mentre il Governo italiano cercava di contenere i prezzi le quotazioni internazionali del petrolio subivano un’impennata rendendo, di fatto, inefficace il beneficio previsto, poiché la percezione del prezzo reale per gli automobilisti è rimasta inalterata.
Secondo le stime del Codacons, infatti, la guerra in Iraq la stanno pagando soprattutto le famiglie visto che stanno subendo un aumento di 926 euro l’anno (a parità di consumi) sui combustibili liquidi il cui prezzo ha subito un’impennata del 38,4% in poco più di due mesi.
Il taglio delle accise scelto dal Governo ricalca quello già previsto per la crisi del 2022, ma bisogna ricordare che anche allora i risultati dell’intervento avevano scatenato non poche polemiche. Visto il contesto internazionale molto instabile, però, c’è chi si chiede se è sufficiente continuare a intervenire con misure temporanee per tamponare o se sia, invece, il caso di pensare a provvedimenti strutturali capaci di dare un aiuto concreto nel lungo periodo alle famiglie.
Secondo l’opposizione, infatti, la misura tampone messa in atto è destinata a vedere i propri effetti esaurirsi in modo molto rapido non andando ad affrontare le cause che hanno portato al caro energia e al caro carburante.
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