Dazi USA al 15% dopo la sentenza della Corte Suprema. Quale impatto su inflazione, mercati e commercio globale?

Giulia Rinaldi

24 Febbraio 2026 - 06:26

Trump porta i dazi globali dal 10% al 15% dopo lo stop della Corte Suprema. La misura dura 150 giorni e richiede il via libera del Congresso: impatto su inflazione, mercati e commercio.

Dazi USA al 15% dopo la sentenza della Corte Suprema. Quale impatto su inflazione, mercati e commercio globale?

Il presidente USA Donald Trump ha annunciato l’aumento della tariffa globale sulle importazioni dal 10% al 15%, poche ore dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha bocciato il precedente impianto tariffario fondato sull’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA).

La Corte ha stabilito che l’amministrazione aveva ecceduto i poteri previsti dalla legge emergenziale utilizzata per giustificare l’imposizione generalizzata di dazi più elevati. La decisione, firmata dal Chief Justice John Roberts e sostenuta anche da giudici conservatori, rappresenta un limite giuridico significativo all’uso estensivo dei poteri presidenziali in materia commerciale.

La risposta di Trump è stata immediata: ricorso alla cosiddetta Section 122, una norma mai utilizzata prima da alcun presidente, che consente di imporre dazi fino al 15% per un periodo massimo di 150 giorni senza approvazione preventiva del Congresso. Il punto chiave, tuttavia, è proprio questo: dopo 150 giorni, il Congresso dovrà autorizzarne l’estensione. In caso contrario, le tariffe decadrebbero automaticamente.

Section 122, Congresso e rischio politico: il nodo dei 150 giorni

La scelta della Section 122 apre una fase di forte incertezza normativa.

Non è affatto scontato che il Congresso – pur a maggioranza repubblicana – approvi la proroga. I sondaggi più recenti mostrano infatti un crescente malcontento tra gli elettori per l’aumento dei prezzi al consumo, spesso attribuito proprio ai dazi.

Un recente sondaggio evidenzia come solo il 34% degli statunitensi approvi la gestione economica del presidente, mentre il 57% la disapprova. Con le elezioni di midterm alle porte, il tema del costo della vita potrebbe diventare centrale nel dibattito politico.

Dal punto di vista tecnico, la Section 122 presenta anche un rischio legale: non essendo mai stata utilizzata in precedenza, potrebbe essere oggetto di nuovi ricorsi giudiziari. Questo elemento aumenta l’incertezza per imprese e mercati.

Non tutti i Paesi, inoltre, saranno colpiti allo stesso modo. Restano in vigore le aliquote negoziate bilateralmente con alcuni partner commerciali, anche se superiori al 15%. Al contrario, Paesi che in precedenza affrontavano dazi molto più elevati potrebbero beneficiare temporaneamente della riduzione al 15%. Sono inoltre previste esenzioni per prodotti strategici come minerali critici, metalli e prodotti energetici.

Impatto macroeconomico: inflazione, supply chain e mercati finanziari

Dal punto di vista macroeconomico, l’aumento dal 10% al 15% rappresenta un incremento del 50% dell’aliquota precedente. In termini assoluti può sembrare contenuto, ma l’effetto cumulativo sulle importazioni è rilevante.

Inflazione e consumatori

I dazi agiscono come un’imposta indiretta. L’aumento potrebbe:

  • spingere al rialzo i prezzi dei beni intermedi
  • comprimere i margini delle imprese
  • tradursi in rincari al dettaglio nei prossimi trimestri

Per la Federal Reserve, questo scenario complica ulteriormente il percorso di disinflazione, in un contesto già fragile.

Imprese e catene di approvvigionamento

Le aziende con supply chain globali dovranno rivedere strategie e contratti. In particolare:

  • possibile accelerazione del reshoring o nearshoring
  • revisione dei prezzi finali
  • riduzione degli investimenti in attesa di maggiore chiarezza normativa

Come sottolineano analisti di commercio internazionale, l’incertezza regolatoria pesa spesso più del livello effettivo del dazio. La mancanza di prevedibilità rende difficile pianificare investimenti di medio-lungo termine.

Mercati finanziari

Per le Borse, il rischio principale è legato a:

  • tensioni con partner europei e asiatici
  • possibili ritorsioni commerciali
  • impatto sugli utili delle multinazionali

Nel breve termine potremmo assistere a maggiore volatilità nei settori più esposti all’import-export: automotive, tecnologia hardware, retail e industria manifatturiera.

Scenario A – Il Congresso proroga i dazi
Il 15% diventa la nuova base strutturale del commercio USA. Ciò implicherebbe:

  • inflazione importata più persistente
  • ridefinizione delle supply chain globali
  • rafforzamento della strategia protezionistica USA

In questo scenario potrebbero beneficiare settori domestici protetti dalla concorrenza estera.

Scenario B – Stop del Congresso o nuovi ricorsi legali
Se il Congresso non approvasse l’estensione o intervenissero nuovi ostacoli giudiziari:

  • le tariffe decadrebbero dopo 150 giorni
  • si aprirebbe una nuova fase di transizione normativa
  • aumenterebbe la volatilità politica e di mercato

Trump ha già dichiarato l’intenzione di ricorrere ad altri strumenti giuridici per imporre dazi su specifici prodotti o Paesi per ragioni di sicurezza nazionale o pratiche commerciali sleali. La guerra commerciale, quindi, potrebbe proseguire su binari differenti.

Il nodo non è solo tariffario, ma sistemico:

  • stabilità normativa
  • traiettoria dell’inflazione
  • impatto sugli utili aziendali
  • riflessi sulle decisioni della Federal Reserve

Per investitori e imprese europee, l’evoluzione della politica commerciale americana resta una variabile chiave nei prossimi trimestri.

Articolo originariamente pubblicato su Money.it International: Trump Lifts Global Tariffs to 15%: What It Means for Prices, Markets and Trade Deals