Equo compenso avvocati, ddl approvato: ecco le novità. Ora tocca agli altri professionisti?

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Equo compenso avvocati, ddl approvato: ecco le novità. Ora tocca agli altri professionisti?

Il Ddl sull’equo compenso degli avvocati è stato approvato dal Consiglio dei Ministri; ha inizio l’iter in Parlamento. Ecco cosa cambia per gli avvocati e quali potrebbero essere le conseguenze per i liberi professionisti.

Il ddl sull’equo compenso degli avvocati è stato approvato dal Consiglio dei Ministri e ora è pronto per l’esame da parte delle Camere.

Un provvedimento annunciato diversi mesi fa dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando e da tempo richiesto dai rappresentanti della categoria; con il ddl sull’equo compenso, infatti, vengono tutelati i legali che assistono i cosiddetti clienti forti, quali imprese bancarie e assicurative.

Immaginiamo che questa notizia farà felici tutti gli avvocati, poiché il ripristino delle tariffe minime era stato più volte sollecitato dal Consiglio Nazionale Forense e dall’intera avvocatura. Questo perché bisognava necessariamente mettere fine all’eccessivo ribasso delle parcelle degli avvocati emesse nei confronti di clienti molto forti.

I destinatari della nuova normativa, infatti, non sono i semplici cittadini privati ma i clienti-impresa, cioè coloro che hanno una tale forza economica da potersi permettere di imporre contratti standard - con tanto di clausole vessatorie - a tutti i legali che li rappresentano.

Ma cosa cambia con la legge sull’equo compenso? Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri sanziona tutte le clausole vessatorie contenute nei contratti tra gli avvocati e gli assistiti di cui vi abbiamo appena parlato.

Quindi il ritorno all’equo compenso sarà presto realtà, vediamone nel dettaglio tutte le caratteristiche.

Equo compenso avvocati: tornano le tariffe minime, ecco perché

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge sull’equo compenso degli avvocati, fortemente voluto dal Ministro Orlando.

La nuova normativa cancella alcune clausole vessatorie, come ad esempio quella che attribuisce al committente la facoltà di recedere il contratto senza darne il giusto preavviso, oppure quella che impone all’avvocato di anticipare le spese previste dal contenzioso.

Nel dettaglio, è prevista la nullità di tutte queste clausole vessatorie:

  • il diritto del committente di recedere il contratto senza un congruo preavviso;
  • la facoltà del committente di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;
  • la facoltà del committente di rifiutare la stipula, per iscritto, di alcuni elementi essenziali del contratto;
  • quella per cui il committente ha la facoltà di pretendere delle prestazioni aggiuntive dall’avvocato ma a titolo prettamente gratuito;
  • quella che prevede l’obbligo da parte del legale di anticipare le spese vive della causa o di rinunciare al rimborso;
  • possibilità di pagare l’avvocato anche 60 giorni dopo il ricevimento della fattura, oppure quella per cui il pagamento del legale avviene solo in caso di liquidazione delle spese di lite in favore del committente all’esito della causa.

L’obiettivo della nuova legge sull’equo compenso, quindi, è di impedire l’eccessiva riduzione dei prezzi delle prestazioni legali, in modo da tutelare una categoria che negli ultimi anni appare troppo penalizzata non solo a causa della crisi economica, ma anche dall’aumento dei costi e dai tempi della giustizia.

La nuova legge comunque non sarà retroattiva e per questo non verrà applicata per le convenzioni già sottoscritte alla data della sua approvazione.

Quindi, il provvedimento introduce una sorta di tariffe minime degli avvocati, valide solamente per alcuni soggetti “più forti”. Sarà l’autorità giudiziaria a stabilire quali soggetti economici rientrano nella nuova normativa e a rideterminare l’equo compenso degli avvocati rilevando la tariffa minima.

Ddl equo compenso: l’importanza del giudice

Sarà l’autorità giudiziaria a stabilire le sanzioni per chi non rispetta le regole sull’equo compenso e i rimedi alle eventuali violazioni. Dovrà essere il giudice, infatti, a ristabilire l’equilibrio contrattuale tra l’avvocato e il suo cliente tramite:

  • l’annullamento delle eventuali clausole vessatorie, ma lasciando invariata la parte del contratto che non viola la normativa;
  • la determinazione dell’importo da corrispondere all’avvocato sulla base di diversi parametri (quantità e qualità del lavoro svolto e caratteristiche della prestazione).

In questo modo il giudice riequilibra il rapporto lavorativo, tutelando la parte debole tramite lo strumento della nullità parziale. Si tratta quindi di uno strumento alternativo - e più comodo da utilizzare - al ripristino delle tariffe che avrebbe richiesto una procedura di difficile attuazione.

Equo compenso avvocati: la legge estesa anche per altre professioni?

Questa legge può essere adottata anche per altre professioni, come ad esempio per i commercialisti per cui già da tempo non ci sono più le tariffe minime. La legge sull’equo compenso, infatti, è perfetta per quelle professioni che si occupano di attività di interesse pubblico per cui la concorrenza ha portato ad una diminuzione della qualità della prestazione.

Lo stesso Ministro Andrea Orlando, intervenuto al termine del Consiglio dei Ministri durante il quale è stata posta la firma sul ddl dell’equo compenso, ha dichiarato che questo è solo il primo passo verso la “strada per un ragionamento che riguarda anche altre professioni”.

Anche per il presidente del CNF - Andrea Mascherin - è arrivata l’ora di superare la cultura del “mercato senza regole governato dalla finanza e dall’economia forte e basato sulla concorrenza al ribasso”, che ha messo in crisi non solo gli avvocati ma tutte le libere professioni.

A tal proposito Giorgio Luchetta - consigliere del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti - si è detto deluso per la disparità di trattamento riservato alle altre libere professioni, auspicando che nel breve periodo il provvedimento sull’equo compenso degli avvocati sia esteso anche ai commercialisti e a tutti i liberi professionisti.

Invito raccolto anche dal presidente della commissione Lavoro del Senato - Maurizio Sacconi - il quale ha detto di essere disposto a valutare un collegamento tra il Ddl dell’equo compenso degli avvocati a quello delle altre libere professioni, per il quale è già iniziato l’esame in commissione.

Della stessa idea è Armando Zambrano del Consiglio Nazionale degli ingegneri, per il quale è giunto il momento di mettere insieme le due proposte dal momento che “l’abolizione delle tariffe ha portato a ribassi eccessivi e ha peggiorato la qualità delle prestazioni”.

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