Dazi, la strategia di Trump e il rischio di un effetto domino

Guido Giaume

4 Febbraio 2025 - 06:39

Il pericolo potenziale più grande è un effetto stagflazionistico, con crescita in calo e inflazione in aumento. I settori economici a rischio sono questi.

Dazi, la strategia di Trump e il rischio di un effetto domino

Trump rilancia la sua strategia protezionistica con il pacchetto di dazi sulle importazioni da Messico, Canada e Cina.

Se da un lato Trump considera i dazi «la cosa più grande mai inventata», dall’altro economisti e analisti avvertono che questa mossa potrebbe tradursi in un vero e proprio boomerang economico.

L’imposizione di tariffe sulle importazioni rischia di innescare un effetto domino con conseguenze gravi per i prezzi al consumo, il mercato del lavoro e la crescita economica.

Il Wall Street Journal definendo la strategia di Trump “la guerra commerciale più stupida della storia” e sottolinea che attaccare economicamente Canada e Messico è una scelta priva di logica.

Durante il suo primo mandato, Trump aveva imposto dazi per un totale di 380 miliardi di dollari, senza causare particolari problemi di inflazione perché in quei tempi l’inflazione non era un problema. Tuttavia, oggi il contesto economico è radicalmente cambiato:

  • L’inflazione è già elevata, con il costo della vita in crescita ovunque, dai supermercati alle automobili.
  • Il mercato azionario USA è caro, e potrebbe risentire negativamente dell’incertezza commerciale.
  • La Federal Reserve è molto sensibile agli aumenti dei prezzi, il che potrebbe influenzare le decisioni sui tassi di interesse.

Colpire Messico e Canada, i principali partner commerciali degli Stati Uniti, potrebbe scatenare ritorsioni economiche con un effetto devastante sulla catena di approvvigionamento nordamericana e colpire gradualmente i suoi elettori.

Il settore automobilistico è particolarmente esposto: molti componenti attraversano più volte il confine prima che un’auto venga assemblata. Secondo Wolfe Research, il prezzo medio di un’auto venduta negli Stati Uniti potrebbe aumentare di 3.000 dollari a causa dei dazi.

Anche il settore alimentare rischia grosso:

  • Il Messico è il principale fornitore di frutta e verdura per gli Stati Uniti.
  • Il Canada domina le esportazioni di cereali, carne e zucchero.

Gli economisti avvertono che questa politica commerciale potrebbe rallentare significativamente la crescita degli Stati Uniti. Alcuni economisti pensano che i dazi potrebbero ridurre il PIL USA dell’1,5% nel 2025 e del 2,1% nel 2026.
Il pericolo potenziale più grande è un effetto stagflazionistico, con crescita in calo e inflazione in aumento.

Se i dazi innescassero un aumento prolungato dell’inflazione, la Fed potrebbe essere costretta a mantenere i tassi di interesse elevati più a lungo del previsto.
Questa prospettiva rischia di creare un effetto negativo a catena, con consumatori e imprese che riducono la spesa, causando un rallentamento economico.
Trump sta percorrendo una strada estremamente rischiosa, ben oltre quanto fatto nel primo mandato. Il rischio maggiore è che questa guerra commerciale su larga scala possa compromettere la competitività degli Stati Uniti.

Se i dazi si trasformassero in una vera e propria guerra commerciale con Canada, Messico e Cina, il costo potrebbe essere devastante per i consumatori americani e per l’economia globale.
Ma sappiamo che Trump è uno scommettitore e potrebbe avere comportamenti imprevedibili.
I cinesi non a caso sono gli unici che al momento non hanno infatti preannunciato reazioni, a differenza di Canada e Messico. Infatti la denuncia dell’azione americana al WTO (l’Organizzazione Mondiale per il Commercio) non ha peso poiché il WTO è di fatto inattivo dal 2019.

Il protezionismo offre forse vantaggi a breve termine, ma il rischio di aumento dei prezzi, perdita di posti di lavoro e recessione è più che concreto.
Poiché è lecito immaginare che Trump ne sia consapevole, è altresì lecito immaginare che quella di sabato sia solo una minaccia, analoga all’annuncio roboante dell’uscita dal OMS, alla quale è succeduta una silenziosa retromarcia.